Il film della settimana: Gomorra

Il film della settimana: Gomorra

 

Quello che è iniziato il 14 di maggio è, per gli amanti del cinema, un periodo speciale. Infatti, dal 14 al 25 maggio si svolge la 61° edizione del Festival di Cannes, forse la più importante e prestigiosa manifestazione cinematografica al mondo. Ma quest'anno, quei dieci giorni, comunque vada a finire, per il cinema italiano saranno più che speciali, saranno memorabili. Non si tratta di un'affermazione azzardata, perché quest'anno la selezione ufficiale di Cannes è per un quinto composta da film italiani.

 

Già di per sé questo è un fatto rilevante, che testimonia dell'indiscussa qualità raggiunta dal cinema d'autore del nostro paese. E la scelta fatta dalla giuria di inserire due film italiani in concorso rappresenta un riconoscimento pubblico ufficiale, un segnale chiaro e diretto a tutto il mondo: il cinema italiano c'è, e c'è alla grande! Il cuore di chi scrive, però, si rallegra ulteriormente nella consapevolezza che i due autori italiani che ci rappresentano non sono i soliti "cani sciolti" che hanno vinto la lotteria delle selezioni - per poi finire nel dimenticatoio dei non premiati - ma sono i due massimi esponenti della new wave del cinema d'autore italiano contemporaneo.

 

Sto parlando, naturalmente, di Paolo Sorrentino e Matteo Garrone. Il primo presenta "Il Divo" (nelle sale dal 26 maggio) film che narra la vicenda umana e politica dell'88enne Senatore a vita Giulio Andreotti - che rappresenta il potere in Italia da quattro decenni - l'uomo che ha fatto della politica la propria vita. Venerdì, invece, esce nelle sale "Gomorra", di Matteo Garrone, tratto dall'omonimo best seller di Roberto Saviano, viaggio allucinante nei meandri della Camorra, dalle vele di Scampia a Casal del Principe, i luoghi dove si combatte un'incessante e sanguinosa guerra per il potere criminale e il controllo del territorio.

 

Lo stesso Garrone, perfettamente consapevole della durezza ma anche del lirismo presenti nel film, lo definisce come «un film di guerra ambientato a 150 km da Napoli». Prodotto da Domenico Procacci (Fandango), il quale, inizialmente, pensava di realizzare un film minore e a basso budget, il progetto si è progressivamente caricato di timori e aspettative, a seguito dell'incredibile successo del libro, tanto da sollevare nel regista e nel produttore seri dubbi sulla possibilità di un suo effettivo adattamento per il grande schermo. Ma troppo forte era l'attrattiva di rendere in pellicola la storia di Saviano.

 

Così è stata fatta la scelta più logica: non modificare l'idea del libro, concentrando quindi la narrazione sui personaggi, che con le proprie storie private diventano i frammenti di un mosaico che restituisce tutta la surreale drammaticità di terre, paesi e campagne, in cui l'unica legge è il codice d'onore della Camorra.

  

Giacomo Foglietta

Per la redazione di Xploitation

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