Gli enti si moltiplicano ancora: nascono le Aree Vaste, ma non muoiono le Province

Riordino istituzionale, la Giunta ha elaborato un progetto di legge. I capisaldi del riordino restano la Città metropolitana di Bologna e le aree vaste nelle ex province. Viene inoltre garantito il posto di lavoro a tutti i dipendenti provinciali. L’Emilia-Romagna alla fine cambia veste

Riordino istituzionale, la Giunta ha elaborato un progetto di legge. I capisaldi del riordino restano la Città metropolitana di Bologna e le aree vaste nelle ex province. Viene inoltre garantito il posto di lavoro a tutti i dipendenti provinciali. L’Emilia-Romagna alla fine cambia veste, con un progetto di legge che disegna un nuovo sistema di governo, anche se di fatto come ampiamente annunciato le “abolite” province rientrano dalla finestra dopo essere uscite dalla porta.

Il progetto di legge dovrà passare ora all’esame dell’Assemblea legislativa. “Con questo progetto abbiamo ripensato l’intero sistema di governo territoriale della nostra regione, e non solo dato attuazione a una legge nazionale. Volevamo una grande partecipazione e la condivisione di una proposta che puntasse a un modello innovativo del sistema istituzionale, basato su semplificazione, razionalizzazione e protagonismo dei territori. L’obiettivo è quello di continuare a garantire, e se possibile innalzare, la qualità dei servizi ai cittadini”. Questo il commento dell’assessore al Riordino istituzionale Emma Pettiti, che oggi pomeriggio ha illustrato il testo del progetto di legge alla stampa.

“Lo avevamo detto nel programma di mandato: questa sarà una legislatura costituente, che dovrà suggellare una forte condivisione tra Regione ed Enti locali per il raggiungimento di obiettivi strategici - ha aggiunto Petitti -. Abbiamo messo in campo una nuova prospettiva, che passerà dal policentrismo alle aree vaste interprovinciali, e avrà per protagonisti i territori, che dovranno definire gli ambiti ottimali delle aree vaste. Un ruolo strategico per l’intero territorio sarà quello della Città Metropolitana di Bologna, che dovrà essere l’hub della regione. Le Unioni di Comuni saranno perno dell’organizzazione dei servizi di prossimità al cittadino e assumeranno un’importanza fondamentale, perché l’obiettivo è quello di portare a 300 i Comuni entro questa legislatura. Altra priorità - ha concluso l’assessore - era il lavoro: grazie al confronto con le organizzazioni sindacali e ai 28 milioni aggiuntivi messi a bilancio non ci saranno esuberi e tutti i processi di mobilità rientreranno nel perimetro della nostra regione”.

Il personale della Città metropolitana e delle Province

Nella definizione dei ruoli assegnati a Regione, Città metropolitana di Bologna, Province, Comuni e Unioni di Comuni, la prima preoccupazione è stata quella di garantire ai dipendenti della Città metropolitana e delle Province il mantenimento del posto di lavoro. Molto stringenti i tempi previsti dalla legge per la definizione degli elenchi del personale interessato: entro la fine del 2016 tutte le 3.966 persone interessate avranno una collocazione certa. Circa 2.000 dipendenti resteranno alle Province per svolgere le funzioni fondamentali indicate dalla legge 56/2014 (cosiddetta “legge Delrio”), come ad esempio la pianificazione dei servizi di trasporto di ambito provinciale e gli interventi per l’edilizia scolastica. Circa un migliaio saranno trasferiti a livello regionale (Regione ed enti regionali) per lo svolgimento di funzioni regionali in materia, ad esempio, di agricoltura, ambiente, formazione e altro.

Le misure finanziarie straordinarie

Per accompagnare la legge di riordino istituzionale e il percorso verso la costituzione delle Aree vaste, coprire integralmente le spese relative alle funzioni da delegare o mantenere in gestione diretta, garantire il lavoro ai dipendenti della Città metropolitana e delle Province, la Regione ha assicurato sul bilancio 2015 una quota aggiuntiva di 28 milioni di euro, oltre ai 31 ordinariamente previsti. “Uno sforzo straordinario che garantisce la transizione, assicura la continuità dei servizi e offre al sistema degli enti locali condizioni adeguate per gestire l’azione di governo”.

Un nuovo modello di governo territoriale

Il progetto dà applicazione alla legge 56/2014, ma al tempo stesso prefigura un nuovo modello di governo territoriale che pone le basi per la realizzazione di Aree vaste interprovinciali, più ampie degli attuali confini territoriali, fondate sull’aggregazione funzionale tra Province. I territori provinciali potranno fare sistema per sviluppare al meglio nuove strategie territoriali e gestire i servizi in modo unitario (ad esempio in materia di turismo, trasporti o protezione civile), in linea con le esigenze di cittadini e imprese. Altrettanto importante il ruolo affidato alla Città metropolitana di Bologna, che avrà significative ricadute sia sulla stessa area bolognese, sia sull’intero territorio regionale: la Città metropolitana come hub della regione. Un ruolo di rilievo assumono anche le Unioni di Comuni, specie in alcuni settori come forestazione e vincolo idrogeologico. In quest’ottica la legge valorizza ulteriormente le Unioni come perno dell’organizzazione dei servizi di prossimità al cittadino (ad esempio gli sportelli unici edilizia e attività produttive). Forte è anche l’incentivazione alle fusioni di Comuni, che ridurrà il numero dei Comuni in regione.

Commenti (3)

  • Quindi cambiamo nome, ci inventiamo nuove necessità, ma più che altro burocrazia, aggiungiamo dipendenti e soprattutto dirigenti, sistemiamo amici e parenti, e dov'è il problema, tanto paghiamo tutto noi. Cuv c'apes un colp sec.

  • Aree vaste???? Alla fine quando ci faranno vedere i conti....sarà una rimessa....

  • Ecco spiegato il fatto che l'Italia è sempre in rosso con i conti....

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