Alpini uccisi, Berlusconi: "Lavoriamo per la pace"

Alpini uccisi, Berlusconi: "Lavoriamo per la pace"

Alpini uccisi, Berlusconi: "Lavoriamo per la pace"

ROMA - La morte dei quattro soldati italiani ha aperto nuove riflessioni sul ruolo dell'Italia in Afghanistan. Il premier Silvio Berlusconi ha espresso il suo "dolore" e la "gratitudine" nei confronti di "tutti i soldati italiani" impegnati nelle missioni di pace per sconfiggere il terrorismo. "Stiamo lavorando per consegnare il controllo della situazione in questo paese alle truppe afgane - ha detto -. Speriamo non sia lontano il tempo in cui la terra afgana avrà la pace".

 

"L'Italia onora il sacrificio di questi nostri soldati coraggiosi - ha evidenziato il presidente del Senato, Renato Schifani - l'ennesimo pesante tributo di sangue che il nostro Paese paga in quelle terre lontane in una missione che difende la democrazia e la pace nel mondo". Da Aosta, gli ha fatto eco il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ribadendo la necessità per l'Italia di mantenere il proprio impegno a livello internazionale affinché "questi sacrifici non siano vani".

 

"Siamo assolutamente impegnati affinché‚ a partire dal prossimo Vertice Nato a Lisbona, a novembre, si possa definire la nuova fase di transizione della strategia internazionale in Afghanistan - ha commentato il ministro degli Esteri, Franco Frattini - e venga accelerata, provincia per provincia, l'assunzione delle responsabilità di sicurezza e controllo del territorio da parte dalle forze afgane". Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha respinto l'ipotesi di ritiro.

 

"Quando sento parlare di ritiro in occasione di un evento luttuoso, come quello di questa mattina, più che una critica mi viene in mente lo sciacallaggio - ha detto -. . La critica è legittima ma l'importante è che sia fondata e non sia pretestuosa e strumentale". "È necessario che l'azione di addestramento delle forze armate afgane prosegua - ha aggiunto - , ed è giusto che entro la data prevista, il 2011, il ritiro dei nostri militari diventi un fatto concreto, non solo un annuncio".

 

Il segretario del Pd Pierluigi Bersani ha sottolineato invece che "è ora che l'Italia chieda una vera puntualizzazione della strategia. Bisogna vedere quali sono le prospettive reali in una situazione del genere, una situazione sul campo molto difficile e dalle prospettive incerte". "Bisogna riflettere assieme con gli alleati - ha continuato - su cosa voglia dire questa famosa nuova fase, essendo chiaro che non si può agire fuori dal contesto delle alleanze".

 

Il Pd nutre comunque forti dubbi: "Si può anche morire per la democrazia, per la lotta al terrorismo, per la dignità umana, per la civiltà, ma bisogna essere certi di arrivare al risultato che ci si è prefissati - ha detto ancora Bersani associandosi a Piero Fassino, che aveva espresso queste perplessità parlando all'assemblea del partito - . La politica deve assumersi maggiori responsabilità rispetto alla presenza militare".

 

La missione in Afghanistan è "importante e rischiosa", ha sottolineato il segretario Udc, Lorenzo Cesa, che aggiunge: "È arrivato il momento di tornare a occuparsene, rimettendola al centro dell'agenda politica". "Il parlamento - ha ricordato il leader di Api, Francesco Rutelli - ha confermato poche settimane fa il valore e il dovere della nostra presenza militare in Afghanistan. È una scelta che non può essere messa in discussione".

 

Ha invocato il ritiro delle truppe il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro: "Sono stati troppi i silenzi su questa guerra. Adesso basta. Il governo si assuma le sue responsabilità e richiami immediatamente il nostro contingente. La missione che avrebbe dovuto essere di pace ha cambiato i suoi connotati, trasformandosi in missione di guerra. Non ha più senso nè logica rimanere in Afghanistan in queste condizioni".

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