Superbike a Imola, Aprilia e il degrado gomme. Guintoli limita i danni, Melandri crolla

Sylvain Guintoli limita i danni a Imola. La RSV4 anche quest'anno ha confermato di non digerire i saliscendi del Santerno, con il francese che ha chiuso il weekend romagnolo con un quinto ed un terzo posto

Sylvain Guintoli limita i danni a Imola. La RSV4 anche quest'anno ha confermato di non digerire i saliscendi del Santerno, con il francese che ha chiuso il weekend romagnolo con un quinto ed un terzo posto. Gara di casa decisamente amara per Marco Melandri che, dopo due giornate di prove positive, era atteso alla conferma in gara. Invece il sesto posto al mattino e l’undicesimo della seconda frazione, malgrado due ottime partenze, hanno tolto il ravennate dal novero dei protagonisti sul tracciato imolese.

Guintoli, forte delle due vittorie conquistate fino ad ora e alla sua costanza di rendimento, si trova ora in terza posizione nel mondiale a soli 16 punti dal nuovo capofila Jonathan Rea, protagonista di una splendida doppietta, e a 12 lunghezze da Tom Sykes. Il transalpino ha sofferto  un calo nel rendimento delle gomme che, nella seconda parte della corsa, lo hanno costretto in difesa.

“E’ stata una dura battaglia in entrambe le gare - ha esordito Guintioli -. In Gara2 siamo riusciti a migliorare molto il passo. Sapevo di dover partire forte da subito, perché al momento abbiamo qualche difficoltà nella seconda parte della corsa. Il bilancio non è male, ma non faccio nemmeno i salti di gioia". Lunedì si torna in pista: "Sarà un lunedì importante, perché potremo continuare a migliorare e a cercare nuove soluzioni per essere incisivi in tutte le condizioni”.

Amareggiato Melandri: “E’ stata una domenica di gare deludente, decisamente sotto le attese, che erano tante perché il weekend era iniziato bene, venerdì e sabato sono stati positivi e sembrava di aver imboccato la via giusta. Questo significa che il lavoro da fare è ancora tanto, sono ben altri i risultati alla mia portata ma questo è lo sport a questo livello”.

Dall'inviato, Giovanni Petrillo

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