Lodo Alfano, slitta la decisione della Consulta

Lodo Alfano, slitta la decisione della Consulta

Lodo Alfano, slitta la decisione della Consulta

ROMA - Fumata nera. Come da previsione è slittata la decisione della Corte Costituzionale sulla legittimità del 'Lodo Alfano', la legge che ha permesso la sospensione dei processi a carico del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. La camera di consiglio della Consulta è stata sospesa. I quindici giudici hanno aggiornato a mercoledì mattina, alle 9.30, la seduta segreta che si tiene nella saletta pompeiana al secondo piano di palazzo della Consulta.

 

I giudici del massimo organismo giuridico italiano, si sono riuniti martedì mattina nel palazzo della Consulta per stabilire se la legge sia in linea con la Costituzione. In caso contrario si apriranno diversi possibili scenari, considerando che il premier potrebbe nuovamente finire in tribunale.

 

La Corte non ha ammesso l'intervento della Procura di Milano. E' passato così al relatore Franco Gallo il compito presentare le questioni di illegittimità avanzate dal Tribunale di Milano e dal gip di Roma, ovvero le sedi che ospitano tre procedimenti a carico del premier. L'avvocato del premier, Gaetano Pecorella, ha detto di aspettarsi "che la Corte decida con grande serenità tenendo conto solo degli aspetti giuridici e dimenticando le questioni politiche".

 

Sul verdetto della Consulta, il legale del premier non si sbilancia: "Meglio non fare mai previsioni - ha affermato- io sono fiducioso. Certo, se c'è un giudice che chiede più tempo per approfondire la questione, di solito il presidente lo concede, e potrebbe esserci un rinvio, ma io credo che la Corte deciderà nei prossimi giorni".

 

"La legge è uguale per tutti ma non sempre lo è la sua applicazione", ha detto Niccolò Ghedini. L'avvocato del presidente del Consiglio, ha sottolineato che con il Lodo "è stato realizzato, con una legge ordinaria, un edificio costituzionalmente resistente". E' stato poi Piero Longo a spiegare perché a parere del collegio difensivo il Lodo Alfano non è un'immunità. L'attuale legge, infatti, secondo l'avvocato ha "come caratteristiche la temporaneità, la non reiterabilità, la rinunciabilità, la sospensione della prescrizione, la garanzia per le prove non rinviabili, la tutela delle parti civili".

 

Il Lodo, dunque, "non è legato alla mera carica o alla funzione ma all'espletamento di una complessa attività da parte di un'alta carica". Difatti - ha aggiunto Longo - "nel difficile sistema geopolitico in cui viviamo", con i numerosi appuntamenti internazionali nell'agenda del presidente del Consiglio, sarebbe per lui "impossibile" svolgere contemporaneamente il suo incarico e tutelare il diritto di difesa come imputato. Il rischio sarebbe quello di "dover trascurare gli impegni connessi alla carica costituzionale", tanto più se i processi sono "aggravati da centinaia o migliaia di atti e documenti".

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