BOLOGNA - Si avvicina la giornata decisiva per Vasco Errani. Il presidente della Regione sabato sara' incoronato candidato del centrosinistra per le regionali durante l'assemblea regionale del Pd. Come chiesto dallo stesso Errani piu' volte ("non sono un uomo solo in fuga", e' stato il leit motiv), infatti, sara' lo stesso partito a chiedergli di ricandidarsi. A questo punto, pero', l'incognita è se affioreranno i dissensi, tanto da non rendere unitaria la candidatura.
Sara' tutto il partito compatto ad appoggiare l'Errani-ter o i 'falchi' che finora hanno agito piu' o meno sotto traccia verranno allo scoperto? La conta sara' fatta direttamente in assemblea, visto che la scaletta prevede come ultimo punto la votazione dell'ordine del giorno con cui si concede al presidente uscente la deroga.
Secondo lo Statuto del Pd, infatti, e' necessario il via libera dell'assemblea stessa nel caso in cui si sia superato il limite dei due mandati. Caso in cui, appunto, rientra lo stesso Errani. Ed e' necessario che quell'ordine del giorno venga approvato da almeno i due terzi dell'assemblea. Chiaro che la maggioranza bersaniana, quella di cui fa parte lo stesso Errani, non basta. E' proprio su questo che sta lavorando dal suo insediamento il segretario regionale del Pd, Stefano Bonaccini.
L'obiettivo di Bonaccini, che da sempre ha condiviso l'ottica per cui deve essere il Pd a chiedere la ricandidatura del presidente uscente, e' quello di trovare un "accordo politico" sul nome di Errani (senza
ricorrere al 'do ut des', per dirla in maniera spicciola). Un accordo politico che dovrebbe garantire al presidente l'unanimita' del partito sulla deroga: cosa che sara' facilmente e immediatamente verificabile, dal momento che il voto e' palese.
In questo modo Errani avrebbe una 'spinta' forte per una campagna elettorale che in Emilia-Romagna comunque non crea grossi pensieri al centrosinistra, ma che in ogni caso vede uno scenario completamente diverso rispetto a cinque anni fa. Da parte loro i mariniani si presenteranno sabato in assemblea con un loro documento in cui mettono nero su bianco i punti su cui si attendono delle risposte da Errani per procedere con la deroga.
La parola d'ordine e' innovazione: nei contenuti (attenzione al lavoro, diritti di cittadinanza, legalita', multiutility) e nella squadra di governo. Il che significa rinnovamento della classe dirigente del partito, ma anche degli uomini che Errani chiamera' nella sua giunta. Anche se sara' il 'piatto forte' dell'assemblea, la deroga a Errani arrivera' solo alla fine della giornata. Prima ci sono da eleggere la direzione e il presidente dell'assemblea.
Per quanto riguarda il primo organismo, oltre ai membri di diritto, ci sono 50 nomi suddivisi tra le diverse mozioni: 26 ai bersaniani, 18 ai franceschiniani e 6 ai mariniani. Sul nome del presidente dell'assemblea si sta lavorando in queste ore: probabile che la scelta ricadra' su un esponente delle minoranze, visto che Bonaccini insiste molto sulla gestione plurale del partito. Tra le ipotesi piu' forti in campo quello di una donna franceschiniana che sara' in seguito affiancata da un ufficio di presidenza, tutto al femminile.