Bellaria, quanto la fotografia diventa arte: Silvia Matteini si racconta

Bellaria, quanto la fotografia diventa arte: Silvia Matteini si racconta

BELLARIA - Silvia Matteini, bolognese d'adozione, ma bellariese Doc, è una delle giovani più promettenti nel panorama fotografico italiano.Nata a Rimini nel 1984, vive a Bellaria fino ai 18 anni quando decide di trasferirsi a Bologna e frequentare l'Accademia di Belle Arti fino alla Laurea in pittura. Successivamente segue un corso di fotografia professionale per seguire la sua vera passione scoperta 5 anni fa: la fotografia digitale.

 

Romagna Oggi ha avuto il piacere di poter intervistare Silvia Matteini in una delle sue visite a Bellaria.

 

Quando hai iniziato a fare le prime fotografie?

Sono sempre stata affascinata dalla fotografia; l'ho sempre amata, sin da quando ero molto piccola. Ammiravo spesso le foto di mio padre, che mi rapivano facendomi fantasticare. Quando andavo a trovare amici, chiedevo sempre di farmi sfogliare i loro ricordi cartacei, ero curiosa di vedere e sentire quello che avevano provato in quei singoli istanti congelati nel tempo e impressi sulla carta.

 

All'inizio cosa ti piaceva fotografare?

Inizialmente presentavo un approccio all'arte fotografica di stampo infantile, fotografavo tutto ciò che mi passava davanti, poi col tempo ho acquistato un gusto ed una personalità tutta mia.

 

Le fotografie che stai facendo adesso, potremmo catalogarle come foto di archeologia industriale. Un lavoro, una passione o semplicemente qualcosa di più?

Ho una vera e propria passione per l'archeologia industriale, nata forse nella mia infanzia quando spesso passavo davanti ai casolari abbandonati, e dentro di me scattava la solita domanda: chissà cosa c'era prima?Cosa facevano le persone che ci vivevano? Ognuno di questi luoghi aveva una storia inventata o vera che sia e continuava a respirare ,io volevo far rivivere questi luoghi apparentemente senza vita, tramite la fotografia. Non mi ha mai attirato o emozionato più di tanto fotografare paesaggi, nature morte o fiori, ho spesso prediletto la fotografia di persone e d'interni ed esterni che mi colpivano di più; crescendo, la mia passione per questi luoghi è diventata sempre più forte, scappavo in luoghi lontani, curiosavo, a volte mi perdevo per fotografare attimi di vita vissuta. Spesso nei miei percorsi trovavo le cose più diverse: carrozzine abbandonate, stoviglie, vestiti, scarpe, insomma cose normali che compongono la vita di ogni essere umano, tutto ciò mi affascinava al punto tale che per molti anni mi sentivo in dovere di rianimare questi luoghi. Era come se ci fosse qualcosa in quei posti che accendeva in me il desiderio di farli rivivere.

 

La tua arte fotografica però non si esaurisce solamente con il singolo scatto.

Dal fotografarli, e quindi in un certo senso dal congelarli in uno scatto sono passata a reinventarli cioè a trasmettere quei pensieri fatti da bambina in veri e propri scenari, in storie, con tanto di protagonisti se così si può dire, anche un po' bizzarri e particolari, che rispecchiassero quelle fantastiche storie che immaginavo ma che al tempo stesso si amalgamassero con la mia vita di ragazza.

 

Da dove nasce questa passione?

Non è facile spiegare il perché della mia attrazione verso luoghi abbandonati o degradati, non ho mai indagato profondamente al riguardo, forse un velato interesse verso le architetture decadenti e solenni, o negate autorizzazioni e il brivido della scoperta del nuovo, del misterioso e delle violazioni di proprietà.

 

Cosa vuoi comunicare con le tue fotografie?

Con le mie fotografie ricordo l'esistenza di questi luoghi e cerco di dare forma alle mie idee o diversamente quando fotografo modelli a quello che mi frulla in testa. La mia non è una mappatura dell'archeologia industriale, non è un lavoro scientifico o una ricerca condotta come la condurrebbe un architetto o un urbanista. Sono mossa da un sentimento d'irrequietezza, un po' decadente, angosciate e post-human. Infondo non m'interessa particolarmente sapere che fine faranno questi luoghi; li trovo abbandonati e li fotografo, li vivo, perché sono vuoti, fermi, sospesi, fuori dal tempo, in attesa.

 

Cosa ti spinge a fotografare?

Ad agire sono anche i miei modelli e modelle spesso cari amici e prevalentemente ragazze, sono i primi ad addentrarsi, a scoprire e esplorare questi luoghi, o a proporre stili di vestiti o strani make up, seguiti dalla mia curiosità, dai miei scatti fotografici, o dalla mia fantasia, in una sorta di gioco-scoperta divertente e allo stesso tempo misterioso e da brivido. Creature spettrali e presenze spesso vestite in modo bizzarro e dal sapore cyberpunk, ritratte in statiche pose e private di dialogo o relazione, appaiono come congelate, quella staticità e quel farsi manichino che può anche ricordare i lavori di Vanessa Beecroft.

 

Oltre a Vanessa Beecroft, hai preso spunto da altri fotografi?

Altri sono gli artisti che ho preso in considerazione, non solo fotografi, ma anche pittori come Piranesi, Sironi e Andrea Chiesi, registi come Andrej Tarkovskij e musicisti come Einstuerzende Neubauten, Aphex Twin, Amon Tobin e molti altri sempre sul genere elettronico, Industrial, Punk, Techno, il mondo dei piercing e dei tatuaggi oppure fumettisti e scrittori come William Gibson padre del filone cyberpunk e Chuck Palahniuk.

 

Hai un background molto solido e variegato.

Sono figlia del tempo che vivo e sono stata influenzata non solo da questi artisti citati ma anche dai luoghi che frequento: come centri sociali, locali, club che a volte occupano e prendono vita in fabbriche o casolari dismessi, dandogli vita sotto forma di centri di aggregazione giovanile, che hanno profondamente influenzato la mia visione e la mia sensibilità nei confronti degli ambiti periferici e marginali. La mia generazione, è presa da un vuoto esistenziale e nichilista; che ricerca anche in questi luoghi la propria cultura, ci si ritrova nei paesaggi vuoti delle fabbriche, o nelle desolate e vacue periferie.

 

Hai già fatto delle mostre dei tuoi lavori?

Si ho fatto diverse mostre dal 2006 a oggi:

2006

Mostra fotografica "Accademia for Dummies" presso la galleria Orfeo Hotel di Bologna.

2007

Photoreportage per le serate di CarniScelte svoltesi presso i centri sociali e locali Crash!,  Xm24, Locomotiv di Bologna.

Mostra fotografica collettiva presso il centro giovani Pomposa di Rimini.

Mostra fotografica personale presso la libreria Interno4 di Rimini.

Mostra fotografica collettiva "TravellArt" presso i Giardini Lo Russo di Bologna tramite l'associazione NOART.

2008

Mostra fotografica collettiva "NoartNobody" presso il centro sociale Xm24 di Bologna.

2009

Mostra fotografica personale "Suburbie di Cemento" presso l'Agenzia grafica XXL di Bellaria Igea Marina (RN)

Mostra fotografica collettiva di ritratti "Sguardi senza confini" presso Circolo Loquace Bologna

Mostra fotografica collettiva "Giornata dell'arte" presso Kas8 centro giovani di Bellaria Igea Marina (RN)

Mostra personale fotografica "corpi di Venere" presso Ginga Art Cafè di Bologna

Mostra collettiva "I-DOSER-ised" presso centro sociale Crash! Di Bologna e presso Casa Pomposa centro giovani di Rimini.

 

I tuoi progetti futuri?

I miei progetti fotografici futuri? Bella domanda....Vivo la mia arte ogni istante della mia vita non ti so dire dove quando e perché, la vivo come dicevo ogni giorno qualsiasi cosa mi può dare l'ispirazione per un lavoro futuro. I progetti sono tanti non ne parlo per scaramanzia, ma fino a quando vivrò la mia arte sarà sempre con me.

 

Il tuo lavoro ti ha portato a lasciare Bellaria. Ti senti ancora bellariese e romagnola?

La risposta è semplice, vivo a Bologna ed è la città dove sono sempre reperibile quindi in ambito lavorativo mi viene più comodo per eventuali lavori e contatti. Non ho tagliato i ponti con Bellaria perché è sempre la mia città natale, ci sono cresciuta, è il cordone ombelicale, il legame rimane sempre, tanto è vero che ci torno spesso e ci passo gran parte dell'estate.

 

Per maggiori informazioni:

https://www.myspace.com/silviamatteini

https://www.flickr.com/photos/laqu/

 

 

Mauro Manaresi

 

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