Aggressione Berusconi, ''qualcuno ha passato un oggetto a Tartaglia''

Aggressione Berusconi, ''qualcuno ha passato un oggetto a Tartaglia''

Aggressione Berusconi, ''qualcuno ha passato un oggetto a Tartaglia''

MILANO - A distanza di 48 ore, spuntano diverse testimonianze in merito all'aggressione subita domenica pomeriggio in piazza Duomo a Milano dal premier Silvio Berlusconi al termine di un comizio. L'ultima in ordine temporale è quella di Andrea Di Sorte, coordinatore dei club della Libertà, che domenica pomeriggio era a Milano, in Piazza Duomo, accanto al premier nel momento dell'aggressione. Di Sorte ha raccontato un particolare inedito.

 

"Poco prima che l'aggressore scaraventasse contro il presidente la statuetta ho visto che c'e' stato dietro... come se lui si stesse dimenando per prendere qualcosa da qualcuno che ovviamente non ho visto - ha esordito all'agenzia di stampa Adnkronos -. Mi e' sembrato di vedere proprio questo gesto che lui stesse prendendo qualcosa e questo l'ho visto perche' avevo degli amici che erano li' alla sbarra e mi stavo preoccupando che potessero salutare il presidente del Consiglio".

 

"E poi mi è sembrato di vedere un nylon - ha continuato - come se questa cosa fosse avvolta in un nylon. Quando poi è stato catturato dalla polizia e dal servizio d'ordine, la cosa che mi ha colpito e fatto tornare in mente quello che avevo visto poco prima è stato il fatto che lui ha detto, appena catturato: "Sono solo, sono solo, non c'è nessuno dietro di me". Io invece ho avuto la percezione che qualcuno gli stesse passando qualcosa»" Andrea Di Sorte è stato contattato dalla polizia che ascolterà la sua versione dei fatti.

 

Lunedì, invece, era stata la volta di due fratelli che hanno rilevato in un'intervista rilasciata a Max Laudadio a "Striscia la Notizia" di aver avvisato la Polizia di un possibile attentato a Berlusconi, senza essere presi in considerazione. I due hanno spiegato alla trasmissione di Canale 5 che si trovavano casualmente in Piazza Duomo a Milano e tra la folla avrebbero sentito i commenti di Massimo Tartaglia che minacciava un'aggressione.

 

"Abbiamo notato una persona che era in piedi vicino allo stand del Pdl la quale, agitata, parlava di Berlusconi dicendo che lo stava aspettando - hanno rilevato -. Era una frase palesemente minacciosa e lasciava intendere che era uno squilibrato mentale. La sera poi lo abbiamo riconosciuto nelle riprese delle notizie in televisione".  I fratelli, insospettiti, avrebbero raggiunto una pattuglia nelle vicinanze: "Abbiamo deciso di informare una pattuglia della Polizia di Stato che sostava davanti alla Galleria di Piazza Duomo".

 

Il poliziotto, tuttavia, impegnato in una conversazione telefonica, li avrebbe liquidati dicendo: "Chiamate il 113". Il due testimoni hanno aggiunto: "Ci saremmo aspettati per lo meno un controllo e probabilmente quello che è accaduto si sarebbe potuto evitare". In questura, però, i due hanno ritrattato. "Si sono rifiutati di firmare il verbale", ha detto il ministro dell'Interno, Roberto Maroni. Agli agenti della questura milanese, ha proseguito Maroni, i due hanno spiegato "che avrebbero contattato un agente di polizia per dirgli che c'era una persona matta che disturbava i passanti, senza fare riferimento a frasi sul presidente Berlusconi".

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