Sciopero della giustizia, in Emilia-Romagna adesione al 60%
Sciopero della giustizia, in Emilia-Romagna adesione al 60%
Bologna - Sciopero riuscito per i lavoratori della giustizia in Emilia-Romagna: l'adesione e' stata superiore al 60%, scrive in una nota il sindacato della Fp-Cgil, che lo aveva indetto insieme a Uilpa, Flp ed Rdb. "Nel corso dello sciopero si sono svolti presidi di lavoratori e a Bologna- spiega il segretario regionale della Fp Cgil, Gianni Paoletti- c'e' stato un incontro con il rappresentante del prefetto a cui sono stati illustrati i motivi dell'iniziativa di lotta".
I lavoratori della giustizia protestavano "contro la perdita di professionalita', il taglio delle retribuzioni e la mancata riqualificazione che il personale attende da 20 anni", ma soprattutto "contro un accordo firmato solo da due sindacati, la Cisl e un sindacato autonomo che rappresentano una minoranza dei lavoratori". La richiesta che e' partita alla volta dell'Amministrazione e' di "riaprire le trattative".
Dalle citta' dell'Emilia-Romagna, assistenti e cancellieri hanno detto "no" alla "politica di tagli del
ministero della Giustizia", chiedendo invece "investimenti per riorganizzare e rendere piu' efficiente la macchina giudiziaria". Inoltre, prosegue la nota della Cgil, la protesta odierna ha voluto gridare che "per una questione di giustizia e democrazia, un accordo vale solo se a firmarlo sono sindacati che rappresentano la maggioranza dei lavoratori".
R: Sciopero della giustizia, in Emilia-Romagna adesione al 60%
J. Dorian:
Il mio riferimento alla giustizia come "prodotto" non era ovviamente un modo per svilirla in una logica mercantile, quanto piuttosto il tentativo di far comprendere anche anche nei ministeri la logica della competitività e del mercato. Mi ha colpito molto un intervento a un articolo del corriere fatto da un operaio licenziato nei confronti dei professori di storia dell'arte che si opponevano a una loro riqualificazione nel settore museale. Lui diceva che nel suo caso nessuno l'ha riqualificato, ed è finito in strada a cercare, da solo e non più giovane, una nuova professionalità. Questo i dipendenti pubblici dovrebbero ricordarlo sempre, anche se chi mai nella sua vita, neppure una volta, ha temuto per il posto di lavoro, lo potrà mai intendere fino in fondo.
R: Sciopero della giustizia, in Emilia-Romagna adesione al 60%
L'uomo qualunque:
Basterebbe portare le loro ore di lavoro effettivo e sottolineo effettivo, a 40 alla settimana ed equiparare, quindi ridurre, i loro stipendi a quelli miserevoli oggi in voga nelle aziende private; coloro che poi non fossero soddisfatti delle novità potrebbero uscire dalle loro tanto disagiate sedi e cercare miglior fortuna altrove, lontano dall'inferno del pubblico impiego.
Qualche giovane, in gamba ed in cerca di lavoro, che li sostituisca e si adatti alle condizioni miserevoli di cui costoro si lamentano credo che si troverà senz'altro in giro per l'Italia.
E quanto mi fanno amaramente sorridere i sindacalisti, che vogliono difendere questi signori privilegiati e molto spesso poco produttivi come se si trattasse di operai che lavorano in fabbrica per 8-10 ore al giorno per 1.100 euro al mese (quando gli va di lusso e lo stipendio arriva).




