Etica e PMI: un valore aggiunto per una nuova competitività
Etica e PMI: un valore aggiunto per una nuova competitività
Si sente parlare spesso di etica e di responsabilità sociale delle imprese. Ma di che cosa si tratta esattamente? E, soprattutto, questi concetti possono rivestire un reale interesse per le piccole medie imprese?
Dal punto di vista dell'interesse, la risposta è certamente sì. Come dimostrano molte ricerche, i comportamenti dei consumatori sono sempre più orientati da valutazioni altre rispetto a quelle tradizionali legate al rapporto qualità/prezzo. Nello scegliere quali prodotti o servizi acquistare, i consumatori di fatto fanno pesare sempre più variabili come il rispetto dell'ambiente e dei lavoratori o il ruolo svolto dall'impresa sul territorio e le sue ricadute positive sulla comunità di appartenenza. Tutto questo è quello che viene chiamato responsabilità sociale d'impresa, ossia l'impatto prodotto dalle attività dell'impresa sull'ambiente circostante, inteso nel senso più ampio del termine.
È chiaro che, se aumenta la richiesta di questo tipo di caratteristiche, le imprese che prima si saranno attrezzate per rispondere a queste nuove domande partiranno avvantaggiate, avranno una nuova importante leva competitiva da spendere sul mercato. Vanno sottolineate, a questo punto, due cose. La prima è che si tratta di una scelta strategica, che per essere efficace non può essere solo di facciata, ma deve diventare parte integrante del modo di gestire l'impresa. La seconda è che tutto questo, oggi più che mai, è assolutamente alla portata delle piccole medie imprese e anzi può costituire per queste realtà un valore aggiunto per una nuova competitività.
Una buona notizia, in questo senso, è costituita dalla sottoscrizione, avvenuta l'11 marzo scorso presso la Prefettura di Forlì, del patto dedicato ad un Codice Etico, a cui hanno aderito il mondo delle imprese e delle Associazioni di categoria (CNA in primis), i Sindacati, i principali Enti Locali, l'AUSL, la Direzione del Lavoro e altri soggetti pubblici, statali e locali. Il patto è volto a tutelare la sicurezza sui luoghi di lavoro e la qualità dei prodotti nei confronti dei cittadini consumatori, a promuovere il Made in Italy (nel nostro caso "Made in Romagna"); a contrastare infine la concorrenza sleale, che opera fuori dalle regole e sfrutta i lavoratori, non garantendo le fondamentali condizioni di sicurezza. Il patto relativo al Codice Etico contiene anche una clausola, che prevede l'adesione volontaria delle imprese, per ottenere il riconoscimento di "Impresa Etica". Si tratta di un passo particolarmente innovativo e importante nell'ambito della certificazione della responsabilità sociale d'impresa, dal momento che si tratta di un marchio cucito su misura per le piccole medie imprese.
Tale marchio è stato sviluppato da CISE, azienda speciale della Camera di Commercio di Forlì-Cesena, in collaborazione con le Associazioni di categoria. Mettendo a disposizione la sua esperienza in materia di responsabilità sociale, maturata negli ultimi dieci anni in qualità di organismo di certificazione per la norma SA8000, CISE ha realizzato standard specifici dedicati al settore artigianale, a quello agricolo e a quello del commercio, ora confluiti tutti all'interno del sistema del marchio "Impresa Etica".
CNA Forlì-Cesena ha sottoscritto con convinzione il patto, si impegna a sensibilizzare i propri associati in questo senso e resta a disposizione per ulteriori informazioni sia su questi temi in generale sia sul Codice Etico" e sul marchio "Impresa Etica" in particolare.
Paola Sansoni
Vicepresidente CNA Forlì-Cesena
R: Etica e PMI: un valore aggiunto per una nuova competitività
samigidi2:
Il mio giudizio, in attesa di smentita, è che sitratti dell'ennesima operazione di facciata per poter dire noi abbiamo fatto..... Non si capisce (o meglio si capisce fin troppo bene) chi dovrebbe controllare chi, se i controlli non vengono fatti oggi dagli organi preposti come pretendete che domani li facciano le aziende su loro stesse?
In questo momento l'imprenditoria del mobile imbottito è come un drogato al quale non puoi spiegare che esiste una vita migliore senza droga finchè non lo hai disintossicato, e voi volete in questa fase che siano le aziende stesse a controllarsi?
Nella mia e sua Romagna questo si chiama "lighe i can cun la suzeza!" Cara signora, il bandolo della matassa è uno ed uno solo, rispetto delle regole già esistenti, fatte rispettare dagli organi preposti a qualsiasi livello (dagli organi ispettivi del ministero del lavoro agli organi di polizia all'ausl), sollecitati da una politica onesta al servizio del cittadino, il tutto coadiuvato dall'azione di associazioni di categoria che tali siano veramente e da sindacati che tornino ad essere rappresentanti dei lavoratori e non solo dei loro affari di bottega.
Si ricordi bene che le scelte giuste per i cittadini, o gli imprenditori in questo caso, sono semplici e chiare, diventano complicate quando ci sono da gestire gli interessi delle varie botteghe, questo è il problema.
Distintamente
Samigidi




