Agricoltura: il modello romagnolo fa scuola in Molise

Agricoltura: il modello romagnolo fa scuola in Molise

CESENA - Il Modello di Distretto Rurale della provincia di Forlì-Cesena sarà uno dei  protagonisti del workshop in programma il 24 e 25 luglio a Campobasso in Molise dove verranno presentati i risultati del progetto "Il Distretto rurale come modello economico di integrazione dei sistemi produttivi territoriali".


Il progetto, partito lo scorso anno con l'obiettivo di individuare i distretti rurali in alcune zone pilota dell'area Adriatica tra cui Forlì Cesena, è stato  gestito per il nostro territorio dalla società d'area L'Altra Romagna, che sarà presente con una delegazione in Molise.
Insieme all'Emilia Romagna le altre regioni coinvolte sono la Puglia, l' Abruzzo, le Marche, il Molise, e i paesi dell'adriatico  come la Croazia, l'Albania, la Bosnia - Herzegovina e la  Serbia-Montenegro. L'obiettivo era quello di analizzare l'area pilota per giungere alla identificazione di un potenziale distretto rurale e, nello specifico, verificare l'utilità per le Pubbliche amministrazioni di tale strumento di programmazione delle politiche del territorio.


"La strategia da noi sviluppata- afferma Gianluca Bagnara assessore all'agricoltura della Provincia di Forlì-Cesena e promotore del progetto per l'Altra Romagna -  mira a far emergere gli aspetti di innovazione oggi già presenti nell'Appennino Forlivese e Cesenate e ad attivare processi di sviluppo capaci di conciliare la conservazione e valorizzazione dell'ambiente e delle culture tradizionali con la modernizzazione delle strutture produttive e della rete di servizi, puntando a creare valore aggiunto sul territorio secondo un concetto ampio di sostenibilità, economica, sociale, ambientale, istituzionale. La messa in atto di interventi produttivi, infrastrutturali e di servizio, generatori di nuova occupazione e capaci di incrementare la vivibilità e l'attrattività della montagna, costituiscono infatti il presupposto del rafforzamento del tessuto sociale, di un "milieu" capace di creare adeguate condizioni di insediamento di nuove e giovani famiglie e di offrire a giovani ad elevata scolarizzazione l'opportunità di sviluppare le proprie professionalità sul territorio".


Ciò che emerge dal rapporto elaborato dall'assessore Bagnara è che lo sviluppo del territorio montano richiede reti di servizi in grado di supportare le attività produttive ed interfacciarle con i mercati, soprattutto quelli lontani. Il problema - duplice - di oggi è quindi da un lato il consolidamento delle reti corte di territorio, dall'altro la strutturazione delle reti lunghe di mercato: dal territorio montano emerge infatti una domanda di reti e di nodi capaci di connettere il locale con il globale, di saperi, competenze, servizi, infrastrutture, che consentano a questi territori di connettersi e di integrarsi con mercati sempre più vasti e di definire un'offerta coerente con una crescente domanda di qualità.


L'argomento è tutt'altro che secondario se si pensa all'orientamento della politica comunitaria che sta spostando i suoi interventi da sostegno all'azienda agricola quale produttrice di prodotto agricolo al sostegno allo sviluppo rurale dove l'impresa agricola è fornitrice di servizi in un sistema. Da questo punto di vista far parte di un distretto rurale  diventa vitale  per l'impresa soprattutto se pensiamo al limite strutturale di molte nostre realtà, in particolare agricole, e alla capacità professionale delle risorse umane che condizionano le relazioni, ovvero il "fare rete",  limitando la loro competitività nel  mercato globale.

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