Il commercio prima del coronavirus: la situazione era in miglioramento

Nel quarto trimestre 2019 rallenta ancora il calo delle vendite (-0,2 per cento). La tendenza negativa riguarda solo il dettaglio specializzato non alimentare, mentre aumentano alimentare e di iper, super e grandi magazzini

A venti giorni dall’inizio dell’emergenza legata al diffondersi del Covid-19, secondo le stime delle associazioni di categoria, le imprese del commercio, turismo e servizi registrano un crollo del fatturato dal 40 al 90 per cento. Una pesante conseguenza economica, un duro colpo per le aziende e l’occupazione, collegato alla caduta della domanda e dei consumi in particolare nel settore commercio che, a fine 2019, stava invece rivedendo qualche luce per effetto di una più ridotta flessione delle vendite.

Secondo quanto emerge infatti dall’indagine congiunturale realizzata da Camere di commercio e Unioncamere Emilia-Romagna, le vendite a prezzi correnti hanno subito un’ancora più contenuta flessione dello 0,2 per cento nel quarto trimestre del 2019 rispetto all’analogo periodo del 2018 per gli esercizi al dettaglio in sede fissa. La minore velocità della discesa avrebbe aperto alla prospettiva di un possibile futuro recupero, che l’evoluzione dell’epidemia di coronavirus mette seriamente in dubbio. Anche il saldo tra le quote delle imprese che rilevano un aumento o una diminuzione tendenziale delle vendite risale da -0,4 a +5,6 punti. Il 2019 si è chiuso con una riduzione delle vendite dello 0,7 per cento, che segue una più ampia flessione dell’1,6 per cento nel 2018.

Le tipologie

Il dettaglio specializzato non alimentare ha subito una correzione delle vendite dello 0,8 per cento, le vendite dello specializzato alimentare sono invece aumentate dell’1,0 per cento, e anche iper, super e grandi magazzini hanno confermato la tendenza positiva con un aumento dello 0,7 per cento.

La dimensione delle imprese

I dati mostrano una correlazione positiva dell’andamento delle vendite con la dimensione aziendale, con un effetto soglia. La piccola distribuzione, da 1 a 5 addetti, accusa un calo dello 0,5 per cento e le imprese di media dimensione, da 6 a 19 addetti, registrano una correzione più accentuata dell’1,0 per cento, mentre la tendenza risulta leggermente positiva per le imprese con almeno 20 addetti (+0,5 per cento).

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Il registro delle imprese

Peraltro, la pressione sulla base imprenditoriale del dettaglio è rimasta elevata. Le imprese attive nel commercio al dettaglio erano 43.594 al 31 dicembre 2019. Rispetto ad un anno prima la loro consistenza è diminuita del 2,6 per cento (-1.163 unità).

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