AGRICOLTURA - Maiali in crisi, scatta la serrata dei prosciutti

AGRICOLTURA - Maiali in crisi, scatta la serrata dei prosciutti

Serrata dei prosciutti per protestare contro il prezzi bassi pagati alla produzione. E’ quanto hanno deciso di fare gli allevatori di maiali dei circuiti Dop, come il prosciutto di Parma, per denunciare l’impossibilità di allevare maiali di qualità a causa di prezzi al di sotto dei costi di produzione. Dal primo maggio, gli allevatori non consegneranno più i certificati di qualità che consentono la produzione di salami e prosciutti a marchio d’origine.


Nel 2007, grazie al lavoro di 4.987 allevamenti italiani, sono stati prodotti in Italia oltre 9,5 milioni di prosciutti di Parma Dop per i quali gli italiani hanno speso 1,3 miliardi di Euro mentre il giro di affari ha raggiunto i 400 milioni di Euro all'estero, dove si è verificato un aumento record delle vendite in quantità con un incremento del 9 per cento. Nel biennio 2005 - 2007 secondo il Consorzio le vendite hanno registrato una crescita in volume pari al 5,1 per cento con il prezzo medio al consumo del Prosciutto di Parma che è stato pari a circa 24,34 euro/kg.


“Nonostante questi risultati – dice il presidente regionale di Coldiretti Mauro Tonello – il maiale viene oggi pagato al produttore 1,15 euro al chilo, 10 centesimi in meno del già basso prezzo pagato alla fine del 2007. Contemporaneamente sono drasticamente aumentate le spese per l’alimentazione degli animali con un balzo fino al 30% di cereali e oleaginose, cui si aggiungono i rincari delle spese energetiche”.


“Dall’allevamento alla tavola il prezzo della carne di maiale aumenta anche di venti volte. Pertanto, – commenta Coldiretti – nella forbice tra i prezzi alla produzione e quelli al consumo c’è un sufficiente margine per garantire una adeguata remunerazione agli allevatori, senza gravare sui bilanci delle famiglie. “Occorre però – dice Tonello – che ci sia la massima trasparenza verso i consumatori estendendo alla carne di maiale e ai suoi derivati l’obbligo di indicare la provenienza in etichetta, che al momento riguarda solo i salumi Dop. E’ l’unico modo per reggere la concorrenza di 60 milioni di cosce di maiale fresche importate dall’estero, che spesso rischiano essere spacciate per italiane. Se non riusciamo a valorizzare e distinguere le nostre produzioni, potrebbero scomparire numerosi allevamenti, proseguendo un trend che in Emilia Romagna tra il 2001 e il 2006 ha portato alla chiusura del 22% delle aziende, passate da 1.311 a 1.023”.


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