Bellaria: aperta la galleria di Silvio Canini, talento nazionale della fotografia

Bellaria: aperta la galleria di Silvio Canini, talento nazionale della fotografia

Bellaria: aperta la galleria di Silvio Canini, talento nazionale della fotografia

BELLARIA - A Bellaria un giovane talento della fotografia nazionale ha aperto una galleria dove espone le sue foto più belle. Silvio Canini ha ospitato RomagnaOggi.it per raccontarci come una forte passione l'abbia portato fino alle copertine dei settimanali più prestigiosi.

 

Prima di fare il fotografo, che mestieri hai fatto?

Tante cose, dal cameriere, al bagnino, al venditore di giornali. Ho fatto poi per tanti anni i contro-soffitti e le tinteggiature. E' una scelta quello che ho fatto, perchè purtroppo il mio carattere mi porta a stancarmi facilmente delle cose che faccio abitualmente

 

Tranne la fotografia...

Tranne la fotografia per fortuna. Però se lo facessi per lavoro, dovrei fare quello che mi chiedono gli altri. E questo non mi piace. Lo faccio ogni tanto ma per me sarebbe impensabile, perchè cerco tutti i giorni di mettermi in discussione. Sarebbe difficile per me proporre qualcosa di fresco tutti i giorni. Non dico di nuovo perchè è difficile. In fotografia voglio rimanere libero. Mi piace pensare di esserlo.

 

Quando nasce la passione per la fotografia?

Nasce nel 1980. In quel periodo portavo il pane in giro per gli alberghi di notte. Mi è sempre piaciuto l'immagine, ero affascinato dal tipo di immagini che c'erano in quel periodo. Con i soldi guadagnati decisi di comprarmi la mia prima macchina fotografica. C'era un albero bellissimo ai laghi di Igea. Vedevo sempre quest'albero e pensavo che mi sarebbe piaciuto fotografarlo, ma non ne avevo un'idea e non avevo i mezzi. Mi ricordo che finito di lavorare andai a prendere la mia prima macchina a Savignano con i soldi risparmiati durante la stagione. Era una Olympus M1. Mi faccio mettere il rullino dentro dal negoziante perchè non sapevo come fare. Mi precipito a Igea ai laghi per fotografare l'albero e vedo che la pianta non c'è più. Avevano già iniziato a costruire e a rovinare il paesaggio bellariese. Rimasi deluso e ricordo che feci la foto del posto dov'era l'albero. Ho poi iniziato come tutti. In quel periodo facevo molti concerti per via della mia grande passione per la musica.

 

Il primo qual'è stato?

I Rolling Stones nel 1982. E' stata un'esperienza fantastica. All'epoca i controlli erano molto più stretti e avevo il problema di come portare dentro la macchina. Presi un pane toscano intero. Gli ho tolto tutta la mollica e gli ho messo dentro la macchina avvolta in un nylon. Poi gli ho messo della mortadella attorno e l'ho avvolto con il cellophan. Gli avevo fatto anche i tagli in modo che sembrasse un panino pronto per mangiare. Poi avevo l'obiettivo e l'ho avvolto nella carta gialla per alimenti e l'ho legato con lo spago in modo da farlo sembrare un salame. Alla fine sono entrato, e feci le foto quasi da sotto il palco. Quando ho tirato fuori la macchina fotografica, la gente mi tirava i rullini con gli indirizzi. Era molto difficile allora entrare con le macchine fotografiche. Quando ho finito i miei rullini, ho messo dentro quello che mi avevano tirato, facendo solo attenzione agli ASA. Di quel concerto ho venduto molte foto. All'epoca sul viale avevo una postazione dove facevo le foto istantanee con la Polaroid e poi avevo comprato la macchina che faceva le spillette con le foto. Avevo poi messo in mostra le foto che avevo fatto e ne ho vendute veramente tante. L'altro concerto importante, che è poi la prima foto ufficiale che ho venduto, è stato quello di Bruce Springsteen a Milano nel 1985. Ho venduto la foto ad una agenzia di Torino che faceva i poster tipo quelli che si vendevano negli autogrill. All'epoca presi 800.000 lire per la foto, una bella cifra. Scelsero la mia in una finale con altri due professionisti.

 

Altri aneddoti di questi inizi un po' rocamboleschi?

A New York mi sono trovato per caso sul set del film Attrazione Fatale. All'epoca per risparmiare si usavano i rullini bobinati. Ero riuscito ad intrufolarmi tra una grande ressa, ma dopo il primo rullino, mentre lo stavo cambiando, mi hanno spinto, il rullino mi è caduto e si è aperto. In quel momento ero distrutto perchè avevo fatto delle belle foto e stavo quasi per mettermi a piangere. Poi per fortuna la scena l'hanno ripetuta quattro volte e tra un ciack e l'altro passava molto tempo. Alla fine sono riuscito a farmi prestare un rullino da un francese e all'ultimo ciack ero con loro, nessuno mi ha detto nulla e ho fatto delle belle foto che poi ho venduto a Panorama.

 

Il primo viaggio che hai fatto qual'è stato?

Londra, 3/4 volte, ma facendo foto da amatore, autodidatta, senza un progetto. Ho fotografato quello che mi piaceva sul momento.

 

Poi come si è evoluta la tua concezione di viaggio?

Con il tempo, guardando altre cose, cercando di dare una logica alle fotografie. Poi 18 anni fa ho iniziato a cambiare il mio modo di vedere la fotografia a Portfolio a Savignano, dove c'erano dei maestri che ti davano degli ottimi consigli. Comprendi molto ascoltando quello che dicono delle foto e impari tantissimo. Lì ho cambiato il modo di sentire la foto e il viaggio è cambiato per me, ho iniziato a progettare le cose. Questo mancava nel mio approccio. E' nato dentro di me la voglia di fare qualcosa più studiata anche se mi piace ancora andare in giro a fotografare a mano libera, perchè a volte non ho idea di cosa mi troverò davanti. E' un po' ho mollato questa concezione del viaggio con progetto perchè non ho il tempo di farlo.

 

Negli ultimi anni verso cosa ti sei orientato?

Negli ultimi anni la sfida è stata quella di riuscire a fare qualcosa a Bellaria, perchè alla fine sono partito da qui e non voglio più fare tanta strada per fare un lavoro decente. Gli ultimi lavori che ho fatto li ho fatti tutti sul mare. E' una sfida continua perchè non è facile soprattutto per chi è nato a Bellaria e si è abituato a certe cose. Ho iniziato a vedere più che a guardare perchè è tutto scontato per chi vive al mare. E' nata la voglia di creare ogni anno uno o due lavori nuovi sul mare.

 

Il Mare d'inverno è stato l'apice di questo percorso?
Quello è stato il lavoro che mi ha dato notorietà a livello nazionale. Con quel servizio ho avuto la copertina di "24", il mensile de Il Sole 24 Ore nel febbraio 2006. La cosa bella è che sono entrato come autore.

 

Tecniche usate o preferite?

All'inizio cercavo molto la perfezione tecnica. Poi ho avuto una sorta di rigetto, perchè se pensi troppo alla tecnica poi non guardi la fotografia, non la senti. Ho iniziato poi a scattare foto con una macchina cinese in cui puoi mettere solo il rullino. Con questa mi sono liberato la mente e mi concentro sul soggetto.

 

Con l'avvento del digitale e del foto-ritocco, tutti oggi si sentono fotografi. Come può continuare ad emergere un fotografo professionista?

Il progetto è importante, ma ci vuole un'idea, che forse è più fondamentale di un progetto. L'idea è quella che permette di avere poi dopo, quando uno guarda la foto, la sensazione di vedere qualcosa di fresco. Io dico sempre che oltre alla fotografia bisogna vedere anche il fotografo. La fotografia è anche estetica e deve appagare l'occhio principalmente. Che sia artistica o che sia un reportage, la fotografia deve colpire. Non esiste secondo me la fotografia non estetica.

 

L'avvento del digitale ha cambiato il tuo modo di fare la foto?

Oggi siamo arrivati a dei livelli notevoli anche a livello di stampa. Siamo quasi a livello della pellicola e andremo sempre meglio. Però ho notato che perdo la concentrazione quando uso la macchina digitale perchè poi la foto la puoi sempre sistemare. Questo ha appiattito molto. Nonostante tutto, a parte la moda e certi tipi di lavoro, i lavori più belli e importanti che ho visto ultimamente, sono fatti tutti con la pellicola. Nei concorsi a premi, su dieci vincitori, nove hanno scattato con la pellicola e uno in digitale. In futuro probabilmente per il collezionismo soprattutto in bianco e nero, la pellicola riuscirà a ritagliarsi un suo spazio importante.

 

Progetto attuale a cui stai lavorando attualmente?

Mi sto divertendo a fare un servizio sul busto di Giulio Cesare che c'è sul ponte pedonale tra Savignano a mare e Gatteo a mare. A Savignano c'è un osservatorio sul territorio del Rubicone e di questo progetto mi hanno dato la foce del fiume. Ho fatto un progetto sulla gente sul molo, e ho notato che il 95% dei turisti che arriva sul molo si ferma e si mette le mani sui fianchi. Ho iniziato a fotografarli da dietro e questo lavoro l'ho chiamato "Io mi fermo qui". L'anno scorso avevo notato che davanti a questo busto, la gente si fermava, lo toccava, lo salutava e quest'anno tutte domeniche realizzo un servizio usando il video e la macchina fotografica. Fermo la gente, li faccio parlare e poi li fotografo.

  

Mauro Manaresi

Commenti

Notizie di oggi

I più letti della settimana

    -
    -