Bimbo ebreo vittima di bullismo, Bonaccini: "Razzismo nelle parole di ragazzini un campanello d'allarme per tutti"

"Anche il discorso pubblico, politico, deve cambiare, perché è parte del problema: basta immettere odio e alimentare un clima di rabbia, chiusura, scontro", afferma Bonaccini

“Anzitutto voglio inviare un grande abbraccio al bambino e ai suoi genitori, ma anche ai suoi compagni e ai suoi insegnanti. Il bullismo è un fenomeno estremamente grave, perché colpisce le persone nella propria dignità, facendole sentire sole e vulnerabili. E noi come prima cosa dobbiamo dire che nessuno deve essere solo, tantomeno un bambino a scuola”. Così il presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, dopo l’episodio che ha visto uno studente di origine ebraica di una scuola media di Ferrara vittima di un grave fatto di bullismo, nel quale alcuni suoi compagni di classe lo hanno aggredito fisicamente e verbalmente dicendogli che, una volta diventati grandi, avrebbero riaperto il campo di concentramento di Auschwitz per “rimandare nei forni tutti gli ebrei”.

“Il fatto poi che riemergano, anche nelle parole dei ragazzini, parole di antisemitismo e razzismo deve essere un campanello d’allarme per tutti. Un bambino non può essere pienamente consapevole di quelle parole e noi dobbiamo chiederci da dove vengano. Io credo che i ragazzi raccolgano qualcosa che striscia sotto la pelle della nostra società, tossine in circolazione che avvelenano l’aria che respirano; qualcosa- sottolinea il presidente della Regione- che il senso comune tende a sottovalutare, quasi a sdoganare nel lessico comune, talvolta nello stesso discorso pubblico. Gli episodi ormai ripetuti di antisemitismo, che si iscrivono più in generale in quelli di rifiuto di chi viene indicato come diverso – o perché arrivato da altri paesi, o per motivi religiosi, o per orientamento sessuale o identità di genere – vanno respinti con determinazione. E anche il discorso pubblico, politico, deve cambiare, perché è parte del problema: basta immettere odio e alimentare un clima di rabbia, chiusura, scontro. Perché di tutto ciò sono investiti anche i bambini: mi riferisco anzitutto a chi subisce questi episodi, ma anche a chi li fa o a chi vi assiste. Ci serva come sveglia- chiude Bonaccini- e non sottovalutiamo nulla: è giusto che i genitori denuncino, che la scuola si attivi immediatamente, che la comunità educante, i servizi e le istituzioni si sentano tutte coinvolte e reagiscano”.

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