Banche e imprese: “Basilea 2” e oltre

Banche e imprese: “Basilea 2” e oltre

di 26/04/2010
Banche e imprese: “Basilea 2” e oltre
Banche e imprese: “Basilea 2” e oltre

    Per la piccola impresa non è mai facile procurarsi denaro fresco con cui innovare i propri macchinari e ottenere crediti, da parte delle banche, a costi non esosi. Che le imprese minori abbiano una forza contrattuale debole sul mercato del credito, rispetto alle grandi, è un dato di fatto. Sarà sempre così? Un dato è certo: quello tra banche e imprese continua a essere un rapporto difficile anche in presenza di regole e criteri che hanno reso più difficoltoso e oneroso l'accesso al credito per le imprese minori, spina dorsale del sistema imprenditoriale italiano.

    Ad esempio Basilea 2 è nato avendo come riferimento un sistema di imprese strutturate e di medio-grande dimensione, quali quelle che prevalentemente operano nei sistemi economici di matrice anglosassone. Il nostro sistema imprenditoriale, viceversa, presenta caratteristiche completamente diverse che male si adattano a sistemi standardizzati di valutazione del merito del credito. Una specificità facilmente desumibile dalla distribuzione delle imprese per forma giuridica. Le imprese individuali sono oltre 2,8 milioni e rappresentano il 64,7% del totale, mentre il 18,8%, pari al oltre 822 mila imprese, è costituito da società di persone. Così come è significativo e correlato il rapporto che c'è con i finanziamenti: quelli alle imprese fino a 19 addetti al 31 ottobre 2009, secondo la Banca d'Italia, erano pari a circa 164 miliardi di euro su un totale di circa 888 miliardi. In pratica, il 18% del totale e, di conseguenza, molto al di sotto della quota di contributo al Pil di questo segmento di imprese.

    Nella sostanza l'imprenditoria di tipo personale costituisce l'83,50% delle imprese italiane. Per questi soggetti non c'è distinzione tra patrimonio personale dei soci e patrimonio dell'impresa, per cui risulta strutturalmente difficile individuare criteri oggettivi/qualitativi di valutazione del merito del credito. Ragion per cui le Associazioni del cosiddetto Patto del Capranica (CNA in primis), nel corso di una audizione alla VI Commissione Finanze della Camera, hanno sollecitato maggiore attenzione verso le piccole e medie imprese, valorizzando il ruolo delle associazioni di categoria e del sistema dei Confidi, chiedendo di modificare i requisiti patrimoniali delle banche e rendendoli più flessibili, per impedire che il credito, per le aziende che lo meritano, si riduca proprio nei momenti più difficili. Due mondi, quello imprenditoriale e quello del credito, che hanno reciproco bisogno di migliorare i livelli di integrazione e di collaborazione. E invece la complessità delle procedure e gli impacci burocratici costituiscono, dal canto loro, una sorta di barriera per le imprese.

    Il miglioramento tecnologico e la progressiva globalizzazione dei mercati, cioè il crescente ampliarsi degli orizzonti competitivi, hanno dilatato, nel tempo, il divario tra le diverse fasce dimensionali di imprese in termini di efficienza produttiva a favore della grande impresa. In questo quadro, il problema principale è quindi divenuto il reperimento di capitali di rischio e di credito per sostenere le esigenze di elevati investimenti. Una ragione in più perché si rendano flessibili i requisiti patrimoniali delle banche, calibrandoli in senso anticiclico, per evitare appunto che si riduca il credito alle imprese sane in momenti critici come quello attuale. Di più, vanno introdotti trattamenti fiscali che favoriscano l'apporto di capitale nell'impresa da parte degli imprenditori, contribuendo così al miglioramento degli indici patrimoniali e di solvibilità dell'impresa stessa. Nodi vitali da risolvere per migliorare la capacità reciproca di dialogo tra imprenditore e banca. Insomma, in uno scenario moderno, il rischio d'impresa degli imprenditori andrebbe doverosamente sostenuto.

    Franco Napolitano

    Direttore provinciale CNA Forlì-Cesena