Bologna: il lavoro in un’impresa di valore

Bologna: il lavoro in un’impresa di valore

BOLOGNA - E' stato presentato oggi, presso il Novotel, il volume "Il lavoro in un'impresa di valore. Le cooperative di produzione". Il volume, oltre al saggio di Daniele Marini, dell'Università di Padova, Direttore Scientifco della Fondazione Nord Est, contiene i contributi di Aris Accornero, dell'Università di Roma "La Sapienza", Giorgio Brunetti, dell'Università Bocconi di Milano, Ilvo Diamanti, dell'Università di Urbino, e dei dirigenti ANCPL Legacoop.

 

La pubblicazione presenta il rapporto definitivo della ricerca affidata da ANCPL Legacoop alla Fondazione Nord-Est. L'indagine sociologica ha coinvolto 1.200 lavoratori, soci e dirigenti intervistati sui temi della cooperazione (attualità e valori), della capacità d'impresa, della partecipazione, della governance e della qualità del lavoro nelle cooperative associate ad ANCPL Legacoop. L'iniziativa ha permesso di approfondire gli orientamenti, i comportamenti e i valori espressi dai protagonisti di un'esperienza di indubbia rilevanza dal punto di vista economico e produttivo, nonché dal punto di vista sociale, per le originali caratteristiche cooperative ed autogestionali, ove lavoro e proprietà coincidono. È così possibile meglio comprendere all'interno, e rappresentare all'esterno, un modello che sta producendo risultati economici positivi e concreti, fondato su valori solidi, per valutarne punti di forza, esigenze di attualizzazione e miglioramento, prospettive. ANCPL Legacoop rappresenta 857 cooperative e 6 consorzi, nei settori delle costruzioni, dell'industria e della progettazione, per un complessivo di oltre 37 mila occupati e un volume di affari di circa 11.500 milioni di euro.

 

La ricerca evidenzia una realtà che si è molto sviluppata negli anni, modificando priorità valoriali e atteggiamenti. Assodata definitivamente la attenzione primaria alle capacità imprenditoriali e di competitività nel mercato, non sono per questo smarriti i valori cooperativi. Al contrario la forma cooperativa (anche per le imprese medio grandi) è ritenuta una opportunità vantaggiosa per lo sviluppo dell'impresa, oltrechè decisamente preferita come scelta occupazionale e di impegno partecipativo. "Una singolare normalità" come impresa, sottolinea Marini, che vede però protagonisti cooperatori "saldi sulle gambe dei propri valori". L'indagine traccia un'idea di cooperativa legata alle sue peculiarità di attore economico a "controllo diffuso": il 69,6% degli intervistati la definisce una "particolare forma d'impresa governata dai soci lavoratori". Una cooperativa, inoltre, che viene valutata come capace di garantire la sicurezza del posto di lavoro ai propri addetti (82,7%), d'essere competitiva sul mercato (77,1%) e di garantire la continuità dell'impresa tra le generazioni (72,4%). Gli intervistati reputano giusto che la cooperativa medesima sia "una forma di società in cui il potere è ripartito in parti uguali tra tutti i soci" (40%). Non per questo, sfugge loro che un simile carattere distintivo, pur condivisibile, possa essere "poco efficiente nella realtà dei fatti" (39,1%). Gli intervistati che ritengono l'uguale ripartizione del potere "solo un modo di dire" si attestano al 20,9%. Cooperativa, altresì, non equivale a "piccola impresa": l'81,6% ne applicherebbe le modalità anche alla grande impresa.

 

La consapevolezza dell'idea di cooperativa implica un altrettanto consapevole scelta d'esserne soci: il 40,8% degli intervistati sostiene che soci debbano essere solo persone motivate, capaci, ed in seguito ad apposita richiesta in tal senso; il 32,7% di loro considera sufficiente la richiesta in assenza di una previa valutazione, e solo il 26,5% reputa il percorso per divenire soci una prassi da estendere senza limitazioni. Per un maggiore coinvolgimento dei soci, inoltre, gli intervistati richiedono più informazione e, contestualmente, più formazione: "l'aumento del numero di informazioni sulle gestione della cooperativa" (35,8%), seguito dall'introduzione dei corsi di formazione per i soci (28,6%) e dalla convocazione delle assemblee rivolte a tutti i soci (27,3%).

 

Gli intervistati concordano sul fatto che oggi sia più arduo far comprendere ai giovani i valori della cooperazione (77,4%) e sul fatto che gli ideali della cooperazione abbiano una minore presa sulle nuove generazioni (67,8%); si dicono molto meno d'accordo sul presunto minor desiderio dei giovani di lavorare nelle aziende cooperative (55,6%).

 

I fattori più cercati nel proprio lavoro sono "i buoni rapporti con i colleghi e con i superiori" (29,4%) e l'indipendenza e l'autonomia decisionale (17,8%); quelli più ritrovati, i buoni rapporti con i colleghi e con i superiori (32,7%) e la stabilità occupazionale (24,5%). A fronte di ciò, il 79,3% degli intervistati afferma che il lavoro assegnato non è pesante, o lo è molto poco; e ciò, in virtù dello stesso contenuto ideale che lo distingue: il 75,2% dichiara d'immedesimarsi nei valori della cooperativa.

 

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L'iniziativa odierna è stata presentata da Giancarlo Ciani, Coordinatore Progetto ANCPL "Lavoratore e Socio". E' seguita la discussione sulla ricerca ad opera di Daniele Marini, Direttore Scientifico della Fondazione Nord Est, Aris Accornero, Università di Roma "La Sapienza", Michele La Rosa, Università di Bologna, Franco Buzzi, Presidente ANCPL e Giuliano Poletti, Presidente Legacoop Nazionale.

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