Vaccini in calo in Emilia Romagna: 1,5 milioni le dosi somministrate nel 2014

La Regione ha chiesto al ministero di rivedere la normativa in materia, inserendo anche i vaccini raccomandati, ma non obbligatori, comunque fondamentali per la salute dei bambini

Le vaccinazioni in Emilia-Romagna risultano essere nella media italiana - 1,5 milioni le dosi somministrate nel 2014 -  rispetto però a un passato in cui, assieme al Veneto, era la regione più virtuosa in Italia. Negli ultimi anni si è infatti registrata una contrazione significativa; in Romagna, in particolare, non viene più conseguito l’obiettivo del 95% di minori vaccinati: la maglia nera spetta a Rimini, dove è presente il movimento antivaccinale più attivo, territorio in cui il 10% della popolazione minorenne è inadempiente. L’"aspetto ideologico" è alla base del rifiuto ai vaccini, mentre "sono irrilevanti i casi di bambini non immunizzati tra i cittadini extracomunitari e tra la popolazione Rom".

Questi i dati e gli elementi principali emersi nell’informativa dell’assessorato alle Politiche per la salute sulla regolamentazione vigente relativa al sistema nazionale e regionale delle vaccinazioni, svolta oggi nella seduta congiunta della commissione Politiche per la salute e politiche sociali, presieduta da Paolo Zoffoli, e della commissione Cultura, scuola, formazione, lavoro, sport e legalità, presieduta da Giuseppe Paruolo. “Il mancato superamento della soglia di sicurezza dell’85% di vaccinati- ha specificato la funzionaria dell’assessorato- produce evidenti rischi non solo per quei soggetti inadempienti ma anche per bambini con patologie gravi che precludono l’utilizzo dei vaccini. Per fare un esempio, un bambino immunodepresso in caso di contrazione del morbillo può rischiare anche la morte”.

Inoltre, ha evidenziato il fatto che “le malattie collegate ai vaccini obbligatori non sono legate all’ambiente, si possono contrarre anche in spazi salubri”. Ha invece respinto le tesi che collegano la somministrazione dei vaccini a particolari patologie: “Non esistono connessioni tra l’immunizzazione e patologie come autismo, epilessia e diabete”. Inoltre, “sostanze quali alluminio (che agisce da adiuvante per ridurre l’utilizzo di antigeni) e formaldeide presenti in quantità minime in alcuni vaccini non producono nessun rischio per la salute umana. Percentuali di allumino sono presenti anche in numerosi alimenti, così anche per la formaldeide, che è inoltre presente naturalmente nel nostro organismo”.

“La normativa nazionale- ha poi spiegato- prevede l’obbligo vaccinazione solo per difterite, tetano, poliomielite ed epatite C. La Regione Emilia-Romagna ha chiesto al ministero di rivederla, inserendo anche quei vaccini, raccomandati, comunque fondamentali per la salute dei bambini”. Per comprendere l’utilità delle vaccinazioni, in particolare nei primi mesi di vita in cui i soggetti sono più deboli, basti pensare che in Italia “dal 1900 al 1940 i casi di difterite registrati sono stati 20-30.00, dal 1990 al 2000 solo 5”. Stessa cosa per la poliomielite, “8.000 casi nel 1958, l’ultimo in Italia nel 1982”. L’utilizzo diffuso delle vaccinazioni, ha poi riferito l'esperta, “consente di evitare, nel mondo, ogni anno, 3 milioni di decessi, anche se potrebbero essere salvate un altro milione e mezzo di di persone”. Nel 2014, in Emilia-Romagna sono state somministrate “1,5 milioni di dosi, 1.343 sono state le segnalazioni di controindicazioni, comunque di moderata entità, come piressia, debolezza, pianto e nausea”.

Sulla concorrenza farmaceutica, la funzionaria ha risposto che “sono tre le aziende che producono vaccini”, ricordando che “le forniture avvengono attraverso gare d’appalto”. Relativamente alla comunicazione, ha ammesso che “attualmente è insufficiente, l’obiettivo è potenziare i canali informativi”. Sulle vaccinazioni per adulti, “per difterite e tetano è consigliato il richiamo ogni dieci anni”. Sulla causalità decessi-vaccinazioni è stato confermato che “nella banca dati non risulta alcun caso”. Infine, ha ricordato che “i cittadini che decidono di opporsi alla vaccinazione dei loro figli, vengono convocati dal sistema sanitario regionale per un colloquio in cui si chiede di firmare un documento che attesti il diniego, in caso di rifiuto vengono segnalati al sindaco del comune di residenza e al tribunale”.   

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