ENERGIA - Campagnoli illustra il nuovo Piano energetico regionale

ENERGIA - Campagnoli illustra il nuovo Piano energetico regionale

BOLOGNA - Risparmio e uso efficiente dell'energia, valorizzazione delle fonti rinnovabili, completa riconversione del parco termoelettrico, investimenti e ricerca per nuove tecnologie per l'industria, standard di riduzione dei consumi energetici e certificazione energetica degli edifici. Queste le scelte (contenute nel Piano Energetico Regionale) illustrate dall'assessore Duccio Campagnoli all'Assemblea legislativa.


"Il piano - ha rilevato l'assessore -, che prevede investimenti regionali pari a 30 milioni di euro all'anno per tre anni e fondi dei programmi europei per 80 milioni di euro, disegna il profilo e gli scenari futuri del sistema energetico e gli impatti sul sistema ambientale. Il Piano, che si propone di raggiungere in regione gli obiettivi proposti nel Protocollo di Kyoto (l'accordo internazionale per ridurre le emissioni di gas responsabili dell'effetto serra), prevede che l'Emilia-Romagna dovrà arrivare a -6% di emissioni rispetto al 1990 ed intende ridurre da subito del 6% il livello di emissioni attuali di CO2. La Regione, al momento, - ha ricordato Campagnoli - ha già realizzato la completa trasformazione del parco termoelettrico regionale con l'adozione di nuove tecnologie di alimentazione a metano che hanno sostituito le vecchie centrali alimentate ad olio combustibile e ha sostanzialmente raggiunto una situazione di equilibrio tra domanda e offerta di potenza elettrica. Gli obiettivi futuri di risparmio energetico dovranno invece venire dal settore residenziale e civile e da quello dei trasporti e dell'industria. Sono inoltre previsti interventi per la valorizzazione delle fonti rinnovabili e di cogenerazione e per la diffusione di piccoli impianti di produzione di energia legati alle esigenze dell'utenza finale. È un piano - ha concluso Campagnoli - di scelte reali e realizzabili, ma che richiede, soprattutto, un cambiamento profondo e necessario nei comportamenti e nella cultura dei cittadini e delle imprese, al fine di assicurare equilibrio al sistema energetico ed a quello ambientale".


IL DIBATTITO

In apertura di dibattito Carlo Monaco (per l'e-r) ha spiegato che la richiesta di un Consiglio ai sensi dell'art 37 dello Statuto da parte delle opposizioni nasce da "un senso di insoddisfazione sulla produttività di questo Consiglio che raramente viene messo in condizioni propositive da una Giunta che dimostra incapacità di formulare proposte su temi strategici. Monaco ha quindi auspicato che "il lavoro dell'Assemblea si faccia incisivo" e ha invitato la Giunta "a farsi promotrice di un maggiore intreccio partecipativo". Il consigliere ha sostenuto che "i temi del Piano energetico sono largamente insufficienti rispetto alle criticità, in quanto non c'è un bilancio di previsione degli effetti che le misure indicate possono produrre" e ha quindi concluso, riferendosi in particolare all'energia nucleare, chiedendo alla Giunta "che il dibattito venga sviluppato senza le angustie di un ricatto ambientalista".

Per Gianni Varani (fi), in un mondo dove agli 'apocalittici', che hanno come 'bibbia' il protocollo di Kyoto, si contrappongono i 'negazionisti', la Giunta "ha sposato" la visione dei primi, cedendo "per un obiettivo elettorale". "Non voglio tuttavia arruolarmi tra i negazionisti - ha detto -: dobbiamo essere responsabili, ma praticando 'una terza via'. Dobbiamo fare scelte coraggiose che spettano al Governo nazionale, e le Regioni devono essere responsabilizzate". Il Piano energetico, dunque, per Varani non è "credibile e non contiene messaggi forti verso Roma". Si tratta - ha detto - "di una mediazione al ribasso, che concede molto ai verdi", con l'effetto di produrre contraddizioni.


Daniela Guerra (verdi) ha ribadito la tesi che da tempo gli ambientalisti, ma non solo loro, sostengono: la fonte energetica più pulita, a costo zero, è il risparmio energetico, che significa fare un uso razionale di energia e non semplicisticamente spegnere le lampadine. "Se non lo si vuole fare per l'ambiente, lo si faccia per il costo delle bollette". "Ma evidentemente - ha aggiunto - c'è qualche potente lobby che preferisce che di energia se ne consumi tanta, perché la produce o la importa". A parere di Guerra, per superare l'attuale sistema energetico dissipativo occorre una politica orientata prioritariamente su quattro temi: l'efficienza energetica; lo sviluppo di fonti rinnovabili; la qualificazione energetica edilizia; la mobilità ed i trasporti sostenibili. "Ciò - ha sottolineato l'esponente dei verdi - avrebbe effetti positivi non solo sull'ambiente, ma anche sulla creazione di nuovi posti di lavoro, sulla riduzione della nostra dipendenza energetica dall'estero, sulla stabilizzazione dei prezzi e sulla salute, in quanto si realizzerebbe così una vera prevenzione 'primaria'".

Paolo Nanni (idv), dopo aver riconosciuto alla Regione Emilia-Romagna il merito di avere affrontato per prima in Italia la complessità della questione energetica con un atto di programmazione, ha giudicato di valore rilevante gli interventi e gli strumenti previsti dal documento nella sua stesura originaria. In loro assenza, ha commentato, crescerebbero continuamente i consumi interni, la dipendenza da fonti estere (quindi il rischio di black out) e aumenterebbero le emissioni inquinanti in atmosfera. Tuttavia, il consigliere ha sottolineato che il Piano, dopo l'esame in Commissione, non è più lo stesso; a fronte di emendamenti di qualità che lo hanno arricchito, altre modifiche apportate lo hanno incasellato in una rigidità e, in alcuni casi, in una miopia che "spero - ha detto - verranno superate in aula".

Per Ugo Mazza (sd), la guerra e le massicce emigrazioni per cause climatiche sono gli esiti inevitabili della lotta per il controllo di risorse scarse, a fronte di una crescente domanda mondiale di energia. "Chiunque porti responsabilità di governo deve sentirsi impegnato a scongiurare questi esiti disastrosi, invertendo le tendenze in atto. Il nucleare non è una soluzione realistica: per i problemi di collocazione delle centrali in un territorio densamente abitato, per la scarsa disponibilità di uranio, per gli irrisolti interrogativi sulla sorte delle scorie. L'Occidente deve dare l'esempio, anziché consumare il futuro delle nuove generazioni; chi governa deve considerare l'efficienza energetica nel definire le priorità degli investimenti: per esempio, la cogenerazione appare molto più vantaggiosa del fotovoltaico. Nell'edilizia vanno incentivate le tecnologie meno energivore, chiamando le forze imprenditoriali alla sfida della modernità per costruire case meno dispersive, energeticamente efficienti".

Secondo Gioenzo Renzi (an), il dibattito verte sul modello di sviluppo della nostra regione. I continui richiami agli impegni assunti dall'Italia rispetto al Protocollo di Kyoto occultano una realtà ormai evidente: non si riusciranno a raggiungere gli obiettivi entro il 2012. "Il piano della Regione - evidenzia il consigliere - presenta soluzioni inadeguate e piene di controindicazioni, dai biocarburanti all'eolico, dai pannelli solari alle biomasse, con forti rischi di demagogia. La domanda è: come risolvere l'attuale dipendenza dalle importazioni, pari a circa il 70% del fabbisogno energetico? La relazione di Campagnoli esprime una filosofia mediocre, rimanendo sul piano generico. Si parla di autosufficienza elettrica già raggiunta, e invece nel 2006 si sono perse oltre 40 milioni di ore-lavoro per i black out elettrici. E la Giunta mantiene il pregiudizio ideologico nel campo dell'energia nucleare, la maggiore fonte di energia senza emissioni di gas serra oggi in Europa".

"Il nostro panorama energetico - ha detto Marco Lombardi (fi) - è caratterizzato da un forte bisogno di energia e dall'eccessiva emissione in atmosfera di inquinanti. In Emilia-Romagna - ha poi sottolineato - la viabilità è deficitaria, il trasporto pubblico è un buco nero che ingoia risorse e produce inquinamento. La Regione con il PER deve quindi individuare linee concrete d'intervento. Il suo sostegno al risparmio energetico è importante, ma perché non diventi "oscurantismo" deve incidere sulle abitudini di cittadini ed aziende, e favorire con incentivi gli impianti più innovativi". Infine, sul nucleare, Lombardi ha detto che la valutazione della sua utilità non può poggiare su preconcetti, né la questione dei lunghi tempi di costruzione di una centrale può rappresentare un deterrente: ogni scelta strategica deve misurarsi con tempi adeguati.

Anche Giorgio Dragotto (fi) si è soffermato sul nucleare. "Parlare di energie rinnovabili per rispondere ai nostri fabbisogni energetici, senza precisare che nel mondo l'uso di queste fonti è meno del 2%, significa creare illusioni tra i cittadini". Del resto, l'energia elettrica usata dall'Italia viene da centrali nucleari d'Oltralpe. Secondo il Protocollo di Kyoto, anche l'Italia deve ridurre le emissioni in atmosfera entro il 2012. Senza l'uso del nucleare questo obiettivo è irraggiungibile, mentre con la costruzione di dieci reattori si potrebbe garantire l'energia di cui il paese ha bisogno e il rispetto dei parametri di Kyoto. "La mia critica - ha puntualizzato - non ha il fine di fermare la ricerca e gli investimenti per le energie rinnovabili, ma quello di contrastare la diffusione di illusioni, come fa il PER".

"Speriamo - ha detto Maurizio Parma (lega nord) - che nel Piano ci sia vera attenzione alle biomasse. La nostra Regione ha un altissimo potenziale energetico da residui agricoli. Altro obiettivo da raggiungere è l'utilizzo dell'idrogeno, che può essere usato per produrre altri composti o come combustibile. Infine, se si parla di sviluppo sostenibile, il Piano - tanto attento nell'elaborare strumenti, promuovere azioni, procedere a riqualificazioni - pecca poi nel definire i bisogni dello sviluppo. Secondo un rapporto delle Nazioni Unite lo sviluppo è sostenibile se soddisfa i bisogni delle generazioni presenti senza compromettere la possibilità, per quelle future, di soddisfare i propri".

"Tutti dobbiamo fare uno sforzo - ha detto Gian Carlo Muzzarelli (ds) - nel prendere atto del cambio di rotta sul tema energia. In estrema sintesi: occorre fare di più, e meglio, con meno. Una cultura del risparmio, quindi, su cui costruire (famiglie ed imprese) competitività, crescita e sostenibilità durevole per il territorio emiliano-romagnolo. Il Piano regionale risponde, quindi, a queste esigenze, perché il tema della tutela dell'ambiente (non più visto come freno) diventa il marchio del nostro sistema di sviluppo e della nostra qualità di vita". L'esponente diessino, dopo aver richiamato gli impegni e le sfide contenuti nel piano (riduzione degli sprechi e della dipendenza energetica dall'estero; sostenibilità ambientale e mobilità sostenibile), ha rilevato che sul nucleare "non ci deve essere nessuna fuga in avanti, ma la valorizzazione della ricerca in un'ottica europea".

"Oggi la realtà ci dice che se vogliamo risolvere il problema energetico occorre un ritorno al nucleare": lo ha detto Luca Bartolini, convinto che con questa sinistra al governo, nella quale vige una cultura ambientale ideologizzata, non si possa che essere preoccupati sul futuro energetico del nostro paese. "Tutti sanno che non si può affrontare la questione ambientale senza risolvere il problema del deficit energetico, quindi va riproposto il tema del nucleare, che resta la soluzione migliore per ridurre le emissioni di CO2". I temi da affrontare, secondo Bartolini, sono le nuove tecnologie legate al nucleare e le opportune strategie di comunicazione. La strada da imboccare potrebbe essere quella della nomina di una Commissione governativa, che valuti i pro e i contro e superi i localismi che tale scelta susciterebbe. "Ma figuriamoci - ha concluso - se questo Governo procederà in tal senso".

"Il piano - ha detto Ubaldo Salomoni (fi) - è un compromesso al ribasso nella maggioranza: non è operativo, né chiaro, ed è un libro dei sogni con tratti poetici. Contiene inoltre criticità notevoli: troppi i dati non validati, mancanza di azioni incisive per il miglioramento della qualità dell'aria (questione di importanza rilevante per la salute dei cittadini)". A parere dell'azzurro, poi, occorre una riflessione sulla legge quadro 26/2004 in materia di energia, che ha escluso la possibilità di inserire, tra le fonti energetiche, anche quella nucleare. "Se intendiamo approfondire gli studi e lo sviluppo del nucleare di IV generazione - ha detto Salomoni - sarà necessario modificarla". Fra gli altri aspetti che non convincono il consigliere, la frammentazione delle competenze e la scarsità delle risorse, che la Giunta "moltiplica illusoriamente".

Secondo Fabio Filippi (Fi), "il piano della Regione non guarda al futuro, non affronta il problema della nostra dipendenza dalle importazioni, dunque non potrà dare sicurezza alle industrie, al commercio, ai cittadini. Ciò avviene anche perché non si è ancora usciti dal terrorismo psicologico sull'energia nucleare, innescato dai Verdi dopo Chernobyl. Al contrario, il nucleare rappresenta uno dei settori su cui si dovrebbe investire maggiormente: nel mondo sono attivi 460 reattori, in 31 Paesi diversi. Nella produzione di energia elettrica il nucleare costa meno di qualunque altra fonte, e dalle statistiche risulta essere il sistema con il minor numero di incidenti e vittime in rapporto all'energia prodotta. Inoltre, ci sono nuove soluzioni tecnologiche per risolvere il problema dello stoccaggio delle scorie. L'enfasi retorica sulle fonti rinnovabili nasconde una realtà molto negativa, sia per il costo degli investimenti che per il consumo di enormi porzioni di territorio".

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