FORLI' - La vicenda della nomina del nuovo presidente di Acer Alessandro Alessandrini avrà uno strascico in tribunale: l'ex assessore comunale al Bilancio Lodovico Buffadini ha presentato mercoledì mattina un esposto in tribunale sulla procedura adottata per la selezione. Ma non è il solo problema: Buffadini pone al centro del dibattito il tema della massoneria nel Pd e paventa la necessità di un rimpasto urgente in giunta comunale.
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Esposto in tribunale su Acer. Buffadini ha convocato una conferenza stampa d'urgenza al ritorno dal tribunale, dove ha presentato il suo esposto, che riguarda l'assemblea degli enti soci di Acer. Racconta Buffadini: "Per il ruolo di presidente di Acer era stato indetto un bando, per il quale sono arrivate più di venti domande, alla fine c'erano cinque candidature ritenute valide, tra cui la mia". E ancora: "Sabato ci sono stati i colloqui, alla presenza dei sindaci di cinque Comuni, ma alla fine è stato scelta una persona che non aveva fatto neanche domanda".
Per Buffadini questa è stata una violazione della delibera del consiglio comunale 125/09, che formalizza il nuovo metodo, voluto da Balzani stesso, del bando ad evidenza pubblica per le nomine nelle società partecipate dal Comune. Secondo l'ex assessore i criteri sono vincolanti: "Se ti dai delle regole con atti deliberativi del Consiglio comunale poi le devi rispettare". E sbotta: "Ho la mia professionalità da difendere, volevo essere giudicato nel merito, per la proposta che avevo fatto per l'Acer".
E non accetta neanche la tesi che la scelta, ricaduta su Alessandrini, ex segretario generale in Provincia, sia di profilo tecnico: "Alessandrini è una persona capace, ma non si può raccontare che lui è un tecnico e io un politico, dato che è uno storico socialista, attualmente iscritto al Pd". Nel suo esposto Buffadini ipotizza profili di illegalità perché, in sostanza, a suo giudizio il sindaco non avrebbe potuto scegliere discrezionalmente fuori dalla rosa dei nomi dei partecipanti, ma solo al suo interno. E attacca: "Sono stato leso nella persona: ne sono uscito con l'immagine del trombato quando ho la competenza finanziaria appropriata per l'incarico".
"Poca trasparenza nelle società partecipate". Ma lo sfogo dell'ex assessore tocca anche altre società partecipate, in cui, dice, "sono stati applicati due pesi e due misure: non c'è stato un bando per la To.Ro (la società per lo sviluppo della Statale 67 Tosco-Romagnola, ndr), per Romagna Acque, e poi Paolo Talamonti (comitato territoriale di Hera, ndr), Ubaldo Marra (presidente Avm, ndr) e Mauro Bacciocchi (Serinar, ndr) sono stati nominati in violazione del limite dei due mandati". Insomma, per Buffadini, nel governo delle società partecipate, ci sono state "irregolarità, superficialità e assenza di trasparenza".
Ma il problema non lo nasconde Buffadini, da politico navigato: "In noi, ‘vecchi della politica', viene visto il marciume, le ‘filiere di potere'
come le definì Balzani stesso, ma questo non vale per tutti". L'attacco è ad Ariana Bocchini, che, sempre secondo Buffadini, avrebbe riottenuto un'elezione ‘tranquilla' alla presidenza di Romagna Acque a patto che la sua componente continui a sostenere l'ala ‘nuovista' del sindaco per garantirgli il 51%.
Questione etica sulla massoneria. Per Buffadini, infatti, nel Pd forlivese "si deve aprire subito una verifica su chi è massone". L'ex assessore accompagna la richiesta con una bozza di modulo prestampato in cui i dirigenti del partito e amministratori dovrebbero dichiarare sotto la loro responsabilità di non far parte di strutture massoniche. "E' un dibattito, questo, che c'è nel Pd nazionale, e c'è chi sostiene che i massoni debbano essere fuori dal partito", sempre Buffadini, che poi parte subito all'attacco: "Nel sito del Grande Oriente d'Italia risulta che il sindaco Roberto Balzani abbia partecipato ben 19 volte in tre anni a convegni, in qualità di relatore", critica Buffadini, che precisa di non aver mai fatto parte della massoneria, "pur essendo tradizionalmente vicina al mio mondo, quello repubblicano".
L'ex assessore ritira fuori una polemica che nacque già all'epoca delle primarie Pd che incoronarono Balzani candidato sindaco e legge le affermazioni che Balzani stesso fece sul suo sito internet, quando precisò di "aver saltuariamente partecipato a iniziative del Grande Oriente d'Italia come oratore" e che "né io, né mio padre, né mio nonno siamo mai stati iscritti alla massoneria".
Ai tempi delle primarie. Il ricordo delle primarie fa scattare in Buffadini un flashback su un capitolo ancora molto controverso: "Balzani si dimentica chi gli ha fatto vincere le primarie, io quel giorno ho portato duecento persone a votare e 150 erano di destra". Ma subito aggiunge: "Non la ritengo una cambiale da pagare". Insomma, ancora l'esponente del Pd: "Balzani fa il vergine, ma non lo è: ha la presunzione di sapere tutto e disdegna ogni tipo di consiglio, ma si deve ricordare che se governa è perché è un politico, come tutti noi, e con alcuni fa accordi e con altri no".
Richiesta di un rimpasto in giunta. Quindi anche una previsione per il futuro: "In cinque anni a Forlì non si inaugurerà nulla, se non quanto deciso nelle giunte precedenti, e non si tiri fuori la scusa dei soldi perché non c'erano neanche prima". Inoltre, il giudizio che fa della giunta è che "non ha struttura e capacità amministrative per governare, alcuni non conoscono neppure le città". Per questo, anticipa, "nel gruppo consigliare c'è un latente malcontento che potrebbe produrre nel medio termine la richiesta di un rimpasto, che per me va fatto subito". Ed infine, non mancano le critiche al suo partito, il Pd: "Non conta più nulla ed è alla frutta, il segretario Marco Di Maio è un bravo ragazzo, ma farà la fine dell' "usa e getta" o di Giovanna D'Arco".