Scuola di Politiche, Bonaccini: "L'Emilia Romagna regione in continua crescita"

«Per il quinto anno consecutivo siamo la regione che è prima per crescita in Italia. La disoccupazione è scesa al 6%. Il tasso di attività è di oltre il 71%, siamo primi per occupazione femminile», lo afferma Stefano Bonaccini, presidente della regione Emilia Romagna

«Per il quinto anno consecutivo siamo la regione che è prima per crescita in Italia. La disoccupazione è scesa al 6%. Il tasso di attività è di oltre il 71%, siamo primi per occupazione femminile», lo afferma Stefano Bonaccini, presidente della regione Emilia Romagna nel primo intervento della terza giornata della Summer School della Scuola di Politiche.  

Bonaccini racconta una regione in crescita grazie ai prodotti I.G.P., alle manifatture, ad un turismo sostenibile e un maggior numero di presenze – da 45 a 60 milioni – grazie agli appassionati di motociclismo. Una crescita passata anche per il patto per il lavoro firmato da tutte le parti sociali e dai big data. «L’Emilia Romagna si è sempre rimboccata le maniche. Ora abbiamo bisogno di un paese che cresce insieme» ha concluso il presidente.

Tra gli interventi del panel dal titolo “Le Italie dell’industria e del lavoro”, Andrea Montanino, Chief economist Confindustria, ex direttore esecutivo  Fondo Monetario Internazionale e direttore del Global Business and Economics Program all’Atlantic, ha affermato «Siamo abituati a guardare con attenzione quello che succede a casa nostra e, purtroppo, siamo molto meno interessati a quello che succede nel mondo. Siamo un paese che conta sui mercati esterni».

Montanino ricorda che il contesto esterno non aiuta anche a causa di una incertezza mondiale, arrivata ai massimi livelli, superiori a quelli registrati dopo l’11 settembre 2001. Un viaggio tra import ed export tra il nostro paese, le potenze mondiali come gli Stati Uniti e i paesi in via di sviluppo. «Il 25% dei prodotti realizzati nelle tre grandi regioni del nord Italia – Piemonte, Lombardia e Veneto – vanno in Germania e da lì, spesso, vengono esportati nel resto del mondo».

Il lavoro costante delle aziende italiani nel contesto europeo è al centro dell’intervento di  Alberto Bombassei, fondatore e presidente Brembo S.p.A: «Dobbiamo essere fortemente europei. Il mercato oggi è davvero globale e non si può ragionare come singolo paese: serve una Europa unita». «La mobilità è un problema comune in tanti paesi europei, in particolare in Italia. Siamo molto legati all’industria tedesca, soprattutto nel mercato delle automobili e anche noi italiani ne risentiamo. La parola chiave della mobilità del futuro è elettrico».

Bombassei ricorda che i tempi per i motori ibridi saranno più lunghi: « L’ibrido era considerata una transizione ma rimarrà anche tra vent’anni con una sua collocazione di mercato che oggi non è immaginabile»

Nel 2019 è stimato che il Pil del nostro Paese cresca dello 0,1%, cioè, non che cresca affatto. Si pensa che nessuno farà peggio di noi in Europa. Serve attrarre gli investimenti per ridurre i divari ma occorre farlo non solo dirlo» ha affermato Domenico Arcuri, amministratore delegato Invitalia. «Sono convinto che esista una fonte di speranza importante, cioè, che gli italiani siano migliori dell’Italia. La strada migliore per provare a ricominciare è quella di parlare delle persone. Di raccontare i fatti e non le suggestioni». Arcuri ha raccontato agli studenti sette storie di persone, lavoratori, che ha incontrato in questi anni. I sogni, il lavoro nelle aziende riconvertite e il futuro nei racconti di Vincenzo, Guglielmo, Giacomo, Claudia, Marco, Paolo, Renato. «Negli ultimi anni è venuta meno la fiducia delle persone»

Arcuri ha dato alcuni consigli ai ragazzi: «Bisognerebbe rispettare il tempo. In Italia, per costruire un’opera pubblica di grandi dimensioni servono 15 anni e mezzo. Di questi, otto anni e mezzo servono per iniziare l’opera. Occorre una sburocratizzazione. Bisogna valorizzare il denaro, soprattutto quello pubblico. Per troppi anni abbiamo avuto cura del conto economico dell’Italia e non del suo stato patrimoniale. Le dotazioni finanziarie del nostro Stato potrebbero essere messe subito a disposizione per il piano delle opere pubbliche. Abbiamo una straordinaria rete di piccole imprese e dobbiamo occuparci di nuovo di ridurre il costo di accesso al credito alle imprese».

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