Meteo, il profilo dell'estate 2014 in Emilia Romagna: "Piovosa, ma con temperature nella norma"

Pierluigi Randi, meteorologo-previsore di MeteoCenter.it/Meteoromagna.com, traccia un'ampia fotografia dell'estate meteorologica che si è appena conclusa con un'intervista rilasciata a RomagnaOggi.it

Sono i temporali ad aver tolto la scena al sole durante il periodo estivo. E l'autunno meteorologico è esordito con una perturbazione giunta direttamente dal Nord Europa, accompagnata non solo dalle piogge, ma anche da un brusco calo delle temperature reso ancora più sensibile dai venti moderati di Bora. Pierluigi Randi, meteorologo-previsore di MeteoCenter.it/Meteoromagna.com, traccia un'ampia fotografia dell'estate meteorologica che si è appena conclusa con un'intervista rilasciata a RomagnaOggi.it.

Cala il sipario sull'estate meteorologica. Che stagione è stata?

Certamente una stagione sottotono, specialmente rispetto al trend delle estati del periodo 2000-2013, le quali sono state, salvo rare eccezioni, molto calde e poco piovose, con alcune stagioni del tutto fuori scala come il 2003 ed il 2012. Se però tralasciamo le sensazioni oggettive ed andiamo ad analizzare i dati del trimestre appena concluso, potrebbero emergere alcune sorprese, che non fanno altro che rimarcare come fossero state anomale le stagioni dell’ultimo decennio. Infatti la temperatura media estiva 2014 (media regionale tra un campione di 20 stazioni di rilevamento equamente ripartire tra area appenninica, pianeggiante e costiera) è perfettamente allineata ai dati climatologici del periodo 1971-2000, quindi un'estate non fredda, ma del tutto normale.

Ci illustri i dati...

Alla determinazione di un'anomalia termica sostanzialmente nulla hanno contribuito i valori di giugno (+1.2°C sempre rispetto alla norma 1971-2000) bilanciati da quelli di luglio (-0.7°C) e di agosto (-0.4°C). Certamente sotto il profilo turistico e non climatologico sono più pesanti le leggere anomalie termiche negative di luglio ed agosto, ma dal punto di vista strettamente climatico l’estate 2014 è da considerarsi del tutto normale, anche se ai più potrà apparire inverosimile, ma questo è uno dei tanti scotti che si paga al riscaldamento globale, ovvero la smarrita percezione di stagione nella norma.

E' però piovuto parecchio...

Dal punto di vista precipitativo le cose sono andate infatti diversamente. Infatti l’estate 2014 chiude con un’anomalia percentuale sulle precipitazioni cumulate di +37%, ovvero poco più di un terzo in più rispetto alla norma climatologica 1971-2000. Soprattutto giugno e luglio sono risultati molto instabili, rispettivamente con il 43 e l’89% di piogge in più rispetto al normale, mentre agosto ha visto una piovosità inferiore del 19% rispetto alle medie di riferimento, non riuscendo pertanto a controbilanciare gli eccessi di giugno e soprattutto di luglio; quest’ultimo è sostanzialmente stato il mese che più ha tradito le attese, essendo di norma il più stabile ed asciutto dei tre mesi estivi.

Ci sono dei precedenti?

Come anticipato prima sul campo termico, non ci sono state particolari anomalie (ma essenzialmente per merito di un giugno più caldo rispetto alla norma), mentre la precipitazioni sono state effettivamente abbondanti ma soprattutto frequenti. Tuttavia anche sotto l’aspetto della piovosità si annoverano numerose estati ben più piovose di quella del 2014, la quale, dal 1950, è preceduta da quelle del 1995-1968-1976-1989-1999-1981-2002-1960-1966-1967-1979-1986, e quindi si colloca solo al tredicesimo posto su 65 stagioni considerate.

Le piogge sono state equamente distribuite?

Su lughese e diverse aree del ravennate le precipitazioni trimestrali cumulate sono state inferiori a quelle occorse su forlivese-cesenate e riminese, pertanto su questi ultimi comparti l’estate 2014 probabilmente scala alcune posizioni verso l’alto, non riuscendo comunque ed entrare nelle prime cinque. Possiamo notare come nella serie di estati più piovose di quella del 2014, solo una appartenga al periodo post 2000, vale a dire quella del 2002; non a caso nell’ultimo decennio avevamo perso circa il 25-30% di precipitazioni estive, e questo ha contribuito a farci dimenticare come decenni or sono in estate piovesse mediamente di più. Certamente, restringendo l’analisi a partire dal 2000, l’estate 2014 è seconda, come piovosità, solo a quella del 2002, ed è certamente la più piovosa dal 2003.

L'ombrello è stato l'assoluto protagonista si può dire...

Se andiamo a vedere il numero di giornate piovose, ’estate 2014 ha visto una media regionale di ben 21.4 giorni piovosi (almeno 1 mm di pioggia nelle 24 ore) su una media 1971-2000 di 15-16 giornate, e per questo indicatore la stagione 2014 è preceduta, sempre dal 1950, solo dalle estati del 1968 e del 1995, posizionandosi al terzo posto. In poche parole, se da un lato gli accumuli pluviometrici sono stati sì elevati ma non eclatanti, dall’altro abbiamo dovuto fronteggiare un elevato numero di giornate piovose, e dal punto di vista delle attività all’aperto o turistiche è meno dannosa una sola giornata con 40 millimetri di pioggia che non 8 giornate con 5 millimetri, anche se il totale rimane lo stesso. Ecco perché a livello generale la stagione appena terminata è stata percepita, non senza un fondamento, pessima; la sensazione è stata accentuata dai numerosi giorni piovosi o nuvolosi, con in particolare i mesi di giugno e luglio che hanno ampiamente tradito le attese. In pratica è piovuto alquanto spesso anche se in prevalenza con precipitazioni deboli o moderate, sebbene non siano mancati alcuni episodi di rilievo (per il forlivese-cesenate 14-15 giugno, 26 luglio e 5 agosto quando localmente si sono toccati i 35-40 millimetri in 1-2 ore).

Sono caduti dei record?

Non ci sono stati record, nè sotto il profilo termico nè sotto quello pluviometrico, ma l’elemento di spicco sono stati i numerosi giorni piovosi piovosi di cui si è accennato sopra, e lo scarso numero di giornate serene: si pensi infatti che le giornate con assenza di nuvole sono state, in pianura e sulla costa, appena 30 su un totale di 92 giornate, quindi poco meno di un terzo, e questo è un dato più consono alla zone appenniniche oppure alla stagione primaverile. Anche questo è un elemento che ha contribuito a determinare una diffusa percezione di estate quasi inesistente. Ci sono stati frequenti temporali (oltre il 70% in più di giornate temporalesche nei tre mesi estivi) ed elevata attività ceraunica (densità di fulmini): a livello nazionale è stata superata quota 800.000, che rappresenta il valore più elevato degli ultimi 5 anni; anche se non è possibile risalire al numero di scariche elettriche occorse in una data regione.

Le previsioni stagionali di inizio estate sono state affidabili?

Nelle emissioni di aprile-maggio è stato sostanzialmente colto il segnale prevalente ovvero un’anomalia barica positiva (pressione più alta del normale) sull'Europa settentrionale ed orientale; tale anomalia ha poi costretto il flusso instabile proveniente dall’Atlantico a scegliere una traiettoria più meridionale penetrando con maggiore facilità su Francia-Italia ed in genere sul bacino del Mediterraneo. Tuttavia la magnitudine delle anomalie, sia positive che negative, è stata sottostimata, tant'è vero che ci si poteva attendere una stagione solo appena più calda della norma (mentre è risultata nella norma) ed un poco più instabile rispetto agli ultimi anni (mentre invece è risultata molto più instabile). Insomma un certo segnale era stato individuato a tempo debito, ma le anomalie sono state più consistenti, specie quella barica negativa sul bacino del Mediterraneo. Nel complesso si può considerare lo skill (abilità di previsione) abbastanza soddisfacente, anche perchè non si può chiedere troppo a previsioni di questo tipo, che peraltro non sono previsioni ma semplici scenari; ma in sostanza qualche indizio per una stagione un pò sottotono c’era; alla fine però è andata ancora peggio.

Come mai, come da alcuni anni a questa parte, l'anticiclone delle Azzorre non viene farci visita?

Si tratta di un'anomalia nel campo della circolazione su scala emisferica che ha favorito l’indebolimento di questa figura barica a vantaggio del “collega” nordafricano; in parole semplici l’intensità delle correnti zonali (flusso occidentale tipico delle latitudini temperate) è leggermente diminuita, per cause alcune delle quali riconducibili al riscaldamento globale, e si ha una maggiore propensione a scambi meridiani più accentuati; in tal modo ne ha tratto vantaggio l’anticiclone nord-africano, ma se ci si viene a trovare dalla parte “sbagliata dello scambio” ecco che si hanno stagioni sottotono. Peraltro anche in estati passate, caratterizzate da elevata instabilità e molte precipitazioni, l’elemento dominante è spesso stato una pressione più alta del normale sul nord Europa (tra isole britanniche e Scandinavia e talora fino alla Russia), cosa accaduta anche quest’anno. Si tratta delle alte pressioni “di blocco”, ovvero che bloccano la normale evoluzione verso est delle correnti atlantiche; se un blocco anticiclonico si isola alle alte latitudini il flusso atlantico è costretto a scindersi in due rami: uno se ne va verso il Polo, ma l’altro passa facilmente più a sud (effetto tunnel) e può trascorrere le ferie sulla nostra penisola, proprio come successo quest’anno e come accadde, l’ultima volta, nel 2002, non a caso una estate anch’essa molto instabile. Sta di fatto che in estate nel corso degli anni 2000 l'anticiclone delle Azzorre è stato spesso soppiantato dall'anticiclone africano, con le sue estreme ed interminabili ondate di calore. Quando dal Mediterraneo in estate manca l'anticiclone delle Azzorre l'Italia o è occupata a lungo dal caldissimo africano oppure viene coinvolta dalle perturbazioni atlantiche; quest'anno ci è toccata la seconda opzione, ovvero la più sgradita.

...anche l'anticiclone africano non è stato invadente come nelle precedenti estati. Come mai?

Si tratta di un fattore che chiama in causa l’anomalia barica positiva venutasi a creare sul nord Europa, la quale ha fatto sì che le correnti atlantiche potessero penetrare in tutta tranquillità fino alle basse latitudini europee con traiettoria WNW-ESE contribuendo a tenere “schiacciato” verso sud l’alta nord africana. Inoltre è stata stabilita una correlazione tra il WAM e l’attività di questo anticiclone. Il WAM è l’acronimo di West African Monsoon, un monsone che si attiva nel mese di maggio con piogge che coinvolgono le latitudini comprese tra i 5 ed i 20°N, e che si esaurisce verso ottobre. In termini semplici durante le fasi in cui il monsone non ha portato piogge di particolare entità sul Sahel, l'estate è risultata mediamente più instabile sul bacino centrale del Mediterraneo, viceversa quando le piogge nel Sahel sono risultate abbondanti (WAM forte), in Italia l'estate è risultata spesso più stabile e calda, con anomalia termiche positive anche severe. Ciò perchè una attività del monsone nordafricano più elevata rispetto al normale, tende a spingere eccessivamente verso nord l’ITCZ (InterTropical Convergence Zone) e con esso anche la cellula anticiclonica nordafricana, la quale invade più volentieri il Mediterraneo portando severe onde di calore. Forse non a caso il monsone nordafricano non è stato quest’anno particolarmente “in forma”. Ma molti altri fattori possono incidere nel determinate una estate sottotono, e questi sono solo uno dei tanti.

Da cosa è dipeso la ripetizione di perturbazioni atlantiche? E' stato notato qualche precursore o semplicemente la primavera è arrivata in ritardo?

Come già specificato, l’insistenza di un’alta pressione di blocco sul nord Europa può essere accreditata come una delle maggiori responsabilità, e qualche segnale era stato colto dai modelli stagionali.

E sul globale, si sono notate zone aride. O semplicemente l'onda di Rossby che quest'inverno ha martoriato gli Stati Uniti si è spostata verso le nostre latitudini?

Ovviamente, essendo stato il bacino del Mediterraneo interessato da pressioni inferiori al normale, come conseguenza in altre sarà inevitabilmente successo il contrario (esempio Scandinavia) con precipitazioni scarse o molto scarse; non sembra esserci una correlazione tra quanto occorso negli Stati Uniti nei nei mesi precedenti e l’anomalia di circolazione manifestatasi in estate sull’Europa; semplicemente si tratta di particolari “pattern” che si vengono a stabilire indipendentemente da quanto successo in altre aree del pianeta, a meno che non si tratti di anomalie su scala ancora più vasta (cicli di ENSO, QBO, eccetera).

E veniamo all'autunno alle porte? Cosa bisogna attendersi?

In tal senso ci si affida ai cosiddetti segnali: le indicazioni che provengono dai modelli stagionali, mostrano una maggiore probabilità di un settembre caratterizzato da temperature nella norma climatologica o lievemente inferiori e con piovosità un poco più elevata; insomma una prosecuzione, sebbene in tono minore, delle anomalie fin qui viste. In ottobre tale probabilità sembra poter diminuire con lievi anomalie termiche positive e piovosità in calo, mentre in novembre un segnale di questo tipo sembra ripresentarsi, con leggere anomalie termiche negative e precipitazioni un poco superiori alla norma. Ma, come sempre, si tratta di niente più che “segnali”, e non vanno interpretati come una previsione vera e propria.

Sul web si sono diffuse le prime proiezioni di un inverno che sarà "gelido"? Bufala o c'è qualcosa di vero?

Si tratta assolutamente di, come le chiamo io, “meteobufale” ovvero degli escamotage di alcuni siti internet per accessi e visibilità, ma in realtà non c’è nulla di fondato. Anzi, per la verità i segnali vanno nella direzione opposta, almeno per il momento, sebbene non ai livelli di un "non inverno" come quello dello scorso anno. Peraltro segnali a livello stagionale sul prossimo inverno potranno essere un poco più concreti tra almeno un mese, ed ora come ora è ancora impossibile prevedere anche solo un andamento di massima.

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Giovanni Petrillo

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