Disabilità, ripartito il Fondo 'Dopo di noi': all'Emilia-Romagna 6,5 milioni

Con il via libera della Conferenza delle Regioni, giovedì a Roma, è stato approvato il riparto tra le Regioni stesse dei 90 milioni di euro del cosiddetto Fondo sul “Dopo di noi”, previsto dalla Legge 112 approvata nel giugno scorso

Un aiuto per l’oggi alle persone con gravi disabilità e, soprattutto per i famigliari, maggiori certezze sul futuro dei propri cari in difficoltà. Con il via libera della Conferenza delle Regioni, giovedì a Roma, è stato approvato il riparto tra le Regioni stesse dei 90 milioni di euro del cosiddetto Fondo sul “Dopo di noi”, previsto dalla Legge 112 approvata nel giugno scorso. All’Emilia-Romagna vengono destinati 6,5 milioni: a beneficiarne sono le persone gravemente disabili che restano prive del sostegno familiare o per la morte di entrambi i genitori o perché questi, magari molto anziani o malati, non sono più in grado di assisterli.

"Abbiamo messo al primo posto i bisogni e i diritti delle persone con gravi disabilità e delle loro famiglie- afferma il presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, che guida anche la Conferenza delle Regioni- e sono profondamente soddisfatto per il via libera arrivato dalle Regioni all’unanimità. Il Fondo 'Dopo di Noi' è uno strumento fondamentale per sostenere progetti individuali, a partire dalle prestazioni sanitarie e sociali necessarie, definite con la più ampia partecipazione possibile degli interessati. Per questo motivo credo che sia da sottolineare soprattutto il percorso programmato di accompagnamento verso l'autonomia e l'uscita dal nucleo familiare di origine, anche attraverso soggiorni temporanei al di fuori della famiglia. Così come è importante per coloro che sono privi del sostegno familiare prevedere residenzialità che guardino anche a diverse modalità, inclusa l'abitazione di origine, gruppi-appartamento o soluzioni di co-housing che mettano al centro la tutela del diritto della persone disabile. E' un passo importante- chiude Bonaccini- che rende fra l’altro più sostenibili gli interventi di welfare già attivati nelle diverse Regioni".

I fondi serviranno infatti ad attivare e potenziare programmi di intervento che prevedono l’accoglienza in abitazioni o gruppi-appartamento, che riproducano le condizioni abitative e le relazioni della casa familiare, oppure la permanenza temporanea fuori dalla famiglia in particolari situazioni di emergenza. Inoltre, si potranno creare soluzioni di co-housing, che possano comprendere il pagamento degli oneri di acquisto, di locazione, di ristrutturazione e di messa in opera degli impianti e delle attrezzature necessari per il funzionamento degli alloggi.

“Adesso- sottolinea Sergio Venturi, assessore alle Politiche per la salute- possiamo rendere operativa la legge 112, approvata lo scorso giugno, che molte persone con gravi e gravissime disabilità e le loro famiglie attendevano da anni. Si tratta di un passo importante, che consente alle famiglie che hanno congiunti che dipendono totalmente dalle loro cure, di sapere che ci sarà qualcuno che prenderà il loro posto anche quando non ci saranno più. Come Regione, da anni abbiamo sollecitato un provvedimento di questa natura. Cercheremo di impegnarci da subito per completare l’iter previsto dalla legge perché questi fondi possano essere nella disponibilità delle famiglie a partire dai primi mesi del 2017”.

Per usufruire del sostegno sarà necessaria una valutazione complessiva effettuata da équipe formate da operatori sociali e sanitari, dei Comuni e delle Aziende Usl. Una modalità già consolidata in Regione per l'accesso alle prestazioni del Fondo regionale per la non autosufficienza, che prevede la presenza in ogni distretto di una specifica Unità di valutazione incaricata di accertare gli effettivi bisogni e formulare proposte di progetti personalizzati. Spetterà ora alle Regioni adottare gli indirizzi per l'attuazione degli interventi e dei servizi sul proprio territorio tenendo conto, così come prevede la legge 112, "dei modelli organizzativi regionali e di confronto con le autonomie locali e con il coinvolgimento delle organizzazioni di rappresentanza delle persone con disabilità".
 

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