Aumenta il caporalato in edilizia in tutta l'Emilia-Romagna

Aumenta il caporalato in edilizia in tutta l'Emilia-Romagna

Aumenta il caporalato in edilizia in tutta l'Emilia-Romagna

BOLOGNA - Una zona grigia in cui prospera il capolarato. Strumenti all'apparenza legali, come il part-time e le partite Iva, usati per nascondere il lavoro irregolare. Questo il quadro allarmante nel settore costruzioni dipinto dalla Fillea Cgil regionale, che lancia la campagna "Libere da caporali". Gli operatori del sindacato visiteranno i cantieri per distribuire guanti e magliette con lo slogan dell'iniziativa, con l'obiettivo di "provocare una reazione, ovvero convincere i lavoratori a denunciare", spiega il segretario regionale Valentino Minarelli.

 

Che aggiunge: "Anche se il nostro vero obiettivo e' quello di far assumere i lavoratori sotto caporale direttamente dagli appaltatori". Il varo della campagna e' la risposta della Cgil a una situazione che negli ultimi mesi e' molto peggiorata. Per dimostrarlo la Fillea fa riferimento ai risultati di una  settimana straordinaria di controlli nei cantieri svolta a maggio in regione. A Bologna e' risultata irregolare la meta' dei cantieri, mentre sui 243 ispezionati fra Modena e Piacenza sono stati trovati 23 lavoratori irregolari, 13 dei quali completamente in nero.

 

"I dati- spiega Minarelli- sono in controtendenza rispetto a quello che succedeva nel 2009, sono

quindi un effetto della crisi: il trend e' verso gli appalti al massimo ribasso, dove si viaggia ai limiti della legalita'. In questa situazione anche le imprese legali rischiano di dover cedere per reggere la competizione". In questo quadro emerge una crescita del caporalato che non si puo' quantificare ma che e' facile dedurre dal ricorso sempre piu' frequente a strumenti come il part-time, le partite Iva, la paga globale e l'associazione in partecipazione. "I caporali si sono evoluti- prosegue il segretario- oggi sono consulenti del lavoro, geometri, ingegneri. E utilizzano strumenti formalmente legali".

 

Minarelli spiega anche come funzionano i nuovi meccanismi del caporalato: "In regione il 20-30% della manodopera ha una paga globale giornaliera: si tratta di un 'patto' in cui il datore di lavoro garantisce un fisso mensile. Tutto risulta formalmente in regola, ma in questo modo il caporale puo' tenere per se' gli assegni familiari o i sostegni al reddito che spettano al lavoratore, oppure aggiungere alla paga globale le ferie e il Tfr senza averli mai davvero riconosciuti".

 

Un altro indizio arriva dall'orario di lavoro mensile registrato nelle casse edili: "Vengono dichiarate in media 120 ore, quando la media contrattuale e' di 173 ore. Ma nella realta' stimiamo che nei cantieri si lavori 200-220 ore al mese". La differenza si spiega, secondo la Fillea, con il ricorso a falsi part-time. A completare il quadro, nei cantieri dell'Emilia Romagna si trovano anche finti artigiani e dipendenti associati in partecipazione, "una forma di autoriduzione imposta del proprio stipendio".

 

A destare maggiore preoccupazione e' il legame fra le irregolarita' e le infiltrazioni in regione della criminalita' organizzata. "La presenza criminale c'e' gia'- spiega Minarelli- i Cutreesi a Reggio Emilia, i Casalesi a Modena e in qualche caso anche a Forli': sono infiltrazioni gia' registrate dalla Dia". Per contrastare il fenomeno, la campagna della Fillea si rivolge soprattutto alle istituzioni. Il sindacato chiede di intensificare i controlli e di rendere piu' restrittivi e trasparenti i bandi di gara, chiedendo sempre la certificazione antimafia e rescindendo immediatamente i contratti nel caso in cui si scopra un'impresa irregolare. Le iniziative regionali si sommano inoltre a quelle della Fillea nazionale, che ha chiesto di equiparare il reato di capolarato (punito attualmente con una semplice ammenda) a quello di traffico di esseri umani. (Dire)

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