Forlì: decimo appuntamento de "L’Occidente nel labirinto"

Forlì: decimo appuntamento de "L’Occidente nel labirinto"

FORLI' - Lunedì 15 dicembre a Forlì si terrà la Lezione magistrale "La libertà, Sancio! Libertà politica e virtù civile" tenuta dal Prof. Maurizio Viroli (Princeton University), nella Sala Zambelli della Camera di Commercio (P.zza Saffi), con inizio alle ore 21.00. E' il decimo appuntamento de "L'occidente nel labirinto. Il don Chisciotte indispensabile", il ciclo di incontri culturali ideato dal Circolo Acli "L. Valli" in collaborazione con Sadurano Salus, con il Comune di Forlì e la Provincia di Forlì-Cesena.

 

Il titolo della conferenza è mutuato da una delle pagine più celebri del romanzo cervantino: "La libertà, Sancio, è uno dei più preziosi dono che i cieli abbiano fatto agli uomini; né i tesori che racchiude la terra ne quelli che ricopre il mare sono da paragonare a essa; per la libertà, come per l'onore, si può e si deve mettere a repentaglio la vita".

Ad una lettura frettolosa queste parole potrebbero essere intese unicamente in funzione del contesto immediato nel quale vengono pronunciate; ma se ci si addentra nella riflessione si scopre un senso molto più profondo. La libertà di cui parla Cervantes, che patì cinque anni di prigionia e successivamente varie detenzioni, non è semplicemente quella di un uomo che può vivere secondo quel che gli pare e piace. Cervantes sapeva per esperienza cos'è la libertà, e il suo don Chisciotte rappresenta fondamentalmente la lealtà verso un ideale che corrisponde infinitamente al cuore dell'uomo. È per questa fedeltà all'ideale del santo-cavaliere che egli è libero perfino se chiuso in una gabbia, come accade alla fine della sua seconda uscita. Nonostante abbia perso il senno infatti, don Chisciotte sa perfettamente qual è la sua missione nel mondo e ancor di più è cosciente del fatto che mai potrà portarla a compimento con le sue sole forze.

 

Don Chisciotte è certo del suo ideale, per questo è libero. È libero di fare qualunque sacrificio fino al punto di non soppesare le conseguenze né l'utilità delle sue azioni; è libero di gridare ai quattro venti e a chiunque incontra qual è questo suo ideale; è libero dai suoi fallimenti, dallo scherno altrui, dall'essere preso per pazzo; e infine soprattutto è libero da se stesso, perché per rimanere fedele all'ideale vince se stesso, come spiega Sancio mentre, insieme al suo malconcio signore, ritornano al paese.

 

Maurizio Viroli da molti anni svolge una appassionata e insieme lucida indagine sulla libertà civile. In molte sue opere - soprattutto in Repubblicanesimo (Laterza) - egli sostiene che esiste un'antica utopia della libertà nata nel nostro paese con Machiavelli e le libere repubbliche, capace di superare i limiti tanto del socialismo quanto del liberismo. Per avviare il repubblicanesimo non bastano però, sostiene Viroli, le leggi e la minaccia di sanzioni, occorre creare una coscienza civica diffusa. Occorre altresì un ripensamento del concetto do "dovere". E proprio all'Italia dei doveri Viroli ha dedicato il suo ultimo, omonimo libro (editato da Rizzoli), scritto da un italiano «in esilio» che riscopre il proprio Paese ogni giorno più conformista e pavido, corroso dall' indifferenza e devastato da inettitudini, disinganni e odio tra fazioni. Insomma: una comunità di anime morte, nella quale si ignora perfino un quoziente minimo di senso civico e si tira avanti persuasi di avere solo diritti, con il risultato che i rapporti sociali degenerano «nel dominio dei prepotenti sui deboli, dei furbi sugli onesti, dei dissennati sui saggi». Un posto dove tale convinzione è così radicata «da far apparire bizzarra, addirittura ridicola l' idea che i diritti impongano di assolvere dei doveri». Se non si riscopre la dimensione del dovere - questa sarà la tesi dominante che Viroli argomenterà con passi tratti dalle opere dei padri della patria - neppure si potrà concepire quella della libertà.

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