Effetto export: Emilia Romagna al secondo posto in Italia

L’Emilia-Romagna si conferma la seconda regione italiana per valore delle esportazioni e nel primo semestre cresce del 4,7 per cento staccando il Veneto (+1,8 per cento) e più ancora Lombardia e Piemonte, che invece arretrano.

Prosegue nel secondo trimestre la forte crescita delle vendite all’estero dell’Emilia-Romagna (+4,5 per cento), risultate pari a 17.010 milioni di euro, secondo i dati Istat delle esportazioni delle regioni italiane, analizzati da Unioncamere Emilia-Romagna. L’aumento dell’export regionale ha trainato quello nazionale che ha mostrato una tendenza positiva, ma più contenuta (+3,3 per cento). L’Emilia-Romagna si conferma decisamente come la seconda regione per quota dell’export nazionale (13,9 per cento), preceduta dalla Lombardia (26,8 per cento) e seguita dal Veneto (13,5 per cento) e dal Piemonte (10,0 per cento). Nel primo semestre dell’anno, la crescita delle esportazioni emiliano-romagnole (+4,7 per cento) brilla se si considerano le altre regioni principali esportatrici italiane. Solo le esportazioni del Veneto sono aumentate (+1,8 per cento), mentre segnano un arretramento quelle della Lombardia (-0,2 per cento) e del Piemonte (-2,5 per cento).

I settori - Osservando i risultati dei comparti che hanno fornito i contributi principali alla crescita nel trimestre, si rileva come il risultato regionale sia da attribuire principalmente all’eccezionale aumento delle vendite estere dell’altra manifattura (+86,2 per cento) e in seconda battuta all’industria dei mezzi di trasporto che ha ottenuto una crescita del 12,4 per cento. Seguono distanziati gli apporti della metallurgia e dei prodotti in metallo (+6,5 per cento), delle industrie della moda (+4,5 per cento) e di quella alimentare (+3,5 per cento). Segno rosso per le esportazioni agricole (-4,8 per cento).

Le destinazioni - Nel secondo trimestre 2019, l’andamento delle esportazioni regionali ha tratto vantaggio da una forte crescita sui mercati asiatici (+20,4 per cento) e dalla capacità di consolidare una tendenza positiva sia sull’area europea, in particolare dell’Unione (+2,6 per cento), sia su quella americana, con risultati più consistenti negli Stati Uniti (+4,1 per cento). Da segnalare un rallentamento della, finora prolungata, tendenza negativa delle esportazioni verso la Turchia (-12,3 per cento)
 

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