Aperture domenicali a Cesena: il no dei cristiani

Aperture domenicali a Cesena: il no dei cristiani

Aperture domenicali a Cesena: il no dei cristiani

CESENA - Continua la discussione sulle aperture domenicali. "Ti chiediamo una firma affinchè a Cesena la domenica resti per tutti il giorno della Festa". Si legge questo sul sito appositamente creato. Il gruppo Famiglie scout Cesena 1 ha, infatti, organizzato una petizione on line da presentare alla giunta ed al consiglio comunale per contrastare l'incremento delle aperture domenicali, chiedendo, anzi, di ridurre il numero di quelle già programmate.

 

"Come giorno del riposo settimanale la domenica - si legge nella lettera da sottoscrivere - non dev'essere destinata a prolungare le attività lavorative (salvi, naturalmente, i servizi pubblici essenziali), ma piuttosto ad elevare la vita delle persone e la sua qualità, facendo in modo che rimanga - o ritorni ad essere - un tempo per la famiglia e la coltivazione degli affetti; per rinsaldare le relazioni con i parenti e gli amici; per l'ospitalità tra le famiglie e la visita agli ammalati e alle persone anziane, sole o in difficoltà; per partecipare, infine, a significative occasioni di vita religiosa, sociale, culturale e artistica della città".

 

Dopo i chiarimenti del Sindaco, Paolo Lucchi, che sottolineava come le aperture straordinarie non fossero obbligatorie, non avendo intenzione di fare marcia indietro, anche i motivi religiosi diventano un ostacolo.

 

"L'ampio e perdurante dibattito pubblico sulle aperture domenicali dei negozi ci interpella fortemente sia come credenti in Cristo - per quanti, fra gli scriventi, lo sono - che come cittadini di Cesena - si legge nella lettera - Come sapete, la domenica i credenti fanno memoria della resurrezione di Gesù Cristo e celebrano comunitariamente, partecipando alla Santa Messa, la sua vittoria sul peccato e sulla morte. Tale partecipazione è al tempo stesso un diritto - espressione di quello, più ampio, alla libertà religiosa e all'esercizio del culto - e un obbligo di coscienza derivante dalla fede professata. Ma, da tempo, la domenica e gli altri giorni di festa rappresentano anche un valore laico e una importante conquista sociale, attuazione concreta del diritto di ogni uomo e donna - credente o non credente - ad astenersi periodicamente dal lavoro per il necessario riposo del corpo e dello spirito: un valore e una conquista che le pubbliche istituzioni, pertanto, debbono riconoscere, difendere e preservare".

 

Il termine ultimo per aderire alla petizione è fissato per l'8 dicembre. Il sito esiste dal 6 novembre e fino ad ora sono state raccolte 183 firme.

Commenti (5)

  • Avatar anonimo di Homer
    Homer

    @kiriakì Intanto ti chiarisco che se un lavoratore lavora la domenica la legge prevede una giornata di riposo durante la settimana (non si può superare il massimo di 6 giorni lavorativi consecutivi). Per quanto riguarda i commessi, nel mio caso specifico sono i primi a cui fanno comodo qualche centinaio di euro in più per le rate del mutuo, della macchina e per i loro bisogni ( se scegli di lavorare nel settore commerciale ti adegui alle sue esigenze, è come se il medico non volesse aver a che fare con persone affette da malattie infettive). La cosa che di questa protesta non capisco è l'assoluta ipocrisia. Sei favorevole al riposo domenicale? Ad una vita meno consumistica? Semplice, non andare per negozi la domenica. Ma non andare nemmeno al ristorante, in gelateria, al mare, allo stadio, insomma, concedi agli altri il riposo che dici che meritano. E non imporlo alle persone che la pensano diversamente. Sai cosa c'è di diverso tra chi propone le aperture e chi le chiusure? Che chi propone le aperture lo fa in maniera facoltativa, cosicchè ognuno possa liberamente decidere. Chi è per le chiusure obbliga anche chi non è d'accordo ad aderire. Altro che democrazia.

  • Avatar anonimo di kiriakì
    kiriakì

    Rispondo a Pace che sostiene che le aperture domenicali sono facoltative. Ma la scelta dei proprietari delle attività non ricade anche sui commessi? I negozi a conduzione familiare non si vedrebbero costretti dalla concorrenza ad aperture forzate? "Imporre le vostre verità agli altri"? Ma come? L'esigenza del riposo è una verità cristiana o una verità antropologica? E poi, fare una petizione non è uno strumento democratico? Si tratta di un mezzo propositivo, non impositivo. Mi vien da pensare che consideriate i cristiani cittadini di serie B indegni di partecipare alla vita civile con proposte finalizzate alla promozione dell'uomo.

  • Avatar anonimo di Pace
    Pace

    I cristiani sono liberissimi, la domenica, di andare in chiesa, partecipare alla Santa Messa, e fare tutte le attività di cui parlano i firmatari dell'appello. Nessuno li costringe né ad aprire i negozi, qualora ne siano proprietari, giacché le aperture domenicali sono facoltative e non obbligatorie; né tantomeno ad andare a far shopping. Il punto che mi rimane oscuro è: perché i cattolici (o, meglio, alcuni cattolici) vogliono imporre le loro credenze e abitudini alla generalità della popolazione italiana. Cari amici: c'è tanta gente che non la pensa come voi e che crede magari in un altro Dio, o non crede in alcuno.. E nessuno di loro chiede a voi di adeguarsi: perché voi cercate sempre di imporre le "vostre verità" agli altri?

  • Avatar anonimo di rexino
    rexino

    ci mancavano pure i cristiani! buttate un occhio in Vaticano

  • Avatar anonimo di Homer
    Homer

    Sarà il giorno del Signore solo per i negozianti? O si propone di far chiudere tutte le attività abitualmente aperte di domenica? Bar, ristoranti, edicole, distributori, negozi di fiori, gelaterie, bagni al mare, ... L'elenco è lunghissimo, ma si chiede solo la chiusura dei negozi. Sarà una proposta di cristianesimo ad personam, anzi AD CATEGORIAM.

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