Aids, Forlì-Cesena terza in regione per numero di contagi

Aids, Forlì-Cesena terza in regione per numero di contagi

Il 1° dicembre si celebra la giornata mondiale di lotta all’AIDS, malattia che rappresenta una tra le più importanti cause di mortalità al mondo. La provincia di Forlì-Cesena è al terzo posto in Regione, dopo Ravenna e Rimini, con un’incidenza di 41 casi ogni 100.000 abitanti, superiore al tasso medio regionale. Nel 2007 sono stati 32, dei quali 8 stranieri, i nuovi soggetti positivi al virus Hiv, portando ad oltre 450 il numero complessivo dei malati di Aids della provincia.


La giornata è stata proclamata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per invitare governi e popolazioni di tutto il mondo a rinnovare iniziative di informazione, prevenzione e cura di questa malattia, che è diffusa in tutto il globo, ove rappresenta una tra le più importanti cause di morte: i dati sull’epidemia nel mondo, aggiornati dall’OMS, frutto di revisioni metodologiche e migliori conoscenze, stimano in 33,2 milioni le persone affette da Hiv nel 2007, 2,5 milioni quelle che hanno appena contratto il virus e 2,1 milioni i malati deceduti; in Africa l’AIDS è addirittura la prima causa di morte.


Secondo i dati cumulativi elaborati dal Centro Operativo AIDS dell’ISS, aggiornati al 31/12/2006, la nostra regione, con 3,5 casi per 100.000 abitanti, è al 3° posto per tasso di incidenza fra i residenti. La provincia di Forlì-Cesena si situa al 3° posto in Regione (dopo Ravenna e Rimini) con un tasso di prevalenza di 41 casi per 100.000 residenti, quindi superiore al tasso medio regionale che è di 38,1 casi per 100.000 residenti.


Cosa emerge nel 2007 valutando l’attività dell‘U.O. Malattie Infettive dell’Azienda USL di Forlì?


Risponde il dottor Claudio Cancellieri, direttore del reparto forlivese: “Nel corso del 2007 si sono osservati 32 nuovi soggetti HIV positivi (25 maschi e 7 femmine), dei quali 8 stranieri, portando ad oltre 450 il numero complessivo di quanti, più o meno regolarmente, si rivolgono al nostro centro; oltre 220 seguono trattamenti farmacologici, che si sono confermati fondamentali per mantenere una buona condizione fisica, tale da concedere una vita sostanzialmente normale; infatti, alcune donne hanno completato gravidanze, con prole sana, non infetta (in Regione, 1 solo bambino su 33 nati è risultato infettato) proprio perché sapendo della condizione di HIV-positività si sono potute applicare terapie e procedure volte a ridurre la trasmissione materno-fetale di HIV. Sempre nello stesso periodo, le notifiche di nuovi casi di AIDS sono state 5, la metà rispetto al 2006, sempre rispetto al quale però i decessi per AIDS sono stati quasi il doppio, 11; 5 di questi non avevano assunto mai terapia antiretrovirale”.


L’infezione da HIV/AIDS rientra nel novero delle Malattie Trasmesse Sessualmente “non classiche”, come l’epatite da HBV e le lesioni condilomatose genitali: con l’obiettivo di migliorare non solo l’offerta assistenziale a disposizione dei cittadini e dei loro Medici di Medicina Generale, ma anche le fondamentali attività di informazione /educazione e prevenzione, nel corso del 2007, congiuntamente all’UO Dermatologia, si è provveduto alla revisione dell’attività orientata alla gestione e sorveglianza delle MTS, realizzando, con il supporto di appositi programmi informatrici, percorsi condivisi, che comprendono il coinvolgimento, se indicato, anche di altri servizi specialistici, quali ad esempio Ostetricia e ginecologia, Urologia, Chirurgia; il 1° dicembre si avvieranno questi nuovi percorsi.


Nel febbraio 2008 si concluderà il progetto biennale “Percorso di informazione ed educazione sulla infezione da HIV/MTS”, rivolto agli immigrati nel territorio dell’AUSL di Forlì, coordinato dall’UO Malattie Infettive in collaborazione con il servizio di Mediazione Culturale della Coopertiva Sesamo: all’obiettivo primario di meglio offrire anche a gruppi di stranieri residenti nel territorio di Forlì momenti e percorsi informativi su tali argomenti con diversi servizi sanitari, si sono affiancati altri obiettivi, quali rendere culturalmente sensibile la presa in carico del paziente straniero da parte dei servizi stessi, conseguire una miglior efficacia degli interventi, cercare di raggiungere il contesto familiare, quando presente, agendo anche con il supporto della mediazione culturale, per interagire oltre le sole barriere linguistiche.


Nell’insieme si persegue l’intento di informare ed educare i cittadini, tutti, ad avere comportamenti sessuali corretti, atti ad evitare il contagio, invitandoli anche a sottoporsi al test di screening, anonimo e gratuito, per giungere ad un rilievo precoce della condizione di HIV-positività, che concede di iniziare trattamenti nel momento più opportuno, oltre ad evitare involontarie trasmissioni.



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