Berlusconi: "Mi dimetto dopo la legge di stabilità. Poi vedo solo elezioni"

Berlusconi: "Mi dimetto dopo la legge di stabilità. Poi vedo solo elezioni"

Redazione 8 novembre 2011

Silvio Berlusconi rimetterà il suo mandato dopo la legge di stabilità. La decisione è stata presa dal premier durante il colloquio al Quirinale con il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Successivamente si apriranno le consultazioni. "Vedo la possibilità solo di nuove elezioni perché ora il Parlamento alla Camera dei Deputati è paralizzato dopo la defezione di sette membri della maggioranza - ha dichiarato al Tg5 Berlusconi -. Prendiamo atto della situazione con realismo".

 

La priorità, ha osservato il Cavaliere, "è fare il bene del Paese" e dimostrare ai mercati "che facciamo sul serio", approvando la legge di stabilità con gli emendamenti richiesti dall'Europa. La decisione è stata presa dopo l'approvazione del rendiconto alla Camera con 308 voti, otto in meno della maggioranza assoluta. Il faccia a faccia tra Berlusconi e Napolitano al Colle è durato circa un'ora. Era presente anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta.

 

Berlusconi ha poi svolto una riunione nella sua residenza romana per fare il punto sulla giornata. Presenti il suo avvocato Niccolò Ghedini, il segretario nazionale del Pdl Angelino Alfano e il portavoce Paolo Bonaiuti. "Le dimissioni ci sono. Ora vanno formalizzate il prima possibile", è il primo commento dal Pd alla nota del Quirinale.

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2 Commenti

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  • Avatar anonimo di Stefano Genova ITA

    Stefano Genova ITA Ci voleva l'Europa per farlo dimettere. noi italiani da soli non siamo capaci di fare niente

    il 9 novembre del 2011
  • Avatar anonimo di Bianca Fasano

    Bianca Fasano C'è poco da stare allegri: mesi e mesi di estenuante battaglia politica sotto ogni forma possibile, non certo per il bene del popolo, ma, più probabilmente, per smania di potere, hanno "ucciso" il re. Il re è morto, viva il re? Nelle lotte di potere che seguirono la morte di Cesare, i cesaricidi perirono uno dopo l'altro, in una scia di vendette e di sangue che si concluse solo il 42 a.C., nella battaglia di Filippi. CI RIVEDREMO A FILIPPI… queste parole furono rivolte a Bruto dallo spettro di Giulio Cesare apparsogli in sogno notti prima della battaglia di Filippi del 42 a.C., che terminò con la vittoria di Ottaviano e Antonio su Bruto e Cassio, i quali vi morirono. Il re è morto, viva il re? Ma quale re? Morto Cesare c'è stato Ottaviano. Ma un Ottaviano in Italia non c'è. Le fasi storiche del passato ci insegnano che quando Roma è in crisi non basta uccidere un tiranno per salvarla. Andremo a votare, forse, ma per chi voteremo? Dio salvi la repubblica. BiFasano

    l' 8 novembre del 2011