Bagnacavallo, il Bursôn cresce e si consolida

Bagnacavallo, il Bursôn cresce e si consolida

Si è tenuta martedì scorso a Bagnacavallo, nella suggestiva cornice del Ristorante La Sbottona, la settima edizione della rassegna "A che punto siamo" che mette a confronto il miglior Bursôn Etichetta Nera del Cornsorio Il Bagnacavallo con altri grandi vini rossi italiani.

 

Quest'anno Il Bursôn della Tenuta Uccellina Etichetta Nera 2006, si è confrontato con l'Amarone della Valpolicella, Cannonau, Cabernet, Barbera di pari annata. Più di 100 persone hanno partecipato all'evento e alla fine della serata, il vino più votato è risultato il Bursôn preferito da 46 persone su 106 votanti. Un bel risultato, frutto di anni di duro lavoro che ora inizia a dare i suoi frutti.

 

L'occasione è stata propizia per intervistare alcuni protagonisti del Consorzio che ci spiegano come sia cresciuto in questi anni.

 

Alberto Rusticali della Tenuta Uccellina.

Terza partecipazione alla fase finale della rassegna "A che punto siamo" su sette edizioni. Soddisfatto?

Sono contento dei progressi che stiamo facendo.

 

Questi confronti alla cieca sono sempre interessanti per il Bursôn?

Si perché regge benissimo il confronto. Manca ancora secondo me un po' di eleganza, si potrebbe provare a renderlo un po' più fine, ma non è detto che sia possibile. Dobbiamo vedere nelle prossime annate che abbiamo già in cantina cosa succederà, dovrebbe esserci un miglioramento continuo, ma non c'è un sistema che dice "bisogna fare così". Bisogna provare e sperimentare. È difficile poter dire dove può arrivare.

 

Una idea però ce l'avete?

Possibilità ce ne sono tantissime. Siamo già ad un buon livello, c'è solo qualche cosa da fare per renderlo più interessante e meno "grezzo".

 

Ormai sono 12 anni che il Bursôn è sul mercato e in questi anni si è guadagnato una sua fetta di mercato. Possiamo dire con sicurezza che è un gran vino?

Si, perché messo a confronto con gli altri soprattutto alla cieca, non teme paragoni. Poi è ovvio che può piacere o no perché ha le sue caratteristiche, ma posso dire che regge il confronto benissimo.

 

Sergio Ragazzini, Enologo del Consorzio Il Bagnacavallo, ci ha illustrato la maturazione che ha fatto il vino nei metodi di lavorazione e nei risultati ottenuti

 

Dopo 12 vendemmie il Bursôn, com'è cresciuto?

È cresciuto bene e non ha fretta di crescere ulteriormente. Con 60.000 bottiglie, numero a cui siamo fermi da tre anni, sono il numero che secondo noi va bene. Finché non ci saranno cambiamenti nel mercato, o finché non ci sarà nuova linfa nelle aziende, il numero rimarrà quello.

 

Il vino com'è cresciuto?

Lì abbiamo migliorato molto più che nelle vendite. Nell'Etichetta Blu con la macerazione carbonica abbiamo ottenuto un vino molto più beverino rispetto ai primi anni dove era sgarbato, molto tannico. Con la macerazione carbonica abbiamo migliorato il prodotto. Nell'Etichetta Nera l'appassimento ci ha dato una grossa mano. Dal 2000 in avanti quando abbiamo iniziato a mettere come minimo il 50% di prodotto ottenuto da uve passite, direi che anche la qualità è aumentata notevolmente.

 

Le prossime strade che intendete intraprendere per crescere come vendite e come vino?

Come consorzio abbiamo allargato la gamma anche ai vini bianchi, da due anni vinifichiamo l'Uva Famoso che abbiamo registrato come vino Rambela, per dare la possibilità ai produttori di non presentarsi solo con il Bursôn. Proseguiamo la strada dei passiti con il Malbo Gentile o con l'Uva Longanesi, passiti da uva a bacca rossa che non ce ne sono molti in Italia ma sono importanti e iniziano a piacere.

 

Invece per quanto riguarda il Bursôn?

Dobbiamo ancora migliorare nella fase dell'appassimento. Dobbiamo trovare il modo ed il luogo per appassire meglio. Sono stato nella zona dell'Amarone e mi hanno fatto vedere i luoghi dove appassiscono le loro uve e li hanno nei punti più alti delle colline. Noi non abbiamo colline ma potremmo trovare qualcuno che ci ospita in collina per fare l'appassimento. L'umidità che c'è nella nostra zona è notevole.

 

Il Bursôn ha iniziato ad essere profeta in patria?

In zona hanno smesso di chiamarlo "quel vinaccio". In Italia chi ha un po' di mercato vende. All'estero si vende meglio. Esportiamo in Germania, Giappone, Stati Uniti, Inghilterra. Mi sembra strano che un vino che vendiamo bene all'estero non può essere venduto in Italia. Rispetto all'Amarone per esempio abbiamo un rapporto qualità prezzo importante. Costiamo 1/3 di quello che costa l'Amarone e alla cieca c'è da divertirsi. Questa sera molti partecipanti hanno scambiato il Bursôn per l'Amarone. L'anno scorso su 80 partecipanti in 70 dissero che il campione dell'Amarone era il Bursôn questo mi ha fatto piacere.

 

Infine Daniele Longanesi il presidente del Consorzio Il Bagnacavallo ha tirato le somme di questi 12 anni di attività.

 

Dodici anni di vita del consorzio. Un risultato importante?

Cresciamo a piccoli passi, il Bursôn sta uscendo dai confini nazionali, è arrivato in Giappone, Repubblica Cieca, ed è la classica formichina che piano piano si sta facendo strada. In Italia ci sono difficoltà ma anche quest'anno nonostante l'anno difficile stiamo crescendo.

 

Alla cieca se la gioca alla pari ormai con i grandi vini rossi d'Italia. Come lo vedi questo aspetto?

La sua esuberanza è netta e anche alla cieca si riesce ad identificare e la sua potenza esce rispetto agli altri vini. Ha una personalità tale che inizia a uscire e ad essere riconosciuta in mezzo a questa miriade di vini.

 

Come consorzio come riuscite a stare in un mercato così mutevole come quello del vino?

Siamo una realtà piccola e abbiamo questo vino così particolare che allo stato attuale non siamo noi che dobbiamo seguire le mode e non ci interessa questa cosa. La nostra è una missione anche culturale più che di mercato. Se poi il mercato risponde tanto meglio. La personalità del Bursôn è quella e non la svendiamo e non la adattiamo alle mode passeggere.

 

Mauro Manaresi

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