A spasso per i borghi: Dozza Imolese

A spasso per i borghi: Dozza Imolese

di 19/10/2007

    Dozza si trova al confine fra l'Emilia a la Romagna, sulle colline a sud ovest di Imola, a pochi chilometri dalla Via Emilia, a 25 km da Bologna e appena 6 dalla città sforzesca. E' un prezioso borgo medievale fortificato e protetto da una possente rocca sforzesca di grande interesse storico-culturale, ma anche tranquilla zona di relax, incorniciata dalle dolci colline e dai caratteristici vitigni.

    Il nome di Dozza, trova testimonianza scritta a partire dal 1126 sotto il toponimo castrum Dutie, che, con ogni probabilità deriva dal latino altomedioevale doccia, ad indicare la presenza nel luogo di un condotto per far confluire l' acqua in una vasca o cisterna a beneficio della popolazione. Il nome è dunque legato ad una probabile scarsità di acqua che colpiva questo territorio: dallo stemma del Comune, con il grifo che si abbevera, ai ritrovamenti di un antico acquedotto proveniente da Monte del Re, fino a toponimi delle chiese, tutto indica questa 'ossessione' per l'elemento acqua indispensabile per altro alla vita. Abitato fin dall'età del bronzo, il luogo fu prima assoggettato ai Galli, poi ai Romani. Ritornò a fiorire già prima del Mille. Furono i Bolognesi a cingerlo di mura, nel 1086 e circa due secoli dopo a costruire la rocchetta con il rivellino, a difesa dell'entrata del borgo. Ebbe il suo momento d'oro ed una certa stabilità solo con Caterina Sforza, che ne riedificò la Rocca. Poi, alla fine di lunghe dispute, divenne feudo dei Malvezzi-Campeggi.

    La Rocca di Caterina è uno dei gioielli del luogo, potente, massiccia, eppure al tempo stesso ben armonizzata con il resto del borgo. I lavori di ricostruzione del Carstrum antico, voluti dalla Signora Caterina Sforza, furono affidati nel tardo '400 all'architetto fiorentino Giorgio Marchesi, che alzò le spesse mura di cinta ed il torrione maggiore. L'aspetto attuale della Rocca è il frutto delle trasformazioni in palazzo signorile, completata proprio dai Malvezzi nel 1594. I loro discendenti l'abitarono fino al 1960, anno in cui l'acquistò il Comune, all'estinzione dell'ultimo erede. Degni d'attenzione rimangono anche la Chiesa Parrocchiale, in cui si segnalano una lunetta scultorea di epoca longobarda e il dipinto Madonna col Bambino fra i santi Giovanni Battista e Margherita (1492) del forlivese Marco Palmezzano, il Rivellino e la Rocchetta di origine trecentesca.

    Oltre l'interesse storico, Dozza deve la sua fama anche a due emergenze contemporanee: la Biennale del Muro Dipinto, vera e propria galleria d'arte "en plen air", e l`Enoteca Regionale che conserva e valorizza i vini dell'Emilia Romagna.