FORLI' - E' alla prese con una marea di dati, numeri, bilanci: non è facile districarsi tra un bilancio di un'azienda sanitaria, 2.600 dipendenti in quella di Forlì. Ma soprattutto non è facile districarsi in un bilancio dove ogni fattura è da ricontrollare e da incastrare come una tessera di un immenso puzzle grande come un campo di calcio. Licia Petropulacos, direttrice dell'Ausl di Forlì però qualche certezza la dà già: nessun taglio ai servizi sanitari per i forlivesi.
L'Ausl di Forlì si scopre con un buco di 34 milioni di euro. Nei bilanci ufficiali, ormai carta per accendere il camino vista la stagione, c'è scritto appena 3,6 milioni di passivo. Come un macigno una nota alla stampa denuncia, senza giri di parole, irregolarità contabili sistematiche, una fotografia che non rispecchia più la situazione delle casse ormai prosciugate dell'Ausl. Poi la pioggia di reazioni politiche.
Dottoressa Petropulacos, cosa farete ora?
Stiamo organizzando il rientro: faremo gruppi di lavoro con professionisti su tutte le tematiche possibili, batteremo ogni margine di intervento.
Spesa farmaceutica e di diagnostica nel mirino, cosa significa?
Nell'Ausl di Forlì paghiamo 20 euro in più pro-capite per le medicine, già tenuto conto della maggiore età della popolazione, il 10% in più sulla media regionale: consumiamo più dosi di medicinali a testa e in aggiunta paghiamo in media di più per medicinale. In compenso usiamo molto meno i farmaci generici, una prima cosa su cui lavorare. La diagnostica, invece, sono le visite e gli esami specialistici: anche qui ne usiamo il 6,5% in più: consumi elevati in questo caso non significa necessariamente migliori prestazioni, ma un uso inappropriato. In questo caso, con i professionisti dobbiamo arrivare a trovare delle modalità diverse di uso".
Non ci saranno tagli, per esempio le strutture nei piccoli centri?
"Non pensiamo a queste cose con le razionalizzazioni, eventualmente in aree di confine socio-sanitario bisogna vedere se l'onere è correttamente ripartito".
Tagli a reparti ospedalieri?
"Non ci penso neanche, le razionalizzazioni sono da intendere come spiegato su medicine e specialistica. Per esempio a Modena abbiamo risparmiato un milione di euro su farmaci che noi paghiamo, ma che poi rimangono negli armadietti dei cittadini e che vengono buttati via una volta scaduti: si può fare anche a Forlì, questo intendo".
Quando si è accorta del buco?
"Appena arrivata c'erano due dati macroscopici: un incremento del disavanzo in pochi mesi e un bilancio non approvato dalla Regione, ho iniziato a lavorarci su indicazione della Regione".
Proprio la regione si è impegnata per ripianare il deficit, ma in quale misura?
"Noi dovremo
impegnarci in un recupero che non potrà che essere poliennale, ma nei primi anni sarà la Regione a dover darci una gran mano. Da parte nostra noi dobbiamo responsabilizzarci. Non è un disavanzo che si recupera da un anno all'altro, ma Forlì non ha nulla di meno delle altre Ausl".
Affrontiamo il tema del buco, dove sono finiti questi soldi?
"Sono soldi usati per dare servizi, alcune spese venivano spostate da un anno all'altro, bisogna capire nel dettaglio tutti i determinanti".
Va bene, quei soldi sono stati spesi, ma forse sono stati anche sperperati. Per esempio: servivano auto aziendali e invece delle Punto si è comprato le Ferrari.
"In qualche caso si poteva spendere di meno. Ma quando non si tengono più i fili si fa presto che la situazione sfugga di mano".
Ha trovato dei bilanci disordinati o camuffati?
"Andando a verificare settore per settore non c'è un vero disordine, quel che abbiamo trovato è una sistematica e notevole registrazione non corretta".
Come si fa, con un bilancio così disordinato, a dire a priori che non ci sono state ruberie?
"Ci sono le pezze di appoggio. Le fatture e le prove che sono state effettivamente pagate, i fondi per gli stipendi che sono stati effettivamente erogati alla fine. So di per certo che nessuno ha rubato nulla".
Perché i revisori dei conti non si sono accorti di niente?
"Anche loro non sono stati messi sull'avviso da alcun fenomeno che rappresentasse una novità macroscopica".
Però alla Regione se ne sono accorti...
"In regione vedono i bilanci delle Ausl tutti assieme, sono in grado di fare dei confronti".
Si dice che a sbilanciare i conti è l'Irst (l'Istituto di ricerca e cura sui tumori di Meldola, ndr).
"Si continua a dire questa cosa, ma l'Irst è un pezzo del nostro sistema. E' partito come centrato su Forlì, ma finalmente è finita la sperimentazione. E' una delle cose su cui lavoriamo, e anche lì c'è qualcosa da fare, ma non è ‘il problema': assieme all'apertura dell'Irst sono arrivate altre cose contemporaneamente. Si è sviluppato il nuovo ospedale, si sono mantenute una serie di criticità pregresse. Insomma, non c'è un fenomeno facile da individuare".
Ce la farà a risanare il deficit?
"Per quanto mi riguarda il mio unico scopo è la correttezza della pubblica amministrazione"
Fabio Campanella