Attentati di Parigi e terrorismo, in Regione i partiti si dividono

Dopo il minuto di silenzio in memoria delle vittime degli attentati,emergono posizioni diverse dagli interventi di mercoledì nell'Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna su quanto successo in Francia

Dopo il minuto di silenzio in memoria delle vittime degli attentati,emergono posizioni diverse dagli interventi di mercoledì nell'Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna su quanto successo in Francia: in Aala, infatti, dopo il minuto di silenzio in ricordo delle vittime degli attacchi a Parigi del 13 e 14 novembre scorsi, hanno preso la parola la presidente dell'Assemblea legislativa, Simonetta Saliera, che in precedenza aveva chiesto il momento di raccoglimento, i presidenti dei Gruppi e il presidente della Giunta regionale, Stefano Bonaccini.

I GRUPPI - "Non si può liquidare come atti terroristici quelli che sono a tutti gli effetti atti di guerra", ha detto Tommaso Foti, capogruppo Fdi-An, e a questi atti di guerra "l’Occidente deve rispondere subito, non con le parole ma con i fatti". Perché questo avvenga, "e con tutta l’urgenza necessaria, l’Occidente deve però interrogarsi sugli errori commessi negli ultimi decenni: dalla mancanza di un esercito europeo, alle piccole furbizie nell’atteggiamento verso la Turchia, alla mancata soluzione politica della questione palestinese. I nostri nemici stanno alimentando il terrore, per sconfiggerli bisogna eliminare militarmente i militanti dell’Isis, che mostrano di non fermarsi di fronte ad alcun massacro".

"Oltre alle doverose parole di solidarietà, chi porta responsabilità politiche deve dire chiaramente cosa si fa", ha affermato il capogruppo di Fi, Galeazzo Bignami, secondo cui "la civiltà occidentale si vede presentare il conto delle sue continue debolezze, rimozioni, accomodamenti, arretramenti, sul piano innanzitutto dei valori fondamentali. È ipocrita dire che la religione con c’entra, i fanatici assassini urlavano 'Allah è grande'. E se è vero che non si può dire che tutti gli islamici siano fanatici assassini, tutti i fanatici assassini sono islamici". Secondo il consigliere, "non avremo salvezza dal fantomatico Islam moderato, sono anzi ambienti compiacenti, se non complici, con l’estremismo fondamentalista. L’errore che già si sta profilando è lasciare la Francia da sola in questa guerra".

Per Igor Taruffi, capogruppo di Sel, "il cordoglio verso le vittime dell’atto criminale di Parigi va condiviso, senza la minima ambiguità, con i morti di Beirut, dell’aereo russo, in Nigeria, in Siria, dovremmo avvertire la medesima solidarietà anche verso le vittime del terrorismo più lontane da noi". "Vanno denunciati e interrotti i rapporti economico-militari di molti Paesi occidentali con quei Paesi arabi che finanziano e armano i terroristi. Guerre come quelle combattute in Afghanistan, Iraq, Libia e Siria non hanno nemmeno avvicinato la soluzione del problema". Anzi, "dopo l’11 settembre, gli atti terroristici si sono moltiplicati". Infine, per Taruffi "non va dimenticato che il fondamentalismo religioso si innesta sulla questione sociale e l’emarginazione delle periferie: avevano il passaporto francese i responsabili del massacro parigino".

Se i fatti di Parigi "rappresentano l’11 settembre europeo, occorre rispondere in modo molto diverso da come si è scelto di fare dopo l’11 Settembre 2001": è questa la convinzione di Giulia Gibertoni, capogruppo M5s, che ha sottolineato come "il terrorismo sia dilagato in questi ultimi quindici anni. Anziché sprecare soldi sugli F35, si dovrebbero finanziare di più le forze dell’ordine e i servizi di intelligence. E l’Europa e l’Italia devono comprendere che la priorità è bloccare i traffici, di armi e di petrolio, che alimentano l’Isis, anche interrompendo i rapporti con le monarchie del Golfo, a partire dall’Arabia Saudita". Infine, "è urgente revocare le sanzioni verso la Russia, per facilitare un’unità di intenti nella lotta al terrorismo".

"È guerra, come dice Hollande", ha sostenuto il capogruppo della Ln, Alan Fabbri, chiedendo a ogni istituzione nazionale "di non incorrere in un reato omissivo: l’ignavia, il non fare quello che va fatto, diventa una pesantissima responsabilità politica in quello che si configura come un autentico scontro di civiltà". Il consigliere ha aggiunto che "lo smarrimento dell’identità giudaico-cristiana ha indebolito le difese immunitarie dell’Europa, e la sinistra porta la responsabilità di aver sottovalutato le avvisaglie di ciò che oggi si concretizza, con la corsa suicida all’accoglienza e l’ideologia dell’integrazione a tutti i costi. La Francia mostra quel che va fatto, oggi; l’Italia, invece, finge di non essere sotto attacco e si illude di poter dialogare con i tagliagole. La speranza è che i fatti di Parigi servano ad aprirci gli occhi".

Il capogruppo Pd, Stefano Caliandro, ha invitato a "riflettere su come la serie di attentati, a Parigi, si sia dipanata nei luoghi del tempo libero, del divertimento, della socialità. E questo è avvenuto in una città simbolo per l’Europa. Non di un classico attentato si tratta, ma di un’azione militare, a cui va data la risposta più adeguata. Commozione e rabbia non devono farci confondere i fatti di Parigi come parte di una guerra di religione. La guerra è in atto- ha proseguito- ma si combatte innanzitutto dentro il mondo islamico, fra sciiti e sunniti, jihadisti e moderati. Per Italia e l'Europa va tracciata una strada fatta di cooperazione internazionale, diplomazia e repressione: strumenti da agire contemporaneamente. Iran e Russia vanno coinvolti nella soluzione della crisi siriana- ha concluso Caliandro- e l’Occidente deve abbandonare l’idea, rivelatasi fallimentare, della democrazia da esportare".

Pier Giovanni Alleva, capogruppo AltraER, ha manifestato "la profonda convinzione che non si tratti di dare la caccia a esseri irrazionali, assetati di sangue, ma che per capire cosa sta succedendo occorra innanzitutto saper rispondere alla terribile domanda che pongono individui che per uccidere accettano di morire a loro volta. Sono i terroristi a parlare di crociate, non si può cadere nella loro trappola: l’Occidente deve sapersi difendere, senza alimentare quotidianamente le ragioni dei fanatici. Perciò non bisogna dimenticare che un capo di questi fanatici era rinchiuso a Guantanamo, e grazie all’aiuto di chi l’Isis dice di combatterlo è diventato così potente".

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IL PRESIDENTE BONACCINI - Il presidente della Giunta regionale, Stefano Bonaccini, è intervenuto a chiusura degli interventi dei Gruppi. Ha subito detto di "voler sfuggire alla polemica spicciola, in alcuni tratti un po' provinciale, ai toni e ai contenuti di certi interventi, quelli dello scontro fra partiti e sul chi ha fatto e chi no. Piuttosto- ha affermato-, ho molto apprezzato le parole della presidente Saliera e l’abbraccio di solidarietà che tanti hanno voluto portare ai familiari di Valeria Solesin e di tutte le vittime". Per Bonaccini, "non bisogna cadere nella trappola ordita dagli assassini, il cui primo obiettivo è costringerci a cambiare il nostro modo di vivere. Che non si tratti di una guerra di religione lo dimostra il fatto che anche militari italiani sono da anni impegnati a fianco di truppe musulmane che combattono il califfato. E non è uno scontro di civiltà, perchè non è certo civiltà quella dimostrata dall'Isis. Oggi va costruita una larga coalizione internazionale, di cui deve far parte anche la Russia, consapevoli che l’Isis va sconfitto politicamente ma anche militarmente. Bisogna evitare che in Siria si ripeta quel che è accaduto in Libia, dove la cacciata di un dittatore ha aperto una fase di grave destabilizzazione, con effetti pesantissimi anche sugli sbarchi sulle coste europee. Rinnovare gli sforzi per l’integrazione e le politiche per l’accoglienza, può avvenire insieme al rafforzamento dei controlli sugli sbarchi. In generale- ha concluso il presidente della Regione- serve la massima unità fra le forze politiche italiane, di fronte al drammatico salto di qualità dell’offensiva terroristica testimoniato dalle stragi di Parigi. E, ribadisco, un ultimo invito, quello a rimanere uniti".

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