Profughi, nuovi indirizzi sul sistema di accoglienza: protocollo sulle attività di volontariato

La Regione Emilia-Romagna ha costantemente promosso, già a partire dalla cosiddetta “Emergenza Nord Africa” del 2011, la partecipazione dei richiedenti protezione internazionale, ospitati in diverse strutture di accoglienza, alla vita delle comunità, a fianco delle realtà locali del volontariato

Cambia il sistema nazionale di accoglienza profughi e l’Emilia-Romagna apre alla possibilità di svolgere, in modo volontario, attività utili alle comunità locali da parte degli stessi richiedenti asilo. Nel giorno in cui la Commissione europea accetta di assegnare i richiedenti asilo a tutti i Paesi membri per alleggerire gli Stati maggiormente sotto pressione (tra cui l’Italia, da cui partiranno 40 mila profughi), la vicepresidente della Regione Emilia-Romagna, Elisabetta Gualmini, e il Prefetto di Bologna, Ennio Mario Sodano, hanno presentano le nuove linee guida nazionali sull’accoglienza profughi e firmato il Protocollo sulle attività di volontariato che potranno svolgere i richiedenti asilo.

I nuovi indirizzi nazionali
Sono molte le novità, sollecitate dall’Europa, sul sistema nazionale di accoglienza profughi presentato oggi. Il prossimo 30 settembre entrerà infatti in vigore il Decreto Legislativo 142/2015, che aggiorna e supera l’Intesa tra Stato, Regioni ed Enti Locali del 10 luglio scorso, fornendo norme chiare e omogenee per tutto il territorio nazionale. - Le norme contenute nel provvedimento saranno il riferimento unico per Prefetture e Amministrazioni locali. I nuovi indirizzi riguardano principalmente tre aspetti. Il primo è il modello “organizzativo” dell’accoglienza, che dovrà essere suddiviso in primo e secondo livello, sotto l’egida di un Tavolo di coordinamento nazionale e regionale in capo alla Prefettura; il secondo riguarda il modello di pianificazione dell’accoglienza, che consente di passare dalle vecchie strategie di accoglienza emergenziali a iniziative mirate e strutturate; il terzo fa riferimento alle procedure in tema di residenza e il lavoro. In questa prospettiva, i richiedenti asilo potranno iscriversi all’anagrafe dopo 3 mesi di permanenza nei centri di accoglienza e potranno svolgere attività lavorativa dopo 60 giorni, e non più 180, dalla presentazione della domanda di asilo. 

“Un provvedimento importantissimo – lo ha definito la vice èresidente Elisabetta Gualmini –  di cui stranamente si discute molto poco. E’ passato in sordina nel mese di agosto e invece è il vero punto di riferimento da qui in avanti. Finalmente l’Europa si fa sentire, accetta il sistema di quote obbligatorie e chiede ai governi nazionali di puntare su un sistema di accoglienza non più squilibrato tra i territori e non più improvvisato”.
“Pensare ora di svicolare o di procedere in ordine sparso – ha proseguito Gualmini –  o addirittura di tirarsi indietro scaricando il problema su territori vicini, diventa sempre più difficile. Sono poi molto contenta che di fatto la normativa proponga  lo stesso sistema di accoglienza già in vigore in Emilia Romagna, strutturato su due livelli di accoglienza ben strutturati e divisi tra di loro. Speriamo ora che tutti facciano la loro parte, paesi europei e Stati Uniti compresi, e che la sfida dell’esodo di massa dai paesi in guerra sia cogestita da tutti e non solo da alcuni”.

Arriva anche dal Prefetto Ennio Mario Sodano la conferma che molte delle norme contenute nel decreto, in Emilia-Romagna sono già applicate da tempo. “Se il sistema dell’accoglienza dei profughi in Emilia-Romagna è stato gestito fino ad oggi in modo positivo - ha detto il prefetto - è grazie alla stretta collaborazione con la Regione e gli Enti locali, che ringrazio". "Quel che sta succedendo in Europa – conclude il Prefetto - rende giustizia a quanto si è fatto in Italia e specialmente in questa regione. L’impianto recepito nelle linee di indirizzo parte dall’esperienza dell’Emilia-Romagna, che in tal senso ha fatto scuola” Per quanto riguarda le espulsioni di cittadini stranieri (non solo profughi) dall’ambito territoriale dell’Emilia-Romagna, si tratta di oltre 2.500 espulsioni all’anno (2.683 nel 2013, 2.429 nel 2014 e 1555 nei primi otto mesi del 30 agosto. Solo a Bologna le espulsioni, secondo i dati del sistema di contabilità della Questura, sono 929 nel 2013, 742 nel 2014 e 424 nei primi 8 mesi del 2015. “Le espulsioni dunque si fanno – commenta Gualmini – così come nel resto di Italia, ed è estremamente importante che la solidarietà dell’accoglienza si combini con la severità e l’intransigenza sui respingimenti ed espulsioni.”

Il Protocollo sulle attività di volontariato
E’ stato siglato, sempre dalla vicepresidente Gualmini e dal Prefetto Sodano, il Protocollo regionale sulle attività di volontariato per richiedenti asilo. Il documento è firmato anche dal Terzo Settore, dalle Organizzazioni sindacali, dalla Cooperazione sociale e dall’ANCI. Sulla base degli accordi e delle norme sottoscritte, come peraltro avviene già in alcuni Comuni, i profughi potranno, in modo volontario, dare il proprio contributo alle comunità che li accolgono. E lo possono fare pulendo strade e sentieri, curando parchi e giardini pubblici, occupandosi di trasporto sociale oppure eseguendo piccoli lavori di manutenzione nelle scuole o in altri edifici pubblici. Anche questo è un segno, hanno sottolineato i sottoscrittori, di reciprocità e rispetto per i cittadini emiliano-romagnoli che accolgono queste persone. Ai profughi che accetteranno di svolgere attività di volontariato verranno garantiti, oltre all’assicurazione, percorsi di orientamento e formazione, nonché eventuali strumenti, attrezzature e dispositivi di protezione individuale per l'esercizio delle attività che andranno a svolgere. La Regione Emilia-Romagna ha costantemente promosso, già a partire dalla cosiddetta “Emergenza Nord Africa” del 2011, la partecipazione dei richiedenti protezione internazionale, ospitati in diverse strutture di accoglienza, alla vita delle comunità, a fianco delle realtà locali del volontariato.

Commenti (3)

  • Se le cantano e se le suonano... basta parlare di "profughi", solo una piccolissima parte degli invasori può definirsi tale. Gli altri sono, nella migliore delle ipotesi, dei "clandestini", quindi andrebbero arrestati e, se non hanno alter pendenze, rispediti da dove sono venuti.

    • Se la cantano, se la suonano, e passano al l'incasso, che è la cosa che gli smuove veramente il cuore, altro che buonismo.

      • Hahahahaha beppe sei fantastico condivido!

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