Trasporti, in Regione parte l'esame del Prit 2025: "Condivisibile, ma servono correttivi"

"Il Piano dei trasporti integrato 2025 rivede alcune strategie del precedente, del 1998, e chiude un ciclo portando a termine alcune opere previste in quel documento". Sono le parole del relatore di maggioranza Massimo Iotti

"Il Piano dei trasporti integrato 2025 rivede alcune strategie del precedente, del 1998, e chiude un ciclo portando a termine alcune opere previste in quel documento". Sono le parole del relatore di maggioranza Massimo Iotti (Partito democratico) che ha aperto l'analisi in Aula del Piano dei trasporti integrato 2025 (Prit2025), documento che verrà adottato dall'Assemblea legislativa al termine di questi due giorni d'Aula. "E' stata una discussione molto articolata quella che ha portato oggi il Prit2025 in Aula. Molti incontri sui territori, aperti a tutti, e sedute tematiche in commissione Territorio. Il Piano oggi è di corto-medio periodo e pone le basi per un nuovo ciclo. Gli obiettivi fondamentali sono quelli relativi alle tematiche ambientali, al governo del territorio, all'aumento della sua vivibilità e alla decongestione del traffico. Una nota di merito la rivolgo all'operazione portata avanti sulla mobilità ciclabile con una catalogazione puntuale e precisa della rete regionale. I contenuti del Prit individuano delle priorità e non sono un puntuale elenco di risorse".

Parole a cui hanno fatto seguito quelle di Massimiliano Pompignoli (Lega nord): "Siamo di fronte a un Piano molto ambizioso, condivisibile per la maggior parte dei punti ma migliorabile in altri. L'ascolto con i territori infatti ha evidenziato alcune esigenze e criticità. Andremo a valutarlo dopo la presentazione delle osservazioni. Oggi è un primo passo ma serviranno alcuni correttivi".

Che cosa è il Prit

Il Piano regionale integrato dei trasporti (Prit) è il principale strumento di pianificazione della mobilità, di persone e merci, della regione. Definisce e sviluppa gli obiettivi strategici, descrive il sistema di azioni previsto per il loro perseguimento, le risorse teoricamente necessarie e il sistema di monitoraggio e gestione per verificare il suo stato di attuazione. Nasce a quasi 20 anni dal precedente, datato 1998 e creato in un contesto socio-economico del tutto diverso dall’attuale. “Per assicurare il soddisfacimento dei bisogni di mobilità- si legge nel documento- non si deve puntare a ‘muovere i veicoli’, ma piuttosto a garantire e definire corretti livelli di accessibilità alle merci e alle persone, in una logica che riduca la necessità di spostamenti, li ottimizzi e li indirizzi verso modalità più sostenibili, agendo sul piano dei comportamenti”.

Gli obiettivi del Piano

Diversi quelli ‘generici’: assicurare lo sviluppo sostenibile del trasporto riducendo il consumo energetico, le emissioni inquinanti, gli impatti sul territorio; garantire elevati livelli di accessibilità integrata per le persone e per le merci; contribuire a governare e ordinare le trasformazioni territoriali in funzione dei diversi livelli di accessibilità che alle stesse deve essere garantito; assicurare elevata affidabilità e sicurezza al sistema; incrementare la vivibilità dei territori e delle città, decongestionando gli spazi dal traffico privato e recuperando aree per la mobilità non motorizzata adeguatamente attrezzate; assicurare pari opportunità di accesso alla mobilità per tutti e tutte, garantendo in particolare i diritti delle fasce più deboli; promuovere meccanismi partecipativi per le decisioni in tema di mobilità, trasporti e infrastrutture; garantire un uso efficiente ed efficace delle risorse pubbliche destinate ai servizi di mobilità pubblica e agli investimenti infrastrutturali; garantire l’attrattività del territorio per gli investimenti esterni e migliorare di conseguenza il contesto competitivo nel quale operano le imprese.

Nello specifico, gli obiettivi rispetto agli anni 2013-2014, per la mobilità su gomma e ferro sono: la riduzione del 50% dei tratti in congestione della rete stradale regionale, la riduzione del 50% della mortalità nelle strade, l’aumento del 13% dei passeggeri del trasporto pubblico locale (50% in più su ferro, 10% in più su gomma), l’incremento del 10% dei servizi minimi del trasporto pubblico su gomma, del 30% dei servizi ferroviari e la riduzione del 30% dell’età media del parco mezzi del trasporto pubblico su gomma. Per quanto riguarda la mobilità ciclabile la quota stabilita è un aumento del 20% degli spostamenti urbani in bici. Per il trasporto merci ferroviario invece è un più 30%. Diversi gli obiettivi per i veicoli motorizzati: la riduzione del 10% della crescita del tasso di motorizzazione (auto), l’aumento del 20% delle immatricolazioni di auto elettriche, del 20% per quelle a metano, del 15% per le ibride, l’incremento del 35% degli autobus ibridi e del 25% dei bus a metano, del 25% dei veicoli commerciali leggeri elettrici, del 10% per quelli pesanti e, infine, la sostituzione del 50% dei veicoli commerciali leggeri pre-euro 1. Il tutto per arrivare ad una diminuzione del 30% delle tonnellate di C02 emesse.

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