Il film: Funny Games Us

Il film: Funny Games Us

Il film: Funny Games Us

Quando un'industria artistica non ha più niente da dire inizia a ripetersi e ad accartocciarsi su sé stessa, imitandosi e rifacendosi per cercare nel vecchio quelle idee che latitano nel nuovo; in ambito cinematografico questa mancanza di idee si riflette nei remake, che negli ultimi anni stanno popolando, sempre più numerosi, le nostre amate sale.

 

Spesso molto scettici nei confronti di queste riproposizioni, i cinefili dovrebbero ogni tanto provare a dare qualche chance in più ad alcuni remake, nonostante il continuo "blocco dello scrittore" che sembra oggi perseverare tra gli sceneggiatori, soprattutto tra quelli hollywoodiani. La chance di cui stiamo parlando è quella che si merita Funny Games Us, ovvero il remake, a dieci anni di distanza dall'originale, del Funny Games che quando uscì sconvolse pubblico e critica, non tanto per la violenza mostrata ma per il nichilismo e il sadismo ostinato nei confronti della famiglia borghese, contro la quale il cinema di Michael Haneke si è scagliato con violenza.

 

Il regista tedesco dopo trent'anni di carriera ha deciso di rifarsi: di prendere un suo film, forse la sua miglior pellicola, e rimetterlo in scena, inquadratura per inquadratura. Ha deciso di farlo negli Stati Uniti, con attori blasonati (ricordiamo tra gli altri Naomi Watts, Michael Pitt e Tim Roth) e mantenendo per il film lo stesso titolo, aggiungendovi un semplice US, United States appunto. Perché?!

 

Se Michael Haneke non fosse l'autore di Benny's Video, Niente da nascondere, La pianista, tutti film molto personali, coraggiosi e per niente concilianti potremmo pensare alla ricerca di un travolgente successo al botteghino. Ma è plausibile una tale svolta nella politica di un regista che per ben tre volte ha assaltato e conquistato il Festival di Cannes, aggiudicandosi il Gran Premio della Giuria per La Pianista, la Palma d'oro e il premio per miglior regia di Niente da nascondere, ricevendo per Funny Games la nomination per miglior film, un regista che ha vinto premi a Locarno, a Sitges e in festival di mezza Europa?!

 

Un autore con una poetica personale così marcata, con temi tanto ricorrenti, con un'urgenza tanto potente da trasparire da ogni pellicola, un regista che ha sempre preso di mira il quieto vivere della middle-class francese, tedesca ed inglese, è possibile che proprio lui abbia gettato alle ortiche una storia lunga oltre venti film per andare alla ricerca di un successo di cui, crediamo, non ne sentiva proprio il bisogno?!

 

Davanti al trailer di Funny Games Us rimaniamo quindi di sasso, congelati per quei tre minuti nei quali la voce narrante ci presenta il film come "più provocatorio di Arancia Meccanica", non possiamo credere ai nostri occhi quando ci accorgiamo che le scene topiche sono la copia carbone di quelle girate dieci anni fa, non riusciamo a capacitarci che l'ingorda industria degli Studios abbia fagocitato anche uno degli ultimi autori rimasti in Europa.

 

Non ci crediamo, ci precipitiamo quindi a scrivere queste righe, che altro non sono che un grido di speranza: che Michael Haneke abbia voluto ancora una volta prenderci in giro, abbia voluto sconvolgere le nostre vite da telecomando e divano nell'unico modo che gli è ancora concesso.

 

Entrare ad Hollywood dalla porta di servizio, rifare il sé stesso migliore, e propinarlo al grande pubblico. Come la mamma è costretta ad indorare la pillola del proprio figlio, così il regista tedesco deve adattarsi ai gusti del pubblico per avere nuovamente la forza di scuoterlo.

O almeno questa è la nostra speranza.

 

 

Michelangelo Pasini

Commenti (2)

  • Avatar anonimo di ForgetMe
    ForgetMe

    assolutamente geniale. ma meglio la versione del 97.

  • Avatar anonimo di Lucrecia
    Lucrecia

    Interessante prospettiva, ma molto ottimistica!

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