FORLI' - "Una giornata storica". Così il Pdl forlivese definisce la giornata di lunedì 2 febbraio 2009, il giorno in cui Alessandro Rondoni, direttore del settimanale cattolico "Il Momento", ha ufficializzato la propria candidatura a sindaco. "La priorità - afferma il leader provinciale del Pdl, Antonio Nervegna - è vincere al primo turno; il secondo obiettivo sarà quello di arrivare al ballottaggio; il terzo fare buona figura. Penso che con la candidatura di Rondoni, sicuramente centreremo almeno uno di questi tre traguardi".
Nervegna e il Pdl, assieme gli alleati dell'Udc e della Fiamma Tricolore, sperano di poter arrivare subito almeno al ballottaggio. "D'altra parte la sinistra è tutt'altro che compatta sul nome di Balzani e si presenterà con almeno quattro liste, almeno secondo quanto mi risulta ad oggi".
Lo spareggio con il candidato del Pd, Roberto Balzani, sarebbe più raggiungibile se attorno a Rondoni fosse unito tutto il centrodestra. "Non è stato possibile fin qui - osserva Nervegna - unire anche Lega Nord e Pri attorno alla candidatura di Alessandro, ma le porte restano aperte". Intanto, fa sapere Nervegna, "da domani comincia la campagna elettorale" e uno degli obiettivi sarà quello di "semplificare il quadro politico forlivese".
Cioè fare in modo che "l'80% dei forlivesi voti per il Pd o per il Pdl, perché non è possibili avere dieci forze politiche in Consiglio comunale" e solo con una riduzione dei gruppi consiliari "possiamo davvero cambiare le cose nella città".
Nervegna ha anche confessato di "sperare che Valerio Melandri sia dei nostri", perché potrebbe "dare un contributo importante sviluppare il nostro programma e portare avanti il nostro progetto di cambiamento".
Il centrodestra è convinto che "comunque vada a Forlì qualcosa cambierà - prosegue Nervegna - grazie alla vittoria alle primarie del Pd del professor Roberto Balzani, anche se non sarà un cambiamento così profondo". Nervegna motiva così il suo ragionamento: "Balzani, tanto per fare un esempio - ha detto Nervegna -
è stato membro del consiglio d'amministrazione della Querzoli, e si è dimesso a gennaio, giustamente, dopo la vittoria alle primarie".
Il leader del Pdl ricorda che si tratta di "un'azienda coinvolta in indagini giudiziarie come quella sull'area Ferretti-Querzoli" ed è coinvolta anche "in un altro caso che sta per scoppiare, come quello dell'acquisizione da parte di Sapro di una società vicina al gruppo Querzoli". Insomma, conclude Nervegna, "Balzani non viene dal nulla ed è dentro alle strutture vicine alla sinistra, da tempo. L'unica vera possibilità di cambiamento, quindi, è l'alternanza al governo della città".
"Sappiamo con quali metodi da 60 anni la sinistra governa questa città", attacca Luca Bartolini, consigliere regionale e numero uno del raggruppamento di An dentro al Pdl. "Abbiamo scelto - prosegue - un candidato sindaco che stiamo inseguendo da 14 anni e la sua scesa in campo oggi è la dimostrazione che qualcosa a Forlì può cambiare in meglio".
Sulle primarie nel centrodestra Bartolini ricorda al leader di Lega Nord, Gianluca Pini, che "sia io che il collega Antonio Nervegna siamo stati eletti in consiglio regionale con le preferenze dei cittadini e non con liste bloccate" e dunque non esclude che "in futuro" la consultazione dei cittadini possa essere utilizzata per scegliere i candidati. "Ma occorre che lo statuto e il partito a livello nazionale definisca bene e in modo chiaro regole e metodi, per evitare che si generino quelle conflittualità che abbiamo visto nelle primarie del Pd".
Andrea Pasini, segretario provinciale dell'Udc, accoglie con una battuta la candidatura di Rondoni. "Sei come il più classico dei ‘vitelloni' di Romagna, che dopo tanti anni di fidanzamento decide finalmente di arrivare al matrimonio". Anche Pasini si rivolge "agli amici della Lega e del Pri, perché solo uniti possiamo riuscire a ribaltare questa amministrazione". L'obiettivo della candidatura di Rondoni, aggiunge, è quello di "fare breccia in quella percentuale di popolazione che è smagata dalla vecchia politica, è indecisa sul voto o addirittura pensa di non andare a votare". Il motto giusto per i centristi è "la persona al primo posto".
Marco Di Maio