Assunzioni di parenti, il direttore dell'Anci lascia l'incarico

Assunzioni di parenti, il direttore dell'Anci lascia l'incarico

Assunzioni di parenti, il direttore dell'Anci lascia l'incarico

BOLOGNA - Antonio Gioiellieri, il direttore dell'Anci regionale finito recentemente al centro della cronaca per una vicenda di assunzioni nell'associazione di cui è dirigente, lascia l'incarico di direttore generale. Le proteste si sono levate per l'assunzione all'interno dell'Anci regionale della moglie e di una zia della moglie. Sull'episodio sono intervenuti nei giorni scorsi molti amministratori e partiti politici, Ed ora Gioiellieri lascia l'incarico.

 

Precisa l'ormai ex direttore, in una lettera indirizzata al presidente dell'Anci (associazione dei comuni italiani) Daniele Manca, che è anche sindaco di Imola: "Il rapporto di fiducia tra di noi si è logorato e non ha più quella solidità indispensabile a fronteggiare quest'attacco che, travolgendo la mia persona, mira a screditare i Comuni in un momento per loro drammatico a causa delle ricadute ingiuste e pesanti che la manovra economica nazionale determina sui loro bilanci e sui servizi ai cittadini".

 

E ancora: "Per lealtà verso di te, e non certo per l'ammissione di una colpa che non c'è, e verso

l'Associazione, che ho servito con tutte le mie capacità e con la moralità indiscutibile con cui ho ricoperto, in passato, le cariche pubbliche, ho deciso di rinunciare alla mia responsabilità di Direttore regionale di ANCI Emilia-Romagna".

 

Da parte sua l'Ufficio di Presidenza, riunito mercoledì 6 ottobre, prende atto delle dimissioni dalla carica di direttore dell'Associazione di Antonio Gioiellieri. "Una scelta responsabile e corretta per la salvaguardia della credibilità dei comuni dell'Emilia - Romagna. All'unanimità è stato espresso un apprezzamento per il lavoro svolto nei 9 anni alla guida dell'ANCI Emilia Romagna", rileva una nota dell'Anci. Martedì 19 alle ore 11 verrà convocato il Consiglio regionale dell'ANCI Emilia - Romagna con all'ordine del giorno l a nomina del nuovo direttore. In tale contesto i comuni affronteranno una prima riflessione relativa al patto di stabilità regionale e alle gravi ricadute che la manovra del Governo riproduce sui bilanci dei Comuni.

 

Questa la lettera integrale di Gioiellieri a Manca:

 

Da martedì della settimana scorsa la mia persona è oggetto di un attacco mediatico che reputo ingiusto e alquanto offensivo anche per ché capace di mettere in cattiva luce l'ANCI e la credibilità amministrativa, politica e morale dei suoi soci. L'attacco è stato capzioso perché fondato su un equivoco che, però, ha avuto la forza di generare grande confusione nel discorso pubblico e politico tanto da arrivare a toni di sproporzionata violenza e da far venir meno le condizioni di chiarezza e lucidità indispensabili per valutare le circostanze con misura ed equilibrio e con l'uso appropriato di quei valori di rispetto della persona e di giustizia sociale che taluno ha giustamente invocato, ma, nella fattispecie del caso, del tutto a sproposito.


L'equivoco è semplice: se i soci dell'Associazione sono i Comuni, enti di natura pubblica, ne dovrebbe conseguire automaticamente che l'Associazione dovrebbe applicare le regole e le norme delle pubbliche amministrazioni.Invece tutti i pubblici amministratori sanno che quest'automatismo non sussiste né nelle leggi, né nella diffusa realtà locale e nazionale dell'associazionismo degli enti locali e di quei corpi intermedi (partiti, sindacati, associazione degli ordini professionali etc.) che

hanno natura privatistica pur ricevendo sostentamento, prevalente o rilevante, da risorse finanziarie di origine pubblica.


Tuttavia sono costretto a prendere atto che questa realtà, giuridica e pratica, è stata messa in ombra, nelle valutazioni politiche, dal clima sociale e culturale del Paese nel quale il supposto "nepotismo" interno ad una Associazione a cui i Comuni non hanno l'obbligo di associarsi, che eroga servizi non ai cittadini, ma ai Comuni, che non è un ente pubblico, viene trattato e considerato nel giudizio sociale e politico alla stregua di un reato o come una ferita mortale all'etica pubblica quando, tutt'al più, andrebbe rubricato nell'ambito molto più modesto e circoscritto della deontologia professionale di un dirigente verso i suoi soci.


Sono intimamente colpito e scosso da questa sproporzione che sento ingiusta, e tale la sente anche tutta la mia famiglia nella quale il lavoro come dovere e responsabilità è sempre stato fondato e orientato alla promozione dei diritti della collettività e dei suoi cittadini e alla valutazione del merito professionale e della qualità umana delle persone nell'interesse di tutti. Sono certo che la verifica amministrativa sui rapporti instaurati con i 21 dipendenti e collaboratori dimostrerà che non c'è alcun atto illegittimo o illecito e che non vi è alcuna ragione di giusta causa per la revoca del mio contratto di lavoro.


Questa certezza è alla base del mio stato d'animo e mi dà la forza di affrontare tutta la melma che mi è rovinata addosso dai blog informatici con i loro commenti violenti da tifo da stadio che hanno del disumano per come marchiano persone di cui, ovviamente, non conoscono alcunché. Questa melma sta togliendo respiro e raziocinio alla nostra democrazia e sta lentamente ed inesorabilmente allargando il costume dei processi sommari a cui ci si oppone in modo sempre più flebile. E' molto doloroso sentire tutto ciò sulla propria pelle e constatare che un problema di opportunità può essere usato, in questo contesto sociale e politico, come una pistola così da rovinare, in un attimo, la reputazione e la dignità di una vita di lavoro dalla moralità specchiata.


Ho trascorso questi giorni in attesa della riunione dell'Ufficio di Presidenza, che hai opportunamente convocato, per spiegare il senso e la legittimità piena dei miei comportamenti. Ho dovuto, invece, constatare che il rapporto di fiducia tra di noi si è logorato e non ha più quella solidità indispensabile a fronteggiare quest'attacco che, travolgendo la mia persona, mira a screditare i Comuni in un momento per loro drammatico a causa delle ricadute ingiuste e pesanti che la manovra economica nazionale determina sui loro bilanci e sui servizi ai cittadini.


Per lealtà verso di te, e non certo per l'ammissione di una colpa che non c'è, e verso l'Associazione, che ho servito con tutte le mie capacità e con la moralità indiscutibile con cui ho ricoperto, in passato, le cariche pubbliche, ho deciso di rinunciare alla mia responsabilità di Direttore regionale di ANCI Emilia Romagna


Antonio Gioiellieri

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