BAGNACAVALLO - Nuovo appuntamento con la rassegna cinematografica

BAGNACAVALLO - Nuovo appuntamento con la rassegna cinematografica

BAGNACAVALLO - La rassegna “Nuovo Cinema Bagnacavallo” prosegue domani, sabato 10 novembre, con la proiezione del film Il vento fa il suo giro di Giorgio Diritti, pellicola girata con uno scarsissimo budget ma di grande successo grazie al passaparola del pubblico. A presentarlo in sala ci sarà il direttore della fotografia, il faentino Roberto Cimatti. La proiezione è in programma alle 21 nel convento di San Francesco, in via Cadorna 14. Il film verrà replicato giovedì 15, sempre alle 21.


Girato in una sperduta valle del Piemonte, Il vento fa il suo giro, uscito a maggio in sole quattro copie e costato appena 480mila euro, è stato da subito ignorato dalla grande distribuzione perché diretto un regista poco conosciuto, con un cast di attori non professionisti e in gran parte sopra i sessant’anni, e con dialoghi in tre lingue (occitano, francese e italiano), sottotitoli, una location rustica tra greggi di capre e borgate di montagna in abbandono. C’era da aspettarsi un flop, invece Il vento fa il suo giro si è rivelato un fenomeno del cinema d’autore. Tre mesi dopo l’uscita nelle sale ha avuto 38.000 spettatori e una permanenza record nelle sale: 140 giorni di proiezione a Torino, 100 a Milano, 100 a Roma. E il suo “giro” continua, sorretto dal tam tam degli spettatori e da un tema d’attualità: il difficile inserimento di uno straniero in una piccola comunità. «Ricevevamo fin dal mattino decine di telefonate di persone che ci chiedevano se lo proiettavamo ancora. Erano interessati a vederlo perché ne avevano sentito parlare da altri» racconta Gaetano Renda, proprietario del cinema Centrale di Torino, che ha proposto il film senza interruzione dal 4 maggio al 6 ottobre.


Il vento fa il suo giro affronta con sguardo lucido diversi temi che non hanno ancora avuto in Italia (e forse neanche in Europa) un’adeguata elaborazione: lo spopolamento delle montagne, la difficoltà di accettare lo straniero, la chiusura delle piccole comunità. La storia è presto detta. Un pastore francese arriva con la moglie e i tre figli in un paesino dell’Alta Val Maira in provincia di Cuneo. È un ex professore che ha scelto di vivere in montagna e di dedicarsi alla produzione di formaggi. La discreta accoglienza iniziale da parte dei pochi abitanti del paese si trasforma presto in diffidenza e infine in ostilità. È difficile per la gente del posto accettare l’idea che un “forestiero” possa riuscire dove loro hanno fallito. Il film mostra l’abbandono delle borgate montane, ridotte ad agglomerati di seconde case, mentre l’attività produttiva si svolge in pianura, nelle stalle moderne prefabbricate tipiche del paesaggio padano. Il vento fa il suo giro è girato in una valle alpina del Piemonte dove si parla occitano, lingua di origine provenzale, ma potrebbe anche essere ambientato in Abruzzo o in Sardegna. Ovunque in Italia ci sono borghi in declino che non riescono a trovare una nuova identità e che nello stesso tempo faticano ad accettare l’inserimento degli stranieri. Forse è per questo che il film piace a Torino come a Roma.



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