Ben 20 comuni italiani uniti per salvare le circoscrizioni, Forlì fa da capofila

Ben 20 comuni italiani uniti per salvare le circoscrizioni, Forlì fa da capofila

Ben 20 comuni italiani uniti per salvare le circoscrizioni, Forlì fa da capofila

FORLI' - Ben 20 dei 26 comuni italiani tra i 100 mila e i 250 mila abitanti che dovranno presto rinunciare alle circoscrizioni come organi del decentramento si sono riuniti ieri a Forlì e hanno formato un 'Comitato nazionale delle circoscrizioni di decentramento', che ha sottoscritto un documento unitario da sottoporre al Governo. Dentro ci sono città governate dal centro-destra e dal centro-sinistra, unite da un appello comune: "Salviamo il decentramento comunale".

 

Aderiscono al comitato Ancona, Bergamo, Brescia, Ferrara, Forlì, Latina, Livorno, Messina, Modena, Monza, Novara, Padova, Piacenza, Prato, Ravenna, Reggio Calabria, Reggio Emilia, Rimini, Taranto e Trento. Mentre per il momento ne restano fuori Trieste, Terni, Salerno, Foggia, Sassari e Parma, queste ultime due manifestando però interesse ad aderire. "Queste città intendono dire 'no' alla soppressione delle circoscrizioni", spiega Katia Zattoni, assessore al Decentramento del Comune di Forlì, che ha organizzato l'incontro per costituire il gruppo di pressione.

 

Perché, sentendo presidenti di circoscrizione sia di destra che di sinistra, "dove questi strumenti del decentramento sono stati cancellati, nei comuni sotto i 100 mila abitanti, si sono create grandi difficoltà". Stima Federico Pini, presidente di circoscrizione a Livorno: "Nei 26 Comuni che dovranno abolirle, le circoscrizioni sono 159 per un totale di spesa di 4,5 milioni di euro, un costo irrisorio a livello nazionale". Fa eco Zattoni: "Poco più del costo di una rotonda, ce ne rendiamo conto? Chi si dichiara federalista sta togliendo strumenti di democrazia partecipata".

 

Insomma, a sentire i 20 comuni firmatari non è qui che ci sono gli sprechi della politica. "Anche perché i livelli più vicini ai cittadini sprecano meno", aggiunge Giulio Marabini, presidente di circoscrizione di Forlì, che solleva un altro problema, "la perdita del patrimonio di volontariato che le circoscrizioni mettono in moto". I firmatari, per contenere i costi, si dicono pronti a inserire tetti di legge su compensi ed emolumenti, "per limitare gli abusi che ci sono stati in passato". "Ce la prendiamo con questo governo come con il Governo Prodi che tagliò le circoscrizioni sotto i 100 mila abitanti", precisa Pini di Livorno, centro-sinistra.

 

E ancora Jennifer Ruffilli, presidente a Forlì: "Verrà meno una palestra per impegnare in politica i giovani". L'unico a dissentire dal documento è stato Piero Fusconi, presidente della prima circoscrizione forlivese, della Lega Nord, messo però in minoranza nel consiglio della sua circoscrizione: "Così come sono le circoscrizioni oggi servono per mantenere il consenso, bisognerebbe togliere gli emolumenti". Ma se a Forlì il presidente di circoscrizione prende 1.500 euro al mese, "a Latina se ne prendono un centinaio ", spiega Mauro Bruno, presidente di circoscrizione della città laziale, iscritto al Pdl, per rintuzzare la tesi di Fusconi. D'altra parte c'è proprio la Lega Nord nel mirino degli amministratori: "Federalista la domenica a Varese, centralista gli altri giorni della settimana a Roma", commenta Marabini.

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