BAGNACAVALLO - Giovedì al San Francesco, Cristiano Godano dei ''Marlene Kuntz''

BAGNACAVALLO - Giovedì al San Francesco, Cristiano Godano dei ''Marlene Kuntz''

BAGNACAVALLO - Giovedì 5 aprile Cristiano Godano, leader del gruppo musicale Marlene Kuntz, sarà protagonista a Bagnacavallo, nella sala Oriani del convento di San Francesco, dell’incontro “Scrittura creativa e videoclip” promosso da Comune di Bagnacavallo, Provincia e associazione Suburbia. L’incontro è in programma alle 21.

Godano, intervistato da Gianni Gozzoli del Cinecircolo Fuori Quadro, analizzerà i passaggi della genesi delle canzoni, indagando sui processi creativi, le ispirazioni e le intuizioni che li hanno accompagnati dalla nascita fino a oggi, raccontando aneddoti, progetti artistici e percorsi produttivi. Verranno proiettati anche alcuni videoclip dei Marlene Kuntz.

All’organizzazione dell’iniziativa hanno collaborato il settimanale Sabato Sera-Bassa Romagna, Mephisto Records di Faenza, Rock Planet di Pinarella di Cervia e Chiribilli Art Cafè di Bagnacavallo.


In questa nostra intervista, Cristiano Godano anticipa alcuni dei temi che tratterà nella serata del 5 aprile.


Come nascono i testi dei Marlene Kuntz? C’è una genesi tipo oppure l’approccio può cambiare di volta in volta?

Intanto posso dire che, come per tanti colleghi se non per quasi tutti, i testi nascono dopo le musiche. Sono molto interessato all’aspetto melodico del risultato finale, e dunque il testo con le sue parole soggiace ai dettami ritmici e sonori di quanto una certa melodia vocale ha suggerito. Relativamente ai contenuti, invece, attendo che un giusto argomento con una giusta prima frase (in genere lunga i primi due versi o poche sillabe meno) mi illuminino della convinzione che finalmente il momento della svolta è arrivato: è l’attimo in cui il ben noto foglio bianco dello scrittore inizia a essere segnato da parole che andranno fattivamente da qualche parte


Il ruolo del testo di una canzone si è di molto modificato nel corso degli anni? E quanto può incidere oggi nel successo di un brano?

Se c'è stata questa modifica c’è stata in peggio, nel senso che tempo addietro si dava più rilevanza al ruolo di un testo. Ma ho l'impressione che gli ottimi testi siano sempre rari (e in fondo sono rari gli ottimi film, gli ottimi dischi, gli ottimi concerti, gli ottimi libri etc.: la vera arte, che è ottima, è giustamente rara): ed è quel che conta, al di là delle buone intenzioni. Il grande successo di un brano di musica popolare dipende dalle parole solo nella misura in cui queste siano congegnate in modo furbescamente e studiatamente accattivante per un gran numero di persone: a ottimi testi non corrispondono di norma grandi successi, soprattutto al giorno d’oggi (eccezioni che confermano le regole ovviamente non mancano mai, e i Marlene Kuntz, che hanno un piccolo e non grande successo, lo sono: posto che i loro testi siano dei buoni, se non proprio ottimi, testi). E in ogni caso: de gustibus non disputandum est...


C’è secondo lei uno spazio nella nostra letteratura anche per i testi musicali o “sono solo canzonette”?

Questioni un po’ accademiche... E comunque: secondo me sono pochissimi i testi per canzone (nella storia della musica popolare di tutti i tempi moderni a tutte le latitudini) che assurgono allo status di poesia: la poesia è una cosa, il testo per canzone un’altra. Basta leggerle entrambe con attenzione per accorgersi che ci sono delle differenze, e che le esigenze dell’una non sono quelle dell’altro. La poesia gode di una autorevolezza che fa chiedere, da parecchi lustri e accoratamente, se non sia il caso di comprendere anche il buon testo per canzone in tale categoria: questo dimostra che “si sa” che la poesia è qualcosa di particolarmente... (si metta quel che si vuole: nobile? inarrivabile? misterioso? imperscrutabile? elitario? etc.), e si spera che anche il testo per canzone valga altrettanto. Io penso che, invece, sia giusto ritenerli due cose abbastanza differenti. A patto che si consideri che l’ottimo testo per canzone inserito in un’ottima musica vale tanto quanto un’ottima poesia (pur se per motivi abbastanza differenti). Forse sarebbe più giusto pensare a una nuova materia da insegnare a scuola: “testi per canzone”, ovviamente nell’ambito della letteratura.


Ci sono stati anni in cui il ruolo dei “parolieri” è stato fondamentale nell’ambito musicale italiano… È ancora così e pensa che lo sarà anche domani?

È una domanda difficile per me: mi hanno sempre attratto coloro che i testi se li sono fatti da soli (Leonard Cohen, Nick Cave, Neil Young, Bob Dylan, Paolo Conte, Fabrizio De Andrè), e la categoria del cosidetto “paroliere”, da fruitore di canzoni rock, mi interessa davvero poco. Diciamo che sono impreparato. E diciamo che i testi di Mogol (che è il paroliere per definizione, in Italia) non mi piacciono. Basta leggerli sul foglio, svincolati dalla musica, per capire dove stanno le differenze di cui parlavo alla risposta precedente. Credo che Mogol stesso sarebbe d’accordo su questo punto. E lo dico senza facili ironie.


Una canzone oggi è testo, musica e anche immagine. Il futuro sarà sempre più dei videoclip?

Io i videoclip li guardo molto poco. E la video arte non mi attrae particolarmente. Ma al giorno d’oggi, semmai, si direbbe che la musica è sempre più dei... telefonini e di MySpace. Ahimè.


Quali consigli si sente di dare a un giovane che abbia voglia di avvicinarsi oggi al mondo della musica?

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Di tenere a mente (ma questo è solo il punto di vista di un quarantenne che non conosce tutti i “trucchi” dell’ascoltatore e musicista ventenne) che la musica è messa piuttosto male, o che quantomeno sta andando in qualche nuova e ancora impronosticabile direzione; e che certi sogni sono sempre meno realizzabili. Ma direi anche che impegnarsi seriamente per un progetto artistico (che vada come vada) ciba lo spirito e rende persone migliori, a prescindere…

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