Dietro le elezioni, per chi si vuol fare due risate

Dietro le elezioni, per chi si vuol fare due risate

FORLI' - Inaspettatamente, la Lega si scopre che ce l'ha piccolo, ma ci ha pensato l'assessore comunista ad ingrossarglielo... col foto-ritocco. In verità era anche sottile, ma lì l'assessore poco ha potuto e la Lega è dovuta ricorrere ad uno "specialista". Sveliamo subito il grossolano, voluto e simpatico sottinteso: stiamo parlando solo del simbolo della Lega Nord, il cui deposito è avvenuto sabato mattina in Comune.


Doverosa premessa: un piccolo retroscena alla ‘Don Camillo e Peppone', senza malizia e per chi in questa campagna elettorale ha voglia di farsi comunque quattro risate... alla romagnola. Il simpatico teatrino, ma anche comunque un piccolo esempio di fair-play, è accaduto sabato mattina in Comune, ultimo giorno utile per il deposito delle liste.


E la storia, realmente accaduta, la raccontiamo, a questo punto, col ‘fil rouge' della metafora più consumata del mondo, quella sessuale. Tutto inizia quando il segretario comunale Ventrella, con un po' di imbarazzo, ha impugnato la squadra e ci è messo a fare la solita misurazione, un ‘patibolo' per tutti i candidati, ed ha esclamato: "Ma è piccolo!". In quel momento, sotto esame, c'era la Lega Nord. La legge parla chiaro: il simbolo da depositare deve essere di dieci centimetri, ma alla Lega mancava qualche millimetro nel diametro di quel tondo dove, poi, gli elettori faranno la fatidica x.


Poche ore prima, stessa sorte era accaduta ai Verdi, ma con un colpo ancora più a sorpresa: l'infallibile segretario comunale glielo ha misurato e ha scoperto che ce l'hanno più grosso del consentito, di appena un millimetro. Corri corri degli ambientalisti in tipografia per ridurlo, chiaramente sempre il simbolo, non sia mai altro.


Ai leghisti, invece, è andato in soccorso l'assessore comunista di Rifondazione che passava di lì, quel Palmiro Capacci che chi lo conosce sa che per anni ha giocato sull'ironia dell'omonimia con il famoso Palmiro Cangini. E agli acerrimi nemici il comunista ha messo a disposizione il suo computer e, col solo supporto del rudimentale strumento di ‘Word' ha lavorato sul file contenuto nel cd che i rappresentanti leghisti avevano con sé, con l'originale del simbolo. "Prima mancava ancora un millimetro, poi lo abbiamo messo a posto", svela lui stesso il retroscena.


Ma per l'inflessibile Ventrella conta anche la carta: che deve essere un cartoncino di carta fotografica, che l'assessore, questa volta non aveva a disposizione. "Una volta sistemato il file - spiega Capacci - sono andati in una copisteria a stamparlo sulla carta giusta". Insomma, tutto a posto. Tutta colpa di una legge degli anni Cinquanta, quando i computer e i cd erano strumenti che si vedevano solo nei film di fantascienza e che obbliga al deposito del simbolo in forma cartacea (in triplice copia per ogni lista, quindi 12 copie al Comune di Forlì: una per il Comune e tre per le circoscrizioni). Eppure basterebbe un normale pdf. Ma la burocrazia italiana sta ancora a misurare con la squadra...

 

Fabio Campanella

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