Apnee notturne, un problema per 110mila emiliano-romagnoli

Apnee notturne, un problema per 110mila emiliano-romagnoli

Apnee notturne, un problema per 110mila emiliano-romagnoli

FORLI' - Per dormire sonni tranquilli, bisogna combattere le apnee notturne, fattore di rischio importante per problematiche a forte costo sociale come sonnolenza diurna, ictus e ipertensione. In Emilia-Romagna, i pazienti affetti da sindrome da apnee notturne (OSAS), sono oltre 110mila, ma solo 3mila ogni anno sono oggetto di diagnosi e trattamento. E' quanto emerge da un'indagine effettuata da AIPO (Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri) Emilia-Romagna.

 

All'indagine hanno partecipato anche AIMS (Associazione Italiana Medicina del Sonno) e AOOI  (Associazione Italiana Otorinolaringologi  Ospedalieri), che, proprio per tale ragione, hanno deciso quest'anno di dedicare all'OSAS la giornata mondiale del sonno, in programma il 19 marzo sotto lo slogan "Dormi bene, godi di ottima salute". Uno degli obiettivi è sensibilizzare la Regione ad adottare al più presto direttive che riprendano le indicazioni fornite dalle tre società scientifiche nel loro documento sul percorso assistenziale per l'Osas, al fine di omogeneizzare procedure, indicatori e dotazioni nelle varie realtà in cui vi è offerta diagnostico-terapeutica per tale patologia.

 

E' provato che il 25% della popolazione occidentale russa abitualmente e circa il 10% sviluppa la sindrome da apnea notturna. In Italia ne soffrono quasi 2 milioni di persone, mediamente il 2% delle donne e il 4% degli uomini, con una prevalenza intorno al 17% della popolazione fra i 30 e i 60 anni. Spesso, però, ci si reca dal medico solo dopo un evento drammatico, nonostante si tratti di una patologia potenzialmente mortale, con un importante impatto cardiovascolare: i pazienti con apnee durante il sonno rischiano di diventare ipertesi e di avere un evento cardio o cerebro vascolare acuto più frequentemente di chi non ne è affetto.

 

In Emilia-Romagna, AIPO Emilia-Roma, AIMS e AOOI hanno così messo a punto un documento diretto a definire un modello organizzativo regionale, multidisciplinare e interaziendale, in grado di garantire, grazie un sistema in rete, uno standard diagnostico-terapeutico in linea con la Medicina Basata sull'Evidenza e la letteratura nazionale e internazionale. A sostegno di tale documento, le tre associazioni hanno effettuato un censimento regionale delle 19 unità operative, organizzate in 17 centri, impegnate in questo campo. Sulla base di tale lavoro si augurano di aprire  un tavolo di lavoro fra AIPO, AIMS , AOOI  e assessorato alla sanità, con l'obiettivo di pervenire a direttive condivise.

 

I dati emersi sono preoccupanti. Se l'imponente gap fra entità epidemiologica della malattia (110mila persone) e numero ridotto di pazienti intercettati (3mila l'anno) è uno dei punti più critici rilevati dall'indagine, non vanno dimenticati altri limiti. In primis, il basso numero di personale dedicato all'OSAS, con una distribuzione delle risorse umane e strumentali disomogenea sul territorio. Disomogeneità che diventano ancor più evidenti quando si analizza la tempistica della filiera dalla prima visita all'esame diagnostico, sino al follow-up: in 12 dei 17 centri (70%), i periodi massimi di attesa per la prima visita non superano i 6 mesi, ma solo in 4 (23%) la prima visita viene erogata entro 30 giorni.

 

Fra i dati positivi evidenziati dall'indagine vi è invece la qualità della diagnostica. Gran parte del personale medico della rete, infatti, ha solide basi di formazione professionale e le procedure poggiano ovunque sull'uso delle apparecchiature portatili in linea con le indicazioni delle società scientifiche di riferimento.

 

In generale, però, pur non mancando punte di eccellenza, le energie oggi disponibili per affrontare il peso epidemiologico dell'OSAS in Emilia-Romagna non sono sufficienti.

 

Il documento redatto dalle tre società scientifiche intende quindi aiutare la Regione a indirizzare le risorse disponibili verso obiettivi efficaci e sostenibili. In primis, si consiglia di ottimizzare la governance clinica dei mezzi disponibili, quindi si propone una logica di rete riconoscendo sedi ad indirizzo neurologico e pneumologico di alta specializzazione dove non solo poter gestire le casistiche più complesse e dare possibilità di accesso a  tutte le consulenze previste per l'OSAS,  ma anche promuovere processi di formazione per gli altri centri, per il territorio e per la popolazione.

 

In Italia, l'esperienza varata da AIPO, AIMS e AOOI rappresenta un unicuum e si configura quale modello per un nuovo metodo di collaborazione fra società scientifiche, operatori sanitari e istituzioni per definire procedure assistenziali condivise.

 

Di seguito, le U.O. censite nell'indagine: U.O Pneumologia-Osp. G. da Saliceto; U.O Cardiopneumologia-Osp. S. Sebastiano, Correggio; U.O. Pneumologia-Az. Osp. S.M. Nuova di Piacenza; Serv. Fisiopatologia Respiratoria-Az. Osp. Parma; Centro Medicina Sonno-Dipartimento Neuroscienze Università di Parma; U.O Pneumologia-Policlinico Modena; U.O. Pneumologia-Osp. S.M. Bianca, Mirandola; U.O. Pneumologia Riab. Respiratoria-Villa Pineta, Pavullo; U.O. Pneumologia-Osp. Sassuolo; Centro Medicina Sonno-Dipartimento Neuroscienze Università di Bologna; Centro Medicina Sonno S. Orsola, Bologna; U.O. Pneumotisiatria-Osp. Bellaria, Bologna; U.O. Fisiopatologia Respiratoria-Az. Osp. Univ. Arcispedale S. Anna di Ferrara; U.O. Pneumologia-Osp. G.B. Morgagni-L. Pierantoni, Forlì; U.O. Pneumologia-Presidio Osp. Lugo; U.O. Medicina Urgenza-Osp.Bufalini, Cesena; U.O. Pneumologia-Osp. Infermi di Rimini.

Commenti (1)

Notizie di oggi

I più letti della settimana

    -
    -