Forlì, caso microchip. I veterinari: "Azione corretta e doverosa"
Forlì, caso microchip. I veterinari: "Azione corretta e doverosa"
FORLI' - Microchip canini, atto terzo. A puntualizzare alcune questioni è questa volta una nota firmata da Davide Rosetti, presidente del consiglio direttivo dell'Ordine dei Veterinari della Provincia di Forlì. "Il medico veterinario - si legge in una nota - deve rifiutare di prestare la propria attività quando vi è la possibilità di un'operazione illecita o di rischio per la salute del cane o dei proprietari. E quindi la collega ha agito in maniera corretta e doverosa".
"Poiché da tempo i media, la stampa e i colleghi stessi denunciano adozioni e/o acquisti di cani via internet tramite associazioni cosiddette animaliste vogliamo sottolineare che molti di questi animali ,senza microchip vengono sottoposti a viaggi in auto o in aereo ,in età anche al di sotto dei 2 mesi di vita ,senza le minime norme di profilassi . Il sospetto di traffici illeciti collegati a ciò ha fatto si che a fine luglio l' argomento sia stato oggetto di interrogazione parlamentare" prosegue la lettera firmata da Rosetti.
"Le norme nazionali e regionali ,come già spiegato dal servizio Veterinario dell' Ausl,sono chiare: è vietato movimentare cani non correttamente identificati. (L.N. 281/91,C.M.33/93,legge reg. 27/2000,Ord. 06/08/08,ecc...) per loro è un' assicurazione che ne impedisce di fatto l'abbandono. Inoltre , solo conoscendo l'origine degli animali è possibile, da parte delle autorità competenti, un corretto monitoraggio sanitario ed epidemiologico .Queste norme a tutela del benessere animale e della sanità pubblica dovrebbero essere ottemperate in primo luogo da chi si definisce " associazione amica degli animali ".
"Per quanto riguarda i doveri del Medico Veterinario più volte richiamati nelle lettere ed e-mail giunte ai giornali - dice ancora Rosetti - vogliamo sottolineare quanto segue: Il medico veterinario deve rifiutare di prestare la propria attività quando dagli elementi conosciuti possa fondatamente desumere che essa sia finalizzata alla realizzazione di un'operazione illecita (art. 26 codice deontologico), deve inoltre segnalare se presenti, eventuali rischi per la salute del cane e dei proprietari".
"Nel caso specifico quindi - sostiene ancora il presidente dei Medici Veterinari di Forlì - la collega ha tenuto un comportamento corretto e doveroso non applicando il microchip al cane, e segnalando ai futuri affidatari gli eventuali rischi di contagio. Tutte le considerazioni sanitarie fatte sulla stampa da coloro che, non solo non hanno mai visto l'animale ma non ne hanno neppure titolo per farlo, non sono, per quel che ci riguarda da considerarsi".
"Ricordiamo che dovendo lavorare tutti a tutela della salute e del benessere animale, sia necessario il rispetto del proprio ruolo. A tal fine ci è sembrato doveroso promuovere una campagna di prevenzione sanitaria volte a un corretto rapporto uomo-animale per dare ai cittadini i consigli per un' acquisto e o un' adozione consapevole".
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Ringhio:
Non ti salta in testa che questa griglia di regole e di valutazioni esistesse già prima dell'episodio in questione, e che il comportamento della dott.ssa Magnani non abbia fatto che rispettarla?
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r-o-m-a-n-o-:
Purtroppo, a causa di persone che non vogliono comprendere, le leggi continuano a non essere rispettate e continuiamo ad assistere a staffette-padrini di viaggio-padrini di volo che trasportano randagi inesistenti poichè non sono regolarmente microchippati ed iscritti!! Peccato d_a_v_i_d_e che tu non voglia comprendere il nocciolo della questione: non si tratta di razzismo canino, ma di richiesta di correttezza da parte di tutti.
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d_a_v_i_d_e:
Chi è un professionista iscritto ad un Ordine è automatico si comporti in maniera deontologicamente corretta.
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Morgana:
Mi auguro che tutti i loro colleghi si comportino in questo modo.
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Ringhio:




