"Il Divo", nelle sale la vita dell'Andreotti sconosciuto

"Il Divo", nelle sale la vita dell'Andreotti sconosciuto

La locandina de "Il Divo", capolavoro di Paolo Sorrentino

Non più di due settimane fa, avevamo fatto notare come avere due film inclusi nella selezione ufficiale del Festival di Cannes rappresentasse un evento molto importante per il cinema italiano, già di per sé degno di essere ricordato. Oggi, con grande orgoglio e, lo confessiamo, non senza commozione, possiamo senza dubbio affermare che domenica scorsa è stata una giornata storica per il nostro cinema: Gran Premio della Giuria a "Gomorra", di Matteo Garrone e Premio della Giuria a "Il divo", di Paolo Sorrentino.

 

Le considerazioni da fare sarebbero tante e molteplici, ma non è questo il luogo. Di "Gomorra" abbiamo già parlato nell'articolo di cui sopra, quindi ora vorremmo dedicare alcune righe a Sorrentino. Prima di tutto, un po' di storia recente: Paolo Sorrentino non ha ancora quarant'anni (è nato a Napoli nel 1970), ma è al suo quarto film, infatti il suo esordio cinematografico, con "L'uomo in più", si situa nel lontano 2001.

 

Il film che lo ha fatto conoscere alla critica e, in misura assai minore, al pubblico italiano è "Le conseguenze dell'Amore" (2004), anch'esso presente quell'anno a Cannes ma fuori concorso, con cui vince cinque David di Donatello (gli Oscar italiani). Nel 2006 esce il suo terzo film "L'amico di Famiglia", che, pur riscuotendo un buon successo al botteghino, passa leggermente sotto silenzio, tant'è che viene praticamente ignorato all'edizione 2006 dei David di Donatello (dove si aggiudicano quasi tutto "Il Caimano" di Nanni Moretti e "Romanzo Criminale" di Michele Placido). Il resto è cronaca.

 

Su "Il divo" si è già detto a sufficienza nei mesi scorsi, e ancora molto si dirà in quelli a venire, il nostro consiglio quindi è di correre al cinema a vederlo, perché è un film, sotto tutti gli aspetti, straordinario. Se non li avete già visti, però, vi consigliamo vivamente anche di reperire gli altri film di Sorrentino, a cominciare da "L'uomo in più", pellicola in cui è già presente, ad uno stato ancora non del tutto manifesto, lo sfavillante talento visivo e di scrittura del regista partenopeo. Talento che emergerà in tutto il suo accecante fulgore ne "Le conseguenze dell'amore", vero e proprio fulmine a ciel sereno per tutti gli appassionati, che, come il sottoscritto, uscirono dalla sala storditi e confusi, ma già con la velata consapevolezza che si trattasse di qualcosa di epocale.

 

In questi anni quella consapevolezza è divenuta una certezza radicata e difesa - se volete anche in modo istintivo - da una fetta non piccola del pubblico, ma troppo spesso è stata ostracizzata dalle trasmissioni e dagli spazi televisivi dedicati al cinema. D'ora in avanti, ne siamo certi, le cose cambieranno, e tutti gli istrioni e le moderne sibille, che prima lambivano le vesti dei presunti potenti, cercheranno nuovi signori, ma - e anche di questo siamo sicuri - senza alcun successo.

 

Se ci volevano i francesi per far sì che l'ordine naturale fosse ristabilito, allora vive la France! Ma ricordatevi bene questi quattro nomi, tutti italiani: Paolo Sorrentino, Matteo Garrone, Emanuele Crialese e Saverio Costanzo, perché ne sentirete parlare, e non solo in Italia.

 

Giacomo Foglietta

Per la redazione di Xploitation

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