I 90 anni del Momento. Dino Boffo: "Raccontare senza scadere nel sensazionalismo"
I 90 anni del Momento. Dino Boffo: "Raccontare senza scadere nel sensazionalismo"
Auditorium Cariromagna di Forlì gremito, giovedì 29 gennaio, per l'avvio delle celebrazioni dei 90 anni del settimanale cattolico "Il Momento". L'incontro pubblico, imperniato sul tema "Comunicare la verità: l'informazione e lo sguardo sulla realtà", è stato moderato dal vicepresidente della Federazione Italiana Settimanali Cattolici-Fisc Francesco Zanotti, con gli interventi del direttore de "Il Momento" Alessandro Rondoni, del direttore di "Avvenire" Dino Boffo e le conclusioni affidate al vescovo di Forlì-Bertinoro monsignor Lino Pizzi.
Approfittando della presenza di Boffo, sono stati celebrati anche i 40 anni del quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana "Avvenire", con tanto di torta e brindisi finale offerti ai partecipanti. Dopo i saluti del sindaco di Forlì Nadia Masini e l'introduzione del responsabile dell'Ufficio diocesano per le comunicazioni sociali don Giovanni Amati, ha preso la parola Alessandro Rondoni.
"Il colpo d'occhio di stasera - esordisce il giornalista - rallegrerebbe anche il nostro fondatore. Don Pippo Prati è stato sacerdote umile e popolare, che badava ad informare nell'assoluto rispetto della veridicità dei fatti". I numeri attuali del settimanale diocesano di Forlì-Bertinoro parlano di una tiratura di 5mila copie, quasi tutte in abbonamento. "La nostra testata - continua Rondoni, che regge "Il Momento" dal 1988 - ha ripreso slancio subito dopo la visita a Forlì di Giovanni Paolo II. Il papa polacco, grande comunicatore, ha dato a tutti noi la voglia di lavorare per la gente, dando voce e capacità di giudizio sui fatti più importanti della quotidianità Il giornalista cattolico, in quanto credente, ha una doppia responsabilità: essere testimone credibile di ciò che descrive, e non vendersi al mercato dei potenti".
Molto efficace, anche se a tratti enfatico, pure l'intervento di Dino Boffo. Il direttore di "Avvenire" ha esordito tessendo le lodi dei periodici cattolici, 180 in tutt'Italia e con una tiratura di un milione di copie la settimana. Secondo Boffo, la forza di questi fogli" locali, definiti un patrimonio culturale insostituibile, strumenti umili ma a disposizione di tutti, sta proprio nell'essere a stretto contatto con la gente, con persone che non si possono certo tradire travisando i fatti od orientarli secondo il volere dei potentati.
"Lo stile con cui dirigo Avvenire - arringa Boffo - è lo stesso di quando conducevo il settimanale della mia Diocesi, a Treviso. Noi non descriviamo solo delitti, porcherie e pettegolezzi". Ora più che mai, in questa società disorientata, occorre dare voce a chi non ha voce, raccontare ciò che la gente fa senza scadere nel sensazionalismo.
Piero Ghetti


















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