Santa Sofia, il sindaco a Occhipinti membro della 'Banda della Uno bianca': "Pronti a riaccoglierti"

Santa Sofia, il sindaco a Occhipinti membro della 'Banda della Uno bianca': "Pronti a riaccoglierti"

Santa Sofia

SANTA SOFIA - Santa Sofia, il comune della valle del Bidente in cui nacque uno dei componenti della banda della Uno Bianca, Marino Occhipinti, è pronta ad accogliere la sua "pecorella smarrita". Lo dice in una nota il sindaco di Santa Sofia Flavio Foietta, che divulga una lettera di Occhipinti. Il criminale è giunto per la prima volta a Santa Sofia lo scorso maggio. Da parte sua dice Foietta: "Crediamo tuttavia nella "redenzione" degli uomini"

 

L'ultima visita di Occhipinti è stato per il funerale del padre. Dice Foietta: "Abbiamo ricevuto una lettera da Marino Occhipinti che volentieri rendiamo nota, come chiesto da lui stesso. Rispettiamo la tragedia ed il dolore delle vittime (e dei loro famigliari) della "Uno bianca" ed esprimiamo loro solidarietà ed affetto. Crediamo tuttavia nella "redenzione" degli uomini e Marino ha iniziato il percorso di riacquisizione della sua dignità e per questo merita il nostro plauso. Molti santasofiesi, amici e conoscenti, lo hanno già accolto con affetto".

 

Quindi la netta presa di posizione: "Auspichiamo un suo completo e totale rientro nella nostra comunità. Un particolare pensiero va alla mamma Graziella, donna in gamba e molto forte, passata attraverso dolore e tragedie, ultime delle quali la perdita del caro marito Emanuele".

 

Marino Occhipinti è nato a Santa Sofia il  25 febbraio 196: è stato membro della banda della Uno Bianca, in particolare prese parte ad un assalto a un furgone della Coop di Castel Maggiore, il 19 febbraio 1988, durante il quale morì una guardia giurata e per questo è stato condannato alla pena dell'ergastolo. Anche lui poliziotto presso la squadra mobile di Bologna, al momento dell'arresto, avvenuto il 29 novembre 1994, era vicesovrintendente della sezione narcotici della Squadra mobile.

 

Nella sua lettera, dal carcere di Padova, Occhipinti dice che "dopo la mia vicenda giudiziaria fino ad un anno fa ero assolutamente sicuro che se un giorno avessi avuto la possibilità di incominciare ad uscire dal carcere, non sarei più tornato a Santa Sofia". Questo per il "disagio e la vergogna" che avrebbe incontrato nel paese natale: "Ho profondamente offeso e ferito il mio paese". E continua: "La malattia del mio babbo non solo mi ha fatto trovare il coraggio di affrontare la situazione, ma mi ha costretto a ritornare".

 

E ancora: "Dopo il 30 maggio 2010 mi è stata data l'opportunità, in un percorso più strutturato, di tornare a Santa Sofia più volte, l'ultima delle quali dieci giorni in ottobre io e il mio babbo abbiamo anche seminato assieme, un gesto simbolico quello della semina, per me molto profondo e importante. L'ho aiutato in altri lavori di campagna, gli ho fatto sentire la mia presenza e il mio amore". Quindi l'affetto del paese: "Mi sono potuto muovere anche in paese, dopo i primi saluti e i primi calorosi abbracci tutto il disagio e il timore che avvertivo è svanito".

 

Conclude Occhipinti al sindaco: "La ringrazio davvero e le chiedo se può estendere in qualche modo la mia gratitudine al paese che orgogliosamente Lei amministra, una comunità composta da bella gente e col cuore grande".

Commenti (8)

  • Avatar anonimo di Marc
    Marc

    Sarà ma...redenzione... perdono.. io sarei più favorevole ad aiutare la redenzione di un mafioso, almeno, in questo caso, aver vissuto in un certo tipo di società può essere una parziale scusante!!

  • Avatar anonimo di maximilian
    maximilian

    se mandassimo a casa gli stranieri da quelle parti metà delle fabbriche chiuderebbero,metà delle case di "locali" sarebbero vuote...e tutto l indotto economico ne risentirebbe....ma chi non li vuole probabilmente ha(per ora) il suo bel "lavorino" ordinato e manco si accorge di dove va l'economia...ma se ne accorgerà ...se ne accorgerà....sperando che l'Egitto tenga e tutti i paesi limitrofi ,sennò con il menga che diminuscono gli immigrati...poi ci mandiamo dei 60 enni in camicia verde a respingerne a migliaia....speriamo bene...

  • Avatar anonimo di alessandrat
    alessandrat

    cervia1965 concordo pienamente.. anche qualche penpensante italiano, in auito per il viaggio servirebbe

  • Avatar anonimo di ilmatterello
    ilmatterello

    Di commenti così non se ne sente di certo la mancanza. Uno sforzo per migliorarsi non uccide nessuno. La vicenda non deve avere dignità pubblica ma solo privata. wwww.ilmatterello.wordpress.com

  • Avatar anonimo di Cervia1965
    Cervia1965

    I magrebini a casa loro....a nuoto!!! e tanto che ci siamo io butterei in mare pure qualche aficionados Romagnolo....

  • Avatar anonimo di ReArtù
    ReArtù

    Vi sono situazione che attengono alla sfera personale come il perdono "divino". Le istituzioni dovrebbero essere sempre imparziali e non entrare nel merito. Al di la dei benefici che prevede la legge, il sindaco poteva fare a meno di intervenire in questa vicenda.

  • Avatar anonimo di alessandrat
    alessandrat

    gli assassini in carcere e a lavori forzati.. i magrebini a casa loro..

  • Avatar anonimo di Marco Valli
    Marco Valli

    Gli assassini si. I maghrebini no. Complimenti.

Notizie di oggi

I più letti della settimana

    -
    -