Case della salute, approvate le nuove indicazioni regionali: più vicine ai cittadini

Attualmente sono 84 le Case della salute in Emilia-Romagna, diffuse in modo capillare in tutta la regione e con un bacino di utenza di quasi 2 milioni di residenti

Le nuove linee guida: quattro “aree integrate” - D’ora in poi le Case della salute non saranno più pensate a partire dai servizi, ma per aree integrate. Questo significa che la presa in carico della persona avverrà con percorsi che mettono insieme professionisti e servizi diversi. Un processo già in corso, di fatto, in molte realtà, ma non ancora uniforme in tutta la regione. Quattro le aree integrate individuate: prevenzione e promozione della salute; popolazione con bisogni occasionali-episodici; benessere riproduttivo, cure perinatali, infanzia e giovani generazioni; prevenzione e presa in carico della cronicità. Un esempio: nella Casa della salute, oltre l’ostetrica, c’è il medico di medicina generale, il pediatra, la pediatria di comunità e le associazioni delle mamme. Insieme costituiscono l’area “benessere riproduttivo, cure perinatali, infanzia e giovani generazioni”, che nasce da un lavoro d’integrazione.

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La sfida, infatti, consiste proprio nel realizzare quell’“integrazione orizzontale” che è il vero valore aggiunto delle Case della salute, la collaborazione e la condivisione di obiettivi e azioni tra tutti i protagonisti: medici e pediatri di famiglia, dipartimenti territoriali e ospedalieri delle Aziende sanitarie, servizi sociali, la comunità (cittadini singoli e associazioni). Tutto questo attraverso un programma formativo rivolto ai professionisti che lavorano nella Case, accompagnato da interventi di supporto attivati a livello regionale, che derivano dalle esperienze virtuose emerse nelle singole realtà. In quest’ottica nella Casa della salute assume sempre più valore l’accesso alla struttura, il momento dell’accoglienza della persona e dell’orientamento: una funzione che garantisce a tutti equità di accesso ai servizi e che in molte realtà è oggi consolidata grazie alle organizzazioni di volontariato. Un ruolo centrale, infine, è svolto dai medici e pediatri di famiglia: il lavoro d’équipe a cui sono portati all’interno delle Case, con infermieri e altri medici, consente di intervenire in modo più tempestivo e appropriato, per esempio nella gestione di patologie croniche (diabete, prevenzione del rischio cardiovascolare).

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