Continua la flessione delle imprese: agricoltura, commercio e costruzioni in difficoltà

Le imprese attive rendono la misura dell’effettiva capacità della base imprenditoriale

Le imprese registrate in Emilia-Romagna sono risultate 458.317 a fine settembre, solo 366 in più (+0,1 per cento) rispetto a fine giugno. Il contenuto aumento congiunturale è inferiore di un terzo rispetto a quello rilevato lo scorso anno. E' quanto emerge da uno studio condotto da Unioncamere Emilia-Romagna, che ha elaborato i dati del Registro delle imprese delle Camere di commercio. "Gli effetti del ciclo economico si manifestano con ritardo sulla demografia delle imprese - viene chiarito -. I dati riferiti al trimestre corrente riportano all’attenzione alcuni dubbi. Si riduce nuovamente la mortalità, ma più ancora la natalità e accelera la diminuzione delle imprese attive. La ripresa economica degli ultimi trimestri ancora non si riflette sul Registro delle Imprese. Nei prossimi mesi si capirà se siamo di fronte ad una flessione di natura congiunturale o a cambiamenti strutturali del nostro tessuto economico". 

A livello nazionale l’aumento congiunturale delle imprese registrate è risultato analogo (+0,1 per cento). Nel trimestre, hanno segnato il nuovo minimo degli ultimi venti anni sia le iscrizioni (4.662), sia le cessazioni (4.313), entrambe diminuite rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno, ma le prime in più ampia misura, le seconde solo leggermente. Le imprese attive rendono la misura dell’effettiva capacità della base imprenditoriale. A fine settembre, erano 406.092, 3.798 in meno (-0,9 per cento) rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno. È aumentato Il ritmo della loro flessione tendenziale rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno (-0,5 per cento), mentre a livello nazionale le imprese attive segnano solo una lievissima flessione (-0,1 per cento).

I settori di attività economica che hanno maggiormente determinato la riduzione delle imprese attive sono l’agricoltura, silvicoltura e pesca (-1.247 unità, -2,1 per cento), l’insieme del commercio (-1.188 unità, -1,3 per cento) e le costruzioni (-1.131 unità, -1,7 per cento). Segno rosso anche per l’industria manifatturiera (-818 unità, -1,8 per cento), con quattro settori su cinque che registrano una riduzione delle imprese, e le attività immobiliari (-431 unità, -1,6 per cento) Segnali positivi giungono solo dai settori dei servizi, in primo luogo dall’aggregato del noleggio, delle agenzie di viaggio e dei servizi di supporto alle imprese (+379 unità, +3,3 per cento), quindi dalla crescita delle attività professionali, scientifiche e tecniche (+200 unità, +1,3 per cento).

La forma giuridica - La riduzione tendenziale della base imprenditoriale è stata determinata dal sensibile rafforzamento dell’andamento negativo delle ditte individuali, scese di 3.025 unità (-1,3 per cento) e dalla leggera accelerazione della riduzione delle società di persone, diminuite di 2.042 unità (-2,5 per cento). Queste ultime risentono dell’attrattività della normativa sulle società a responsabilità limitata, che sostiene l’aumento tendenziale delle società di capitale (+1.328 unità, +1,6 per cento), risultato sensibilmente più contenuto rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno.

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