Predappio rende omaggio ad Adone Zoli

Predappio rende omaggio ad Adone Zoli

PREDAPPIO - Predappio rende omaggio all'illustre concittadino Adone Zoli, scomparso 50 anni fa e sepolto nel cimitero locale di San Cassiano in Pennino. Un omaggio all'uomo politico reso attraverso un libro ed una mostra fotografica che ne delineano le caratteristiche salienti di alta moralità e rispetto delle istituzioni democratiche.
 
La giornata predappiese in ricordo di Adone Zoli si tiene sabato 5 giugno: il programma si apre alle ore 10,30 nel Teatro Comunale di Predappio con la presentazione del libro "Adone Zoli. Un padre della Repubblica", curato da Guido Gambetta e Salvatore Mirabella dell'Università di Bologna. Il volume raccoglie un consistente repertorio fotografico tratto dall'archivio di Rodingo Pais, oltre a vari interventi scritti dedicati alla storia e alla memoria dell'eminente politico.
 
Ad aprire l'incontro di presentazione in teatro è l'intervento di Francesco Paolo Casavola, presidente emerito della Corte Costituzionale, seguito dalle relazioni di Carlo Galli dell'Università di Bologna, Guido Gambetta e Salvatore Mirabella. Il ricordo della figura di Adone Zoli è affidato invece al sindaco di Predappio Giorgio Frassineti e al sindaco di Cesena Paolo Lucchi, assieme allo storico e giornalista Mario Proli. Nel corso della mattinata verrà proiettato anche un filmato a cura di Edoardo Ceccuti, direttore dell'Archivio Storico dell'Istituto Luce.
 
La giornata celebrativa prosegue quindi alle ore 12,30 nella scuola elementare di Predappio "Adone Zoli" (viale Matteotti 22), con l'inaugurazione di una mostra fotografica che rimarrà esposta fino al 1° agosto (ogni sabato e domenica, ore 12 - 16 e 16 - 18). Chiude la manifestazione una visita alle storiche cantine Zoli di Predappio Alta, prevista per le ore 13.
 

Adone Zoli presidente del Consiglio

«Mio padre era di Predappio ma mia madre era di Cesena. A Cesena io nacqui. Ma sono molto affezionato a Predappio. Vi ho una casa e un po' di terra. Penso di essere seppellito colà». Così Adone Zoli rispondeva ai cronisti che lo intervistavano in merito alla composizione del nuovo governo. Era il 1957, e il Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi gli aveva appena conferito  l'incarico di formare un esecutivo monocolore democristiano, che in quei tempi di grande instabilità avrebbe dovuto traghettare il Paese fino alle elezioni politiche dell'anno successivo. Assecondando la volontà del capo dello Stato Zoli ottenne l'incarico il 15 maggio 1957 e il 20 maggio formò il suo governo, che ottenne la fiducia di Camera e Senato agli inizi di giugno. Le sue dimissioni arrivarono però già il 10 giugno, per sottolineare il rifiuto dell'appoggio, determinante nei numeri, dato al governo dal Movimento Sociale Italiano. Il Presidente della Repubblica rifiutò le dimissioni e lo indusse a mantenere la carica fino alle elezioni del 1958. E così Zoli fece.
 
A Predappio intanto, in quel mese di giugno del 1957, il Consiglio comunale aveva votato all'unanimità il conferimento della cittadinanza onoraria all'importante uomo politico, riconoscendone la nobiltà morale e la correttezza, la disponibilità al dialogo e la prontezza di spirito.

 
Un romagnolo del mondo
Adone Zoli era nato il 16 dicembre 1887 a Cesena, città nella quale il padre predappiese, dipendente delle Poste, si era trasferito per lavoro. Cresciuto in un ambiente di impostazione rigorosamente cattolica, Zoli vive la sua infanzia tra Cesena, Predappio, Foggia e quindi Bologna, nella quale compie gli studi universitari conseguendo la laurea in giurisprudenza nel 1907, a soli 20 anni.
L'inizio della professione forense la svolge a Genova e poi a Firenze, dove si stabilisce e sposa la cugina Lucia Zoli. Partecipa come volontario alla Prima Guerra Mondiale e al ritorno, decorato al valore, aderisce al Partito Popolare di don Sturzo.
 
L'avvento del fascismo lo costringe ad abbandonare la politica militante, anche se continua a svolgere attività clandestina di opposizione al regime mussoliniano assumendo anche un ruolo di rilievo nelle fila della Resistenza toscana, dove partecipa alla formazione del Comitato di Liberazione Nazionale. Nel dopoguerra, a fianco di Calamandrei e La Pira, diventa un lucido e profondo interprete dello spirito costituente della nuova democrazia italiana: dopo la Liberazione assume il ruolo di Vice Sindaco di Firenze, nelle elezioni del 18 aprile 1948 viene eletto senatore della Repubblica e, nel corso della legislatura, acquisisce la carica di Vice Presidente del Senato (dal marzo 1950 al luglio 1951). Rieletto nel mandato legislativo seguente, ricopre ruoli di prestigio fra i banchi parlamentari e nel suo partito, la Democrazia Cristiana (Dc).
 
È Ministro per la Grazia e Giustizia nel settimo Gabinetto De Gasperi e Ministro per le Finanze nel governo presieduto da Fanfani, mentre nel febbraio 1956 subentra al Ministro Vanoni come titolare del Dicastero per il Bilancio. Nel maggio 1957, a seguito delle dimissioni dell'esecutivo guidato da Antonio Segni, il Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi gli conferisce l'incarico di formare il nuovo governo, in carica fino all'estate del ‘58.
 
In quel difficile anno da primo ministro Zoli si trova ad affrontare anche la spinosa questione della sepoltura dei resti mortali di Benito Mussolini nella cripta del cimitero di San Cassiano in Pennino. Un'operazione delicata dal punto di vista mediatico, portata a termine grazie al suo ruolo diretto come presidente del Consiglio.
Un atto di umana pietà nei confronti dell'"uomo di Predappio", come la propaganda fascista amava definire Mussolini, compiuto da un altro uomo di Predappio, rappresentante dell'Italia democratica.
 
Nel cimitero predappiese riposa anche lui, morto a Roma il 20 febbraio 1960, salutato con un funerale solenne nella chiesa di Santa Maria Novella a Firenze e sepolto quindi nella tomba di famiglia a Predappio, in un'arcata del camposanto non distante dalla cripta di Mussolini.  

Commenti

Notizie di oggi

I più letti della settimana

    -
    -